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…passeggiando al castello in una sera di luna piena…

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Livia Capranica, Marchesa di Fabro

Stemma della Famiglia Capranica

Stemma della Famiglia Capranica

Negli articoli riguardanti Fabro sul finire del ‘500, viene citata spesso la Marchesa Livia Capranica, Baronessa di Fabro e Salci. Con questo articolo conosceremo alcune notizie sulla sua figura e sulla sua famiglia e i motivi che la portarono a ricoprire il ruolo di Baronessa o Marchesa di Fabro.

Dopo le sanguinose battaglie di Fabro e di Monteleone del 1497 che conclusero l’aspra guerra tra i Bandini di Castel della Pieve e la Città di Orvieto, il castello di Fabro e il suo distretto entrarono nella giurisdizione pievese come feudo della famiglia Bandini.

Stemma della Famiglia Bandini di Castel della Pieve

Stemma dei Bandini di Castel della Pieve

Questo stato di cose rimase tale fino alla morte di Lucrezia Bandini, ultima discendente della famiglia figlia di Bandino Bandini III e di Giulia Cesarini, nobildonna romana, e moglie del nobile napoletano Matteo Stendardi [1]. Alla morte di questa i suoi possedimenti andarono alla madre Giulia. Nel 1570 venne a mancare la stessa Giulia che fece testamento a favore della pronipote Livia Capranica [2] anch’essa nobildonna romana, poichè disgustata dai suoi parenti Cesarini. Nel suo testamento la signora di Castel della Pieve le lasciava, tra le molte terre nella zona, i due castelli di Fabro e Salci.

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L’abitato di Fabro nel catasto del 1767

Planimetria del borgo di Fabro - Catasto Tiroli 1767

Il borgo di Fabro, Catasto Tiroli 1767

Qualche giorno fa, abbiamo visto l’assetto del castello di Fabro nel Catasto Tiroli del 1767 (link), con questo articolo invece vedremo l’aspetto del borgo vero e proprio, la sua viabilità e i toponimi circostanti.

Come per il castello anche in questa occasione proporrò il ricalco del Catasto sovrapposto ad una foto aerea del paese attuale, in modo tale che saltino subito agli occhi le differenze. Essendo il Catasto Tiroli un catasto esclusivamente rurale, le abitazioni o i gruppi di edifici non sono divisi ma ne è disegnato solo l’ingombro totale. Nonostante ciò, le planimetrie sono molto precise.

Le abitazioni presenti nel 1767 sono state colorate in rosso. La descrizione del borgo inizierà da Sud ovvero dalla Chiesa di San Basilio per giungere alla zona di Via Roma ad ovest delle mura castellane.

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La Chiesa di San Martino alla fine del ‘500

Quadro di San Martino sull'altare maggiore - XVIII secolo

Quadro di San Martino situato sull’altare maggiore – XVIII secolo

Nel 1573, il Vescovo di Orvieto Monsignor Binarino [1] compì una visita apostolica nel territorio della sua diocesi, la prima che si conosca dopo quelle di epoca medievale. In questo suo peregrinare si trovò a Fabro il 23 settembre 1573, dove visitò la Chiesa di San Martino, retta dal pievano Orazio Baroncello di Montepulciano, e la Chiesa di San Cristoforo, la quale non esiste più da un paio di secoli.
Sebbene l’arredo sacro della chiesa fosse stato trovato in buono stato e ben conservato, il Vescovo trovò l’edificio della chiesa in pessimo stato. Infatti, non era rifinita, nè intonacata nè imbiancata nè aveva le finestre chiuse, cosa che costituiva un pericolo per il Sacramento della Santa Eucaristia.

“Non laterata erat ecclesia nec etiam dealbata nec resarcita nec fenestre clause ubi periculus patitus Sanctissimae Eucaristie”

Arch. Vescovile di Orvieto, Visite Pastorali, Visite di Monsignor Binarino 1573

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La Chiesa di San Basilio

Chiesa di San Basilio - anni

Chiesa di San Basilio – anni ’30

La Chiesa di San Basilio fu abbattuta negli anni ’60 del ‘900 per motivi vari che non andremo qui a sviscerare. Il fatto che questa chiesa, sconsacrata già all’epoca, sia stata tolta all’affetto della comunità costituisce, oggi, un cruccio per i paesani che la ricordano e che vorrebbero ancora vederla al suo posto. La chiesa, come un coronamento monumentale dell’abitato di Fabro, si trovava nella parte alta del paese ed era collegata alla piazza principale mediante la strada che sale sulla collina. Essa era a pianta rettangolare ad un’unica navata. Era dotata di campanile a vela con due piccole campane e aveva un frontone tipico del tardo Rinascimento. La porta d’accesso era coperta da una loggetta sorretta da due pilastri in mattoni.

Oggi, in luogo della chiesa sorge un piccolo tabernacolo sostitutivo con l’effige di San Basilio dove ogni anno il 14 giungo viene celebrata la messa in occasione della sua antica festa. Dopo il Concilio Vaticano II, infatti, la ricorrenza di San Basilio fu spostata al 2 gennaio, giorno della sua ascesa in cielo, mentre il 14 giugno celebrava la sua nomina a Vescovo di Cesarea in Cappadocia, odierna Turchia. Molte altre comunità devote a San Basilio continuano a festeggiare il loro santo nella primitiva data.

La costruzione della Chiesa di San Basilio fu stabilita con una delibera del Consiglio Comunale nel 1578 [1]. La chiesa, infatti, non era un bene della parrocchia ma un bene della comunità di Fabro.  La delibera, di cui riporto il testo integrale, e tradotto dove in latino, è molto interessante perché permette di conoscere anche i nomi di alcuni antichi fabresi.

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