La Battaglia di Fabro, 17 Aprile 1497

Panorama

Panorama di Fabro dalla pianura, dove nel 1497 si radunarono più di 1100 armati

Il Castello di Fabro con il suo distretto nel corso dei secoli fu teatro di sanguinose lotte. Dapprima tra Guelfi e Ghibellini, poi tra Muffati e Malcorini ed infine nel 1497 tra Orvieto e la famiglia Bandini. Motivazione: il possesso dei castelli di Fabro, Monteleone, Salci, Montegabbione e Carnaiola. Per capire i motivi che portarono a questa guerra bisogna, però, fare un passo indietro, di circa un centinaio d’anni, tirando brevemente le fila degli antefatti.

Fabro fu possedimento della famiglia Montemarte Conti di Corbara a partire gli anni successivi al 1355 fino alla seconda metà del ‘400. Alla metà del XIV secolo, infatti, Ugolino di Montemarte, deciso ad ampliare i suoi possedimenti lungo i fiumi Paglia e Chiani, si dedicò all’acquisizione di beni fondiari a nord di Orvieto dove entrò in possesso dei centri castrensi di Fabro, S. Casciano dei Bagni, Benano, Torre, Castello Orvietano e Salci, Montegabbione e Cetona. Alla sua morte nel 1388, i suoi beni passarono al fratello Francesco, il famoso uomo d’arme [1]. Quest’ultimo, grazie a Papa Bonifacio IX, nel 1397 entrò in possesso anche di Monteleone e Camporsevoli con la tassazione di un falcone all’anno per la festa di San Pietro [2].

In seguito alla morte di Francesco nel 1401, che nel corso del tempo non aveva mai pagato la tassa, i possedimenti furono confiscati dal papa. Il figlio Ugolino, però, riuscì a rientrarne in possesso per sè e per i suoi discendenti grazie a Papa Niccolò V.  Il figlio di Ugolino, Niccolò detto il Fracassa morì però senza figli, per cui i beni furono nuovamente confiscati a causa della sua militanza a favore della Repubblica di Firenze. Pertanto Fabro e gli altri feudi andarono nelle mani di Bartolomeo della Rovere, nipote di Papa Sisto IV e fratello di Giulio II, nel 1480. Il Comune di Orvieto, l’anno seguente, nel 1481, comprò i castelli da Bartolomeo per 4000 ducati d’oro con il consenso del Papa [3].

Nel momento della vendita, però, Manfilia contessa di Corbara, figlia di un fratello del Fracassa, avanzò diritti di successione e iniziò una lunga causa legale che ebbe scarsi risultati. Il marito di lei, Cesario Bandini, figlio di Bandino il famoso capitano al soldo della Repubblica di Venezia e di Firenze, si fece aiutare anche dalla famiglia Orsini con cui aveva parentela. Sebbene anche il Papa Innocenzo VIII parteggiasse per Manfilia, essendo Cesario Bandini suo segretario [4], la disputa tra Orvieto e i Bandini si risolse in una lunga guerra, con in palio il possesso di Fabro, Monteleone, Montegabbione, Carnaiola e Salci. La causa legale proseguì, ma nel frattempo il Cesario aveva occupato i castelli su cui pretendeva diritti ereditari.

Non ci dilungheremo sui singoli passaggi della guerra, ma possiamo affermare che a fasi alterne i castelli passarono nelle mani ora dei Bandini ora degli Orvietani numerose volte. Ad esempio, nel 1492, i castelli di Fabro e Salci furono riconquistati dai fichinesi e dai senesi, capitanati da Giavan Paolo Baglioni e Pandolfo Petrucci senese, per la Città di Orvieto, circostanza che vide la distruzione delle torri dei due borghi.

Nel 1494, invece, vista l’occupazione del Bandini dei castelli di Monteleone, Montegabbione, Fabro e Salci, Orvieto inviò il Vescovo di Terracina, Antonio detto Francesco Rosa, all’usurpatore per intimargli lo sfratto da quei luoghi.

Nel 1495 i castelli erano di nuovo orvietani. In questo periodo, infatti, la città mandò a Monteleone come podestà Giovanni Lodovico Benincasa che constatò la necessità della manutenzione dei castelli contesi perché sebbene gli uomini fossero ben disposti verso gli orvietani, il pericolo di un’invasione era dietro l’angolo.

I timori del Benincasa erano fondati, perchè quello stesso anno, Fabro e Salci furono riconquistati per il Bandini dal Valentino, ossia Cesare Borgia, che fece anche giustiziare gli assassini di Cesario che era stato ucciso durante gli scontri [5].

Dopo altri due anni di guerra, la vicenda si concluse con due battaglie campali, quella di Monteleone e quella di Fabro, della quale parleremo. Quest’ultima si consumò tra il 13 e il 17 aprile del 1497. Fabro in quel momento era roccaforte dei Bandini, per questo motivo gli abitanti che combatterono contro gli orvietani furono considerati da questi come dei ribelli da imprigionare.

Ser Tommaso di Silvestro, il cronista di parte orvietana che racconta la vicenda, riporta che nella notte del 14 aprile ad Orvieto iniziò a suonare la campana dell’allarme, come se la città fosse cinta d’assedio. In realtà tale scampanata era il segnale per far radunare in piazza una brigata per andare al “campo ad Fabro”. Fu deciso di compiere l’impresa e la mattina partirono da Orvieto 300 giovani orvietani, i quali poi andarono un po’ a Ficulle e un pochi a Fabro.

Una notazione: essendo Ser Tommaso orvietano, tutti i personaggi citati nella sua cronaca sono esclusivamente orvietani, a parte il parroco di Fabro.

Quel 14 Aprile fu un giorno triste e terribile, perchè piovve costantemente. Alla sera, però, 150 fanti si trovarono a Fabro e predarono tutto il possibile: 200 capre, 10 asini, 15 buoi e 200 “porce” (maiali). Diedero anche battaglia, tanto che Pacifico de P. de Tolosano fu ferito ad una mano da un sasso, mentre Gabriello detto Pirella di Simone della Rena, fu colpito da una sassata. Ma si lasciarono anche a devastazioni, bruciando molte case fuori del paese. Finito se ne ritornarono a Ficulle.

Il giorno seguente giunsero altri orvietani, circa 600, e altrettanti da Siena, da Bolsena, altrettanti uomini d’arme dal contado al seguito del Conte Mario da Marsciano, molti da San Casciano e da molti altri luoghi, tanto che il giorno 17 aprile nel campo di Fabro si potevano contare più di 1100 armati. E la gente continuava ad arrivare!

La battaglia cominciò la sera del 16 aprile e furono feriti molti e molti morirono tra gli orvietani: Andrea de mastro Nicholao fu ferito ad una coscia; Jaco Ciucho ferito alla gola e fortunatamente aveva il gozzalino (paragola) altrimenti il colpo lo avrebbe sgozzato. Morì dopo due giorni anche un certo Guastalecaseuno bello giovene” che aveva moglie, che fu colpito tra la corazza e la maglia di metallo.

Passavolante

Passavolante

balista

balista

Furono portate 10 bocche da fuoco ossia serpentine (archibugio), passavolanti, sbingarde, bumardelle e scoppietti. Nel castello di Fabro, poi, c’era Don Gabriello da Parma, il parroco, che “faceva el diavolo” con una balista da nove libre e che feriva tutti. Un certo Lemmo, insieme ad altri orvietani, fece altre prede tra Fabro e Monteleone: 700 pecore e 20 tra buoi e maiali.

spingarda

spingarda

La battaglia del 17 iniziò al vespro e durò fino alle 3 ore di notte e molti nel campo orvietano furono feriti specialmente per le sassate. Il castello fu conquistato alle ore 3, ma solo alcuni orvietani entrarono, Pompeo, Vincenzo di lannuccio, Gentilpandolfo et Anglo di misser Dionisce, Giulio de Nerino ed altri, mentre gli altri fanti furono mandati via e per questo si offesero.

Ad Orvieto si venne a sapere che Gentil Pandolfo Magalotti, che era entrato in Fabro con pochi altri, aveva impedito l’ingresso agli altri fanti che volevano mettere a sacco il castello e uccidere tutti gli abitanti e per questo gli altri fanti che erano rimasti iniziarono ad andare via.

punte di partisciana

punte di partisciana

Quando giunse la notizia che la brigata abbandonava il campo, gli orvietani ne furono rattristati cosicché mandarono alcuni cittadini, tra cui Jaco Ciucho, a convincere i fanti a tornare a Fabro, ma nessuno volle tornare. Allora Jaco andò a Ficulle e radunò molti fanti, tra cui il figlio di Mastro Antonello e tornarono a Fabro. Appena entrato nel castello, il figlio di Mastro Antonello si scontrò con Don Gabriello. Senza troppe chiacchiere il giovane colpì a morte il parroco con una partisciana (lancia in legno con punta in metallo) conficcandogliela in petto. Appena ucciso il prete, il figlio del mastro salì a cavallo e andò a dire la notizia che il castello era caduto.

La notizia della conquista del castello fu data con queste parole:

“Magnificus Comunis civitatis Urbevetane dicto die 18 aprilis cum forti manu civium suorum vi et armis manuali proelio victoriose potitum est castello Fabri, quod iuvenes, interfecto quodam presbitero, diripuerunt et rebelles homines in eo repertos in predam duxerunt in civitate urbevetana cum manubriis in predam bellicam.” [6]

Intanto i fanti rimasti misero a sacco il castello di Fabro distruggendo ogni cosa. Il giorno seguente, il 19 aprile, giunsero da Orvieto circa 300 persone insieme ad altri provenienti da Ficulle, e depredarono quanto più possibile il castello di Fabro. Gli abitanti ribelli furono catturati e condotti ad Orvieto in catene come prede di guerra. Nel castello rimasero 30 garzoni [7].

A seguito della perdita di Fabro, Bandino Bandini di Castel della Pieve chiese di fare la pace con Orvieto. Il trattato fu firmato a Monteleone nel luglio del 1497, che vide risolversi la questione in questo modo: Salci e Fabro entrarono a far parte dei territori dei Bandini e di Castel della Pieve, mentre Orvieto ottenne il possesso del castello di Monteleone, pomo principale della discordia, come feudo e dominio pontificio.

Il Castello di Fabro da questo momento rientrerà nei possedimenti dei Bandini di Città della Pieve fino alla seconda metà del ‘500. Da questo periodo in poi, inoltre, tutto il territorio alto orvietano godette di una relativa tranquillità e pacificazione.

Autore: F.B.

Note:

[1] Enciclopedia Treccani

[2] Diario di Ser Tommaso di Silvestro in Rerum Italicarum scriptores vol XV, tomo V, vol II, pag. 28

[3] Diario di Ser Tommaso di Silvestro in Rerum Italicarum scriptores vol XV, tomo V, vol II, pag. 28

[4] Diario di Ser Tommaso di Silvestro in Rerum Italicarum scriptores vol XV, tomo V, vol II, pag. 18

[5] G. Bolletti, Notizie istoriche di Città della Pieve, Perugia (1830), pag. 95

[6] Traduzione: il Magnifico Comune della Città di Orvieto, il giorno 18 aprile, con la forte mano dei suoi, con forza e le armi, in uno scontro mano a mano fu superiore al castello di Fabro, che i giovani distrussero, una volta ucciso il parroco, e condussero ad Orvieto gli uomini ribelli che vi trovarono come preda di guerra.

[7] Diario di Ser Tommaso di Silvestro  in Rerum Italicarum scriptores vol XV, tomo V, vol II, pag. 70 e seg.

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3 pensieri su “La Battaglia di Fabro, 17 Aprile 1497

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