La Chiesa di San Basilio

Chiesa di San Basilio - anni

Chiesa di San Basilio – anni ’30

La Chiesa di San Basilio fu abbattuta negli anni ’60 del ‘900 per motivi vari che non andremo qui a sviscerare. Il fatto che questa chiesa, sconsacrata già all’epoca, sia stata tolta all’affetto della comunità costituisce, oggi, un cruccio per i paesani che la ricordano e che vorrebbero ancora vederla al suo posto. La chiesa, come un coronamento monumentale dell’abitato di Fabro, si trovava nella parte alta del paese ed era collegata alla piazza principale mediante la strada che sale sulla collina. Essa era a pianta rettangolare ad un’unica navata. Era dotata di campanile a vela con due piccole campane e aveva un frontone tipico del tardo Rinascimento. La porta d’accesso era coperta da una loggetta sorretta da due pilastri in mattoni.

Oggi, in luogo della chiesa sorge un piccolo tabernacolo sostitutivo con l’effige di San Basilio dove ogni anno il 14 giungo viene celebrata la messa in occasione della sua antica festa. Dopo il Concilio Vaticano II, infatti, la ricorrenza di San Basilio fu spostata al 2 gennaio, giorno della sua ascesa in cielo, mentre il 14 giugno celebrava la sua nomina a Vescovo di Cesarea in Cappadocia, odierna Turchia. Molte altre comunità devote a San Basilio continuano a festeggiare il loro santo nella primitiva data.

La costruzione della Chiesa di San Basilio fu stabilita con una delibera del Consiglio Comunale nel 1578 [1]. La chiesa, infatti, non era un bene della parrocchia ma un bene della comunità di Fabro.  La delibera, di cui riporto il testo integrale, e tradotto dove in latino, è molto interessante perché permette di conoscere anche i nomi di alcuni antichi fabresi.

Particolare - San Basilio in una cartolina viaggiata nel 1906

Particolare – San Basilio in una cartolina viaggiata nel 1906

Nella delibera, scritta in italiano cinquecentesco oltre che in latino, si legge che la costruzione avvenne grazie ad una donazione della Compagnia del Corpus Christi di Fabro. La confraternita, infatti, era intenzionata ad erigere una chiesa dedicata alla Madonna in un luogo chiamato allora Sassaria, l’odierna piazza San Basilio, con sagrestia e oratorio annessi. Grazie all’intercessione del pievano, però, la compagnia ottenne il permesso di costruire accanto alla Chiesa di San Martino. Il Priore della compagnia, allora, essendo i lavori già predisposti, offrì quel terreno al popolo di Fabro per la costruzione di una cappella devozionale dedicata al santo che la Comunità avesse scelto. La donazione della Compagnia fu accolta e si decise di intitolare la chiesa a San Basilio Magno Vescovo. La mozione fu approvata con un solo astenuto di cui non è stato riportato il parere. Non sono note nemmeno le motivazioni per cui si decise di intitolare la chiesa proprio a questo santo.

4 Aprile 1578
Convocati a consiglio davanti a me, Pietro Caroli [di Forlì] luogotenente, i defensori e i consiglieri:

Cesare di Andrea [Cesar Andree] – Defensore
Tonino Buti [Toninus Butii] – Defensore

Giulio Giovacchio [Julius Jovaccius] – Camerario

Consiglieri
Stefano di Lorenzo [Stephanus Laurentii]
Lelio Lanzi [Lelius Lanzi]
Dino Pecchi [Dinus Pecchi]
Luca di Lorenzo [Luca Laurentii]
Costantino Nardi [Costantinus Nardi]
Giuseppe di Giovanni Bielli [Joseffus Jo. Bielli]
Giovanni di Lucio[Gio. Luciis]
Angelo Tetti [Angelus Tetti]
Giacomo di Cola [Jacus Cole]
Vittorio Tetti [Victorius Tetti]
Graziano [Gratianus]
Carobino [Carobinus]
Cicco Angelici [Ciccus Angelici]
Martino Menchetti [Martinus Menchetti]
Domenico Mattei [Domenicus Mathei]
Rocco Ferri [Roccus Ferri]
Luca Dini [Lucas Dini]
Filippo Ciano [Filippus Cianus]

[…] Doppo chel Pievano hà accomodato la Compagnia [del Corpus Christi] che possa fabricare a canto la chiesa un oratorio et una sacrestia, hora nò li fa più bisogno la fabrica della Madonna che si designava far alle Sassaie, però a nome di detta Compagnia [il Priore Andrea] fa un duono alla Comunità che vi possa edificare una Capella a devotione della Comunità secondo parerà a lei reservato il lavoro per detta Compagnia.

Stefano di Lorenzo disse: dico che la Comunità deve accettare detto sito et farvi la Chiesa et dedicarla a San Basilio Gran Vescovo che viene a 14 Giugno.

Giuseppe di Giovanni Bielli disse e confermò le cose dette aggiungendo che in detta chiesa si depinga un Santo Rocco et ogni anno ne la Festa di detti Santi si celebrano le messe secondo parerà a detta comunità.

Vittorio confermò
Dino confermò
Cicco Angelici confermò
Costantino Nardi confermò
Carobino confermò
Giulio confermò
et tutti gli altri confermarono eccetto Angelo Tetto che non fu d’accordo.

Pietro Caroli Luogotenente

Nel marzo del 1581, un altro consiglio ordina una grande infornata di mattoni e calce alla fornace della Comunità per per la costruzione della chiesa [2].

Planimetria della Chiesa di San Basilio dal Catasto Tiroli del 1767

Planimetria dell’area attorno alla Chiesa di San Basilio – Catasto Tiroli 1767

In un altro documento, sempre del 1581, relativo ai Rendiconti della Comunità [3], si parla dei costi per la realizzazione della chiesa. I mastri impiegati furono Eusebio e Domenico di Valle Luganica, ossia Lugano nell’antica diocesi di Como. Dallo stesso luogo provenivano anche i mastri che realizzarono il restauro della Chiesa di San Martino. I mastri artigiani provenienti dalla Lombardia erano chiamati maestri comacini per via della loro origine comasca e furono così apprezzati che fin dall’Alto Medioevo prestarono la loro sapienza artigiana in tutti Italia [4].

In domini Nomine. Amen. Anno 1581, ultimo giorno di Giugno.
[…]
In primis che li suddetti mastri Eusebio et Domenico [de Velle Luganica] siano obbligati a fundare la Chiesa di San Basilio nel modo che à lor sarà designata et quella fundare et finirla et munirla di tutto punto à ragione di grossi undici la canna come s’usa. Et li detti deffensori, et sui successori siano obbligati farli condurre tutta la robba che sarà bisogno et necessario per detta fabrica nel luogo della fabrica. Fu convenuto ancora che li cavalli del tetto di detta Chiesa si dovessero pagare secondo il giudizio de periti. Et la Intonicatura et Imbiancatura similimente secondo l’ordine dil prete e de periti. Et tutte l’altre differenze che nascessero per cause di detta Fabrica. Et in fede dil vero io Piero Caroli da Forlì luogotenente di Fabbro et Salce ho fatto la parte con conserto delle parti di mia propria mano.

Idem ser Petrus Caroli

L’insolita formula 11 grossi la canna rappresentava il preventivo pattuito con i mastri. Il grosso era una piccola moneta d’argento, che fu coniata a partire dal Medio Evo in vari paesi d’Europa ed aveva il valore di 25 quattrini. La canna, invece, era l’unità di misura lineare del valore di poco più di 2 metri.
I cavalli del tetto, invece, costituivano la struttura portante del tetto formata da tre travi montate a forma di triangolo.

Nei Rendiconti del 1582 viene citata la Festa di San Basilio [5], cosa che testimonia forse una devozione al santo già attiva prima della costruzione della Chiesa.
Nel 1583 viene ordinata la realizzazione di una pittura sull’altare della chiesa di cui però non si conosce il soggetto [6].

Particolare - San Basilio in una cartolina degli anni '50

Particolare – San Basilio in una cartolina degli anni ’50

Nel 1584 viene nominato un prete di San Basilio, ossia Fulgenzio Coppalo o Cupollu da Fabriano, che sarebbe stato anche maestro di scuola. Accanto alla chiesa di San Basilio, infatti, vi fu per lungo tempo la scuola del paese. Alla fine del ‘500 i preti o i predicatori officianti a San Basilio erano scelti dai Difensori della comunità, con l’impegno di una messa a settimana e un’elemosina, che rappresentava il compenso, di 1 carlino [7] a messa. La chiesa, infatti, non essendo proprietà della parrocchia, non aveva un prete fisso, ma vi si avvicendavano periodicamente frati predicatori provenienti dai vari ordini, carmelitani, cappuccini, frati conventuale ed osservanti, domenicani e agostiniani.
In un documento circa i pagamenti del Comune tra il 1658 e il 1693, compaiono i nomi dei due frati predicatori che in quel periodo celebrarono le messe in San Basilio [8].
Il 20 aprile 1675 fu pagato Fra’ Giacinto Maria Battistoni, Lettore e Predicatore in Fabro. Il 17 settembre 1684 fu pagato Fra’ Luca Pucci dell’Ordine dei Servizi, Predicatore. Altri predicatori sono nominati in questo volume, ma solo questi due sono espressamente definiti come officianti messe a San Basilio.

In una visita apostolica [9] del 1606 la chiesa viene definita Ecclesia Sancti Basilii Confraternitatis Sanctissimi Corporis, la chiesa di San Basilio della Confraternita del Santissimo Corporale, nello stesso documento è definita anche come Ecclesia Confraternitatis Sancti Basilii, ossia la chiesa della Confraternita di San Basilio. Queste denominazioni testimoniano la proprietà della chiesa da parte dei laici riuniti nella Confraternita che donò il terreno.

Inoltre, tra il 1598 e il 1607, la chiesa di San Basilio ospitò le messe della Chiesa di San Martino che in quel periodo era inagibile per i lavori di restauro.

Particolare - San Basilio e facciata di San Martino da cartolina anni '30

Particolare – San Basilio e facciata di San Martino da cartolina anni ’30

Infine, un inventario del 1886, conservato presso l’Archivio Diocesano di Orvieto [10], fornisce una descrizione dell’intero della chiesa, che viene definita comunale e in buono stato. La sagrestia invece era in cattivo stato. San Basilio viene definito come Patrono della Comunità, a differenza di San Martino Patrono della Parrocchia.
Davanti alla porta, sulla parete di fondo, era l’altare maggiore in muratura con pietra consacrata dedicato a San Basilio Magno. Sopra di essa erano quattro quadri raffiguranti San Basilio, San Rocco (come richiesto da un consigliere nel 1578), San Sebastiano, San Francesco e in alto un quadro raffigurante la Madonna con Bambino.
A destra era l’altare di San Cristoforo, analogo al maggiore, sormontato da una tela rappresentante San Cristoforo con Bambino, sopra la quale era la data 1749.
Di fronte era l’altare di San Giuseppe, analogo agli altri due, sormontato da una tela rappresentante San Giuseppe con Bambino in braccio. Sopra questa era presente lo stemma civico di Fabro, con incudine e martello, e la data 1761.

Dallo stesso documento si conoscono la feste che si celebrava all’epoca nella chiesa ed erano:
Messa per il Lunedì dell’Angelo
Festa di San Giuseppe (19 Marzo)
Festa del santo patrono San Basilio (14 Giugno)
Festa di San Cristoforo (25 Luglio)
Festa di San Rocco (16 Agosto)

Autore: F.B.

Note:
[1] Archivio Storico Comunale di Fabro (archivio non inventariato)
[2] Archivio Storico Comunale di Fabro (archivio non inventariato)
[3] Archivio Storico Comunale di Fabro (archivio non inventariato)
[4] I Maestri comacini erano esperti artigiani riuniti in una corporazione di maestranze itineranti, al cui interno erano presenti muratori, edili, scalpellini stuccatori ed artisti di vario tipo. Di questi artigiani esistono testimonianze fin dal VII-VIII secolo nella zona tra il Comasco, il Canton Ticino e in generale la Lombardia. (Enciclopedia Treccani)
[5] Archivio Storico Comunale di Fabro (archivio non inventariato)
[6] Archivio Storico Comunale di Fabro (archivio non inventariato)
[7] Il carlino, la moneta con cui i predicatori erano pagati equivaleva a due grossi, quindi 24 denari. Questa stessa moneta fu chiamata nello Stato Pontificio, giulio dal nome di Papa Giulio II che ne modificò il valore intrinseco nel 1504. (Enciclopedia Treccani)
[8] Archivio Storico Comunale di Fabro (archivio non inventariato)
[9] Archivio Vescovile di Orvieto, Visite Pastoriali, Visite di Sannesio 1606, c. 107r
[10] Archivio Vescovile di Orvieto, Inventari, Cartella di Fabro, n. 32

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