Dal diario di viaggio del Ministro Generale Bernardino da Arezzo – 1691

Monumenta Historica Ordinis Minorum Cappuccinorum, vol 14

Monumenta Historica Ordinis Minorum Cappuccinorum, vol 14

Tra il 1691 e il 1698, Bernardino da Arezzo, Ministro Generale dell’Ordine dei Cappuccini, compì una lunga peregrinazione per l’Italia. Il giorno 29 di un imprecisato mese invernale del 1691 partì da Ficulle per raggiungere il convento di San Casciano dei Bagni. Questo suo viaggio lo portò a transitare alle pendici del colle di Fabro e a toccare Salci e Palazzone. La descrizione dell’itinerario, scritta in italiano secentesco da Filippo da Firenze, racconta di un cammino a piedi reso arduo per la pioggia e il fango e ci mostra uno spaccato del paesaggio locale della fine del XVII secolo.

Alli 29 partimmo da Ficulle con tempo che minacciava pioggia: non di meno si fecero comodamente tre miglia sino a Castel Fabro, borgo posto sull’eminenza d’un poggio sotto cui passa la strada maestra, dove trovammo che i principali del luogo, con alcuni preti, ci attendevano con rinfreschi, havendo havuta notitia del nostro passaggio; ma perchè era tempo di digiuno, gli ringratiammo e proseguimmo il nostro viaggio. Dopo due altre miglia si arrivò a Salci, luogo piccolo che ha titolo di ducato, posseduto dalla famiglia Bonelli, e perchè quivi ci sopragiunse la pioggia, ci fermammo in quel mentre per far un poco di colatione nelle stanze d’un nostro predicatore della provincia dell’Umbria, che in questo luogo si trovava a predicare la corrente quaresima.

Terminata in breve la colatione, ma non la pioggia, ripigliammo ciò nonostante il cammino per San Casciano, accompagnati continuamente dall’acqua, che sempre più andava rafforzandosi e rendendo si malagevole la strada che quasi più non potevamo muovere. Perocchè deve sapersi che in questi contorni il paese è montuoso ed il terreno cretoso, talmente che ogni piccola pioggia lo rende lubrico e sdrucciolevole in maniera che non vi si può fermare il piede, e la tenacia della creta rende disastroso e penoso oltre ogni credere il viaggiare nella stagione d’inverno.

Si giunse finalmente, quando a Dio piacque, dopo due altre grosse miglia fatte con infinito stento e patimento, a un casale detto il Palazzone, essendo di entrati poco prima nello Stato del Granduca, e quivi ricevuti con ogni onorevolezza e carità dal signor curato, tre di noi ci sentimmo abbattuti di forze, che non ci trovammo più in stato di poter camminare. Onde, per quella notte restammo in quella casa a godere le cortesie del Vicario del medesimo convento, che ci era venuto in contro al Palazzone […]

La terra di San Casciano non merita gran riflesso, non essendo popolata che sa 400 anime in tutto; ma si rende celebre e nota anche alle nationi straniere per suoi molti bagni, che poco lontano dalla medesima sono stati posti dalla benigna madre natura per rimedio di varie sorti di infermità, secondo la diversità delle miniere per cui passano le acque. […]”.

Autore: F.B.

Fonte: Philippus a Firenze, Itinera ministri generali Bernardini ab Arezzo (1691-1698) IV: Per Italiam. In lucem edidit Marianus D’Alatri – (Monumenta Historica Ordinis Minorum Cappuccinorum, vol 14 – Roma 1971, pag. 230-232)

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