Il Castello di Fabro nel catasto del 1767

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Fabro – panorama

Con questo articolo si inaugura una serie di approfondimenti riguardanti l’assetto urbano del centro storico di Fabro tra ‘700 e ‘800, grazie alle rappresentazioni grafiche catastali dell’epoca. Essendo un argomento abbastanza articolato, per ciascun periodo sarà redatto un articolo riguardante il castello e il successivamente il borgo. Oggi inizieremo con il castello di Fabro nel ‘700.

Le prime raffigurazioni del castello e il suo distretto risalgono alla seconda metà del ‘700, momento in cui iniziarono ad essere prodotti i primi catasti particellari corredati di cartografie [1]. Esiste una raffigurazione ben più antica del castello di Fabro, il famoso progetto di Antonio da Sangallo il Giovane databile al 1535, di cui parlerò prossimamente in un articolo specifico.

Il primo catasto particellare di Fabro è il Catasto Tiroli che fu redatto nel 1767 e censiva esclusivamente i beni fondiari. Esso prende il nome da Francesco Tiroli, l’agrimensore ed ingegnere che lo eseguì. La mappa, elemento innovativo, prevedeva la rappresentazione topografica delle singole particelle catastali a cui era stato dato un numero progressivo per facilitarne l’individuazione. Parte imprescindibile di questo nuovo catasto era il brogliardo. Questo era il libro in cui, per ciascun proprietario, erano trascritti il numero della particella, la contrada e il vocabolo in cui era situato il bene, la tipologia di terreno, la produzione annua e i numeri delle particelle confinanti. Come si diceva poco sopra, questo catasto era esclusivamente fondiario pertanto non sono elencati i beni immobili, fatta eccezione per le capanne o le case situate dentro un terreno, che venivano descritti insieme, come “vigna con capanna” o “prativo con casa“.

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La Battaglia di Fabro, 17 Aprile 1497

Panorama

Panorama di Fabro dalla pianura, dove nel 1497 si radunarono più di 1100 armati

Il Castello di Fabro con il suo distretto nel corso dei secoli fu teatro di sanguinose lotte. Dapprima tra Guelfi e Ghibellini, poi tra Muffati e Malcorini ed infine nel 1497 tra Orvieto e la famiglia Bandini. Motivazione: il possesso dei castelli di Fabro, Monteleone, Salci, Montegabbione e Carnaiola. Per capire i motivi che portarono a questa guerra bisogna, però, fare un passo indietro, di circa un centinaio d’anni, tirando brevemente le fila degli antefatti.

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Il Palazzo Comunale di Fabro

Comune di Fabro

Comune di Fabro

La sede del Comune di Fabro oggi si trova in un grande edificio situato nella piazza principale del centro storico intitolata a Carlo Alberto, ma in origine si trovava nel corpo centrale delle abitazioni del castello.

La data dello spostamento del Comune dal castello all’attuale sede avvenne con ogni probabilità tra il 1818 e il 1835. Queste date emergono dalla lettura della mappa catastale relativa a Fabro del Catasto Gregoriano, il primo catasto particellare dei beni immobili ed agricoli [1], e da un documento presente nell’Archivio Storico Comunale dove si parla dell’acquisto dell’orologio del comune.

Nel Catasto Gregoriano, infatti, il Comune è ancora nella sua sede castellana, nel documento del 1835, invece, sembra essere già nella sua nuova collocazione.

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La Via Traiana Nova e il XVII Miliare di Polvento

Cippo di Polvento - miliare XVII

Cippo di Polvento (1925) – miliare XVII

Uno dei ritrovamenti più noti avvenuti nel territorio dell’Alto Orvietano è quello del XVII Miliare della Via Traiana Nova, oggi conservato nel portico del Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto.

Il Cippo fu rinvenuto nel 1925 in prossimità della linea di confine tra i comuni di Fabro e Ficulle, precisamente nel vocabolo ficullese di Polvento di proprietà della Parrocchia di Fabro. Il ritrovamento avvenne ad opera di tre abitanti di Fabro, i signori Fucello, Sacco e Dragoni. Su questa scoperta fu anche pubblicato un articolo sul quotidiano dell’epoca “L’Assalto” del gennaio del 1925 redatto dal dott. Evaristo Moretti, erudito ficullese autore di numerosi articoli di archeologia locale.

Secondo gli archeologi e i testimoni che trovarono il cippo, questo era scivolato fondo ad un calanco per via delle piogge e, come riporta il Bianchi Bandinelli [1], la sua sede originaria doveva essere stata in cima alla collina.

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Abbeveratoi, fontanelle e lavatoi pubblici dei primi del ‘900

Cisterna con stemma municipale - punto 6

6. Cisterna con stemma municipale in pietra

In una delibera del 1907, il Comune di Fabro sancì la costruzione di nuovi lavatoi, fontanelle e abbeveratoi pubblici nel centro storico. Questo l’elenco dei punti dove sarebbero dovute sorgere:

1. Abbeveratoio e lavatoio in località San Basilio, ad est. L’acqua sarebbe servita per gli abitanti del borgo di San Basilio sorto vicino alla chiesa, oggi parte integrante del paese di Fabro. Nel 1907, invece, gran parte delle case che costeggiano ad Ovest la via che raggiunge l’area non esistevano. Per questo motivo la chiesa di San Basilio e le case attorno costituivano un piccolo borgo separato. (Abbeveratoio e lavatoio non più esistenti)

2. Colonnino metallico in prossimità del fabbricato dei fratelli Della Nave, lungo lo steccato. (Non più esistente)

3. Colonnino metallico in prossimità della chiesa parrocchiale nell’angolo nord della Piazza Carlo Alberto. (La c.d. Cannella del Prete, ancora funzionante ma non più in metallo)

4. Fontanella nella curva delle case dei Fratelli Dini e Pontremoli in Via del Castello.(Ancora esistente ma non funzionante) 

5. Fontanella nel muro della Cisterna dicontro alla torre Costarelli nel castello propriamente detto. (Ancora funzionante)

6. Ripristinare l’antico getto della Cisterna difronte alla casa Marzili e Polacco in Via della Stazione. (Ancora funzionante)

Autore: F.B.

Fonte: Archivio Storico Comunale (NB archivio non invetariato)

5. Fontanella del Castello

5. Fontanella del Castello nella piazzetta

4. Fontanella in Via del Castello

4. Fontanella in Via del Castello

3. Cannella del prete

3. La c.d. Cannella del prete

Le tombe dei Casali (III sec. d.C.)

Le tombe furono rinvenute nel 1881 nel podere Casali (oggi luogo adiacente all’Autostrada A1 in prossimità del casello), allora proprietà della famiglia Costarelli. I contadini che risiedevano nel podere, durante i lavori per il riassetto dell’aia antistante la casa, rinvennero ad una cinquantina di centimetri di profondità una tomba riempita di terra per via del cedimento della copertura sovrastante.

Questa prima tomba aveva un orientamento Est-Ovest e misurava 210×58 cm. La fossa era rivestita di mattoni a libretto uniti da malta, la copertura era in tegole legate da uno spesso strato di calcestruzzo. Il defunto, con ogni probabilità una donna, aveva il capo rivolto ad est.

A suggerire l’ipotesi di una tomba femminile è il corredo, che però sembra essere non particolarmente ricco ma con alcuni elementi che suscitano comunque un certo interesse:

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I Calanchi di Fabro

i calanchi

i calanchi

Il territorio di Fabro presenta delle peculiarità che condivide localmente con i paesi limitrofi di Ficulle e Allerona e con le Crete della Val d’Orcia: i calanchi.

Nella zona sud-orientale del comune di Fabro si estende un’ampia vallata detta in paese Calanchi o Crete o Burroni, caratterizzata da terre argillose molto suggestive e di grande interesse geologico-naturalistico. Passeggiando lungo il Sentiero delle Crete, che inizia a sud del centro storico, si possono scorgere ampi valloni e sottili crinali intervallati da alcune zone coltivate e ruderi di antichi casali.

Il termine di calanco, infatti, indica il fenomeno geomorfologico di erosione del terreno dovuto alla pioggia, che scavando i terreni argillosi poveri di vegetazione crea profonde spaccature e fenditure in continua evoluzione. Questo tipo di paesaggio, infatti, non è mai uguale a se stesso. Nonostante questo, l’ambiente è assai affascinante e vitale, costellato di piccoli prati, arbusti e boschetti dove vive una ricca fauna selvatica.

Molto interessante è l’origine geologica di queste crete, la cui formazione risale a circa 3.5 milioni di anni fa, quando il territorio di Fabro costituiva il fondale dell’antico Mar Tirreno, insieme a tutta quella zona che poi sarebbe stata chiamata Val di Chiana. Questo mare aveva le sue coste lungo gli attuali territori di Città della Pieve, Monteleone e Ficulle e da esso emergevano le cime più alte del promontorio del Monte Cetona. Il mare occupò queste zone per milioni di anni, dal Pliocene Superiore (circa 3.5 milioni di anni fa) fino alla prima parte del Pleistocene Inferiore (circa 1.8 milioni di anni fa)[1].

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