I Calanchi di Fabro

i calanchi

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Il territorio di Fabro presenta delle peculiarità che condivide localmente con i paesi limitrofi di Ficulle e Allerona e con le Crete della Val d’Orcia: i calanchi.

Nella zona sud-orientale del comune di Fabro si estende un’ampia vallata detta in paese Calanchi o Crete o Burroni, caratterizzata da terre argillose molto suggestive e di grande interesse geologico-naturalistico. Passeggiando lungo il Sentiero delle Crete, che inizia a sud del centro storico, si possono scorgere ampi valloni e sottili crinali intervallati da alcune zone coltivate e ruderi di antichi casali.

Il termine di calanco, infatti, indica il fenomeno geomorfologico di erosione del terreno dovuto alla pioggia, che scavando i terreni argillosi poveri di vegetazione crea profonde spaccature e fenditure in continua evoluzione. Questo tipo di paesaggio, infatti, non è mai uguale a se stesso. Nonostante questo, l’ambiente è assai affascinante e vitale, costellato di piccoli prati, arbusti e boschetti dove vive una ricca fauna selvatica.

Molto interessante è l’origine geologica di queste crete, la cui formazione risale a circa 3.5 milioni di anni fa, quando il territorio di Fabro costituiva il fondale dell’antico Mar Tirreno, insieme a tutta quella zona che poi sarebbe stata chiamata Val di Chiana. Questo mare aveva le sue coste lungo gli attuali territori di Città della Pieve, Monteleone e Ficulle e da esso emergevano le cime più alte del promontorio del Monte Cetona. Il mare occupò queste zone per milioni di anni, dal Pliocene Superiore (circa 3.5 milioni di anni fa) fino alla prima parte del Pleistocene Inferiore (circa 1.8 milioni di anni fa)[1].

In prossimità di Città della Pieve era situato il paleo-delta del fiume Nestòre che scorreva in direzione Sud-Ovest, contrariamente a quanto accade oggi, ossia verso Sud-Est. Questo antico fiume depositando i suoi detriti andò a creare uno spesso deposito di ciottoli fluviali a cui è stato dato il nome Conglomerato di Città della Pieve, dal luogo in cui è presente l’accumulo più importante[2]. L’ampio paleo-delta di un altro fiume, il Fersinone, creò, invece, un medesimo deposito nell’area tra i centri abitati di Ficulle e Morrano[3]. Nella zona sono presenti altri esempi di conglomerati, come a Carnaiola, probabilmente frutto di altri antichi fiumi o dello stesso Fersinone

Durante questo lunghissimo periodo, il fondale del mare, abbastanza profondo e tranquillo, si colmò di centinaia di metri di sedimenti sabbioso-argillosi che diedero origine alle argille dei nostri calanchi dal tipico colore grigio-azzurro, note anche come Argille di Fabro. Queste furono utilizzate nei secoli per la fabbricazione della calce e dei laterizi. Infatti, è possibile vedere nelle case più antiche del centro storico i tipici mattoni giallo ocra prodotti nei secoli con queste argille locali.

A testimoniare la presenza del mare nel nostro territorio sono i numerosi fossili che si possono trovare passeggiando. Essi sono gasteropodi, come la natica e la turritella, lamellibranchi, come il pecten, l’ostrea e la venus, e scafopodi, come il dentalium.

La stratigrafia del comune di Fabro è la seguente, partendo dall’alto verso il basso, ossia allo strato più recente al più antico:

  • Livello 0, Depositi alluvionali: Tali sedimenti sono frutto sopratutto della deposizione fluviale legata alla presenza del bacino del fiume Chiani e dei numerosi fossi che in esso confluiscono. Si caratterizzano come depositi sabbiosi-limosi e limo-argillosi. Questi depositi, datati all’Olocene, l’era geologica attuale, sono presenti nella valle tra il centro storico e Fabro Scalo. Insieme a questi sedimenti di origine naturale, sono presenti anche depositi di origine antropica, accumulatisi durante i numerosi tentativi di bonifica della valle.
  • Livello -1, Argille e Sabbie del Chiani – Tevere: Datato al Pleistocene Inferiore (tra i 2.5 e 1.8 milioni di anni fa), è uno strato composto principalmente di argille sabbiose di ambiente marino e salmastro[4], frutto del ritiro del mare dalla zona. Questo deposito è situato nella valle tra il centro storico e Fabro Scalo.
  • Livelli -2, Conglomerato: Questo deposito costituisce la fase più recente della stratigrafia pliocenica. Si tratta di un accumulo di ciottoli levigati e arrotondati dall’azione di un antico fiume, nel caso di Città della Pieve, il Nestore. Esse sono fortemente legati da argille ed all’interno sono presenti fossili marini di età pliocenica, con intercalazioni di sedimenti sabbiosi. Il deposito può arrivare fino a 10 metri di spessore, come testimoniato a Città della Pieve. Tale strato si appoggia direttamente su quello precedente, senza una fase di transizione. Gli affioramenti sono visibili sulla collina di Carnaiola, entro cui sono state scavate alcune cantine, sotto Poggio Spacconi, sulla cima delle scarpate lungo il corso del torrente Ripignolo, nelle fondamenta del castello di Fabro e in alcuni affioramenti sporadici a monte del centro storico[5]. Quest’ultimo conglomerato potrebbe essere stato originato da qualche corso d’acqua proveniente dal promontorio di Cetona, ipoteticamente dall’antico corso del fosso Argento.
  • Livello -3, Sabbie Flabellipecten: Lo strato, presente in tutta la Val di Chiana, è stimato di uno spessore di circa 250 m ed è databile al Pliocene Superiore. Questo è composto di sabbie di colore variabile dal giallo chiaro al giallo ocra, da massive a stratificate, coerenti e ben cementate[6]. Il nome del deposito è dovuto alla presenza preponderante di fossili di conchiglie bivalvi della specie Flabellipecten. Queste sabbie compongono la collina di Carnaiola, la collina di Poggio Spacconi e in affioramenti sporadici a monte del centro storico.
  • Livello -4, Argille di Fabro, localmente Calanchi o Burroni[7]: Questo strato è considerato il deposito pliocenico più antico, risalente a 3.5 milioni di anni fa. L’ambiente deposizionale doveva essere abbastanza profondo e tranquillo con una profondità variabile tra i 60-80 m fino ai 150 m. Il nome del deposito, “Argille di Fabro”, è dato dal luogo in cui fu individuato l’affioramento più importante. Questo strato si compone di sabbie grigio-azzurro, che possono essere definite più propriamente come argille sabbiose. Questo tipo di sabbie sono soggette al dilavamento a causa delle piogge.

Autore: F.B.

[1] E. Pandelli “La Pianura di Firenze-Prato-Pistoia nel quadro dell’evoluzione geologica dell’Appennino Settentrionale” in Atti del Convegno “Un Piano per la Piana: idee e progetti per un parco” 9-10 maggio 2008, pag 9

[2] L. Gregori “L’Umbria: regione di contrasti litologici e morfologici” pag. 13

[3] C. Cattuto, L. Gregori, L. Melelli, A. Taramelli, D. Broso “I Conoidi nell’evoluzione delle conche intermontane umbre” in Geogr. Fis. Dinam. Quat. Suppl. VII (2005), pag. 92

[4] A. Baldanza, A. Bertinelli, R. Bizzarri, P. Monaco, G. Parisi “Lungo la costa del Mar Tirreno… due milioni di anni fa”, pag. 5

[5] In base ai catasti rinascimentali conservati nell’Archivio Storico Comunale, il luogo dove ora sorge piazza San Basilio, nel centro storico, era chiamato Sassaria, toponimo che indicava la presenza di un deposito di ciottoli.

[6] A. Baldanza, A. Bertinelli, R. Bizzarri, P. Monaco, G. Parisi “Lungo la costa del Mar Tirreno… due milioni di anni fa”, pag. 5

[7] A. Baldanza, A. Bertinelli, R. Bizzarri, P. Monaco, G. Parisi “Lungo la costa del Mar Tirreno… due milioni di anni fa”, pag. 4

[8] A. Baldanza, A. Bertinelli, R. Bizzarri, P. Monaco, G. Parisi “Lungo la costa del Mar Tirreno… due milioni di anni fa”, pag. 3

Risorse web
Guida alla mostra permanente di fossili e minerali di Fano (PU)

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3 pensieri su “I Calanchi di Fabro

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