Livia Capranica, Marchesa di Fabro

Stemma della Famiglia Capranica

Stemma della Famiglia Capranica

Negli articoli riguardanti Fabro sul finire del ‘500, viene citata spesso la Marchesa Livia Capranica, Baronessa di Fabro e Salci. Con questo articolo conosceremo alcune notizie sulla sua figura e sulla sua famiglia e i motivi che la portarono a ricoprire il ruolo di Baronessa o Marchesa di Fabro.

Dopo le sanguinose battaglie di Fabro e di Monteleone del 1497 che conclusero l’aspra guerra tra i Bandini di Castel della Pieve e la Città di Orvieto, il castello di Fabro e il suo distretto entrarono nella giurisdizione pievese come feudo della famiglia Bandini.

Stemma della Famiglia Bandini di Castel della Pieve

Stemma dei Bandini di Castel della Pieve

Questo stato di cose rimase tale fino alla morte di Lucrezia Bandini, ultima discendente della famiglia figlia di Bandino Bandini III e di Giulia Cesarini, nobildonna romana, e moglie del nobile napoletano Matteo Stendardi [1]. Alla morte di questa i suoi possedimenti andarono alla madre Giulia. Nel 1570 venne a mancare la stessa Giulia che fece testamento a favore della pronipote Livia Capranica [2] anch’essa nobildonna romana, poichè disgustata dai suoi parenti Cesarini. Nel suo testamento la signora di Castel della Pieve le lasciava, tra le molte terre nella zona, i due castelli di Fabro e Salci.

Della figura di Livia, del suo aspetto, del suo carattere o di sue azioni non si conosce nulla, poichè come spesso accade per le figure femminili le uniche informazioni sono note esclusivamente dai loro matrimoni con uomini importanti o altolocati. Quel poco che si conosce su Livia è noto, quindi, per il suo matrimonio con Michele Bonelli.

Livia Capranica (1546-1627) fu figlia di Angelo Capranica e di Marzia del Bufalo, e sorella di Ortensia moglie di Mario Capizucchi. Nel 1574, sposò Michele Bonelli, piemontese, futuro Duca di Salci e fratello del Cardinale Michele Bonelli, detto l’Alessandrino, e pronipote di Papa Pio V, Michele Ghisleri. Per questo matrimonio, avvenuto nel 1573 [3], ella stipulò un contratto pre-matrimoniale che prevedeva, dopo lo sposalizio, la vendita del castello di Salci al Cardinale Alessandrino, suo cognato, il quale lo avrebbe a sua volta donato al fratello. La clausola prevedeva inoltre, che se dal matrimonio non fossero nati figli, alla morte del marito, il castello sarebbe tornato al Cardinale. E se fosse morto anche il Cardinale, senza gli eredi legittimi di Michele, il castello sarebbe andato ai parenti maschi più prossimi della famiglia Bonelli [4].

Il castello di Fabro e una parte della tenuta di Salci (oggi Tenuta di Poggiovalle), invece, rimasero possedimento di Livia fino alla sua morte che avvenne nel 1627. Ella lasciò tutti i suoi beni al nipote Francesco Capizucchi, il quale nel 1638, a causa di debiti di gioco, vendette tutto al Comune di Orvieto per 33000 scudi.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Chiesa di San Michele Arcangelo

Durante il suo baronato, che andò dal 1570 al 1627, il paese di Fabro vide la ricostruzione della Chiesa di San Martino, per il progetto della quale fu chiamato Ippolito Scalza su suggerimento della stessa Livia, e la costruzione della Chiesa di San Basilio. Nel 1627, nel testamento della signora, viene citata per la prima volta la Chiesa di San Michele Arcangelo, la chiesetta, oggi sconsacrata e privata, situata nella piazzetta del castello di Fabro. Di questa chiesa non si conosce nulla, a parte la presenza di un unico altare, poichè non venne mai citata in nessuno dei documenti precedenti al 1627. Il 28 febbraio 1627, invece, fu istituito il Beneficio di San Michele Arcangelo, ossia il diritto di godere i redditi e benefici connessi a questa chiesa [5], che passò di proprietario in proprietario fino a quando morì l’ultimo dei beneficiari, Don Costantino Costarelli, ai primi del ‘900. Da quel momento in poi la chiesa fu chiusa al culto. Si ignora se la chiesa fu fatta costruire dalla stessa Livia o se la nobildonna restaurò una cappella signorile e privata, esistente nello stesso luogo. Livia lasciò anche un elenco delle messe che dovevano essere celebrate al suo interno:

  • Festa della Purificazione (2 Febbraio)
  • Ricorrenza della Morte di Livia (6 Marzo)
  • Festa della SS. Annunziata (25 Marzo)
  • Festa della Visitazione (2 Giugno)
  • Festa di S. Maria Assunta in Cielo (15 Agosto)
  • Festa della Natività di Maria (8 Settembre)
  • Festa di S. Michele Arcangelo (29 Settembre)
  • Festa della Presentazione di Maria (21 Novembre)
  • Festa d S. Caterina Vergine (25 Novembre)
  • Festa dell’Annunciazione (8 Dicembre)

La famiglia Capranica

La famiglia Capranica originariamente si chiamava Pantagati, ma nel XV secolo Domenico e Angelo, entrambi cardinali, decisero di cambiare il cognome in Capranica, in onore del loro luogo natale, Capranica Prenestina in provincia di Roma. Il Cardinale Domenico legò il suo nome al più antico collegio teologico di Roma, l’Almo Collegio Capranica, mentre il fratello Angelo fece ampliare il palazzo nell’attuale Piazza Capranica a Roma, che oggi costituisce il teatro Capranica.

Nel XVI e XVII secolo, i Capranica possedevano molti beni a Roma, come un isolato interno nella parrocchia di San Marco, alcune proprietà vicino Porta San Paolo e la cappella familiare dentro la Chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Nel corso del XVII secolo, però la famiglia si impoverì e fu costretta a vendere molte delle sue proprietà ma mantenne Palazzo Capranica, che passò di mano in mano a vari rami della famiglia [6].

Michele Bonelli, marito di Livia

Effige funebre di Marchese Michele Bonelli presso la Chiesa di Santa Maria sopra Minerva di ROma

Effige funebre di Marchese Michele Bonelli presso la Chiesa di Santa Maria sopra Minerva di Roma

Michele Bonelli (1551-1604), fratello del Cardinale Alessandrino segretario di Stato di Pio V, prozio di entrambi, fu chiamato ancora adolescente a Roma, per compiere gli studi nel Collegio Germanico. L’anno prima Pio V, subito dopo la sua elevazione al pontificato, gli aveva assegnato una pensione di quattrocento scudi, primo segno tangibile di un favore che gli avrebbe aperto le vie di una brillante carriera al servizio pontificio [7].

Nel dicembre del 1569, ancora diciottenne, fece il suo ingresso nella vita pubblica, compiendo una missione di rappresentanza alla corte di Firenze per consegnare a Cosimo I de’ Medici il breve papale che gli conferiva il titolo di Granduca. Questo primo incarico fu eseguito, poco dopo la nomina a Capitano Generale dello Stato della Chiesa. Malgrado il suo rigore, Pio V proseguiva la vecchia tradizione del nepotismo, elevando a un posto di tanta responsabilità un giovincello inesperto, proprio nel momento in cui la conclusione della Santa Lega Antiturca imponeva un notevole sforzo militare allo Stato della Chiesa. Tale atteggiamento portò a gravi conseguenze. Michele, infatti, divenne lo scudo di un gruppo di “capitani falliti” che cospirava per scalzare i più qualificati esponenti militari pontifici, come Marcantonio Colonna e Onorato Caetani. Da alcune lettere del Caetani, Michele Bonelli viene deriso e considerato un maldestro condottiero.

La posizione del giovane nipote del papa era però troppo forte perché le lamentele dei due capitani potessero minimamente scalfirla. Michele, quindi, quando la flotta pontificia navigò verso il Mediterraneo orientale contro i Turchi, s’imbarcò su quella capitana di Marcantonio Colonna. In questo frangente, egli fu sempre in prima fila, come voleva la sua carica e il suo rango, partecipando a tutti i consigli di guerra e soprattutto a tutte le cerimonie ufficiali. Una funzione eminentemente decorativa, in perfetta corrispondenza con la sua condizione di nipote del papa santo. La sua presenza nella flotta pontificia suscitò fastidi, sia per una furiosa lite con Pompeo Colonna, insignito a suo dispetto del grado di luogotenente generale di Marcantonio, sia per una indisposizione che trattenne la flotta a Napoli più del previsto.

A dispetto delle basse aspettative, Michele si coprì di gloria durante la battaglia di Lepanto (1571) e non si dette a quella fuga che tutti si aspettavano. In complesso riuscì bene al suo battesimo delle spade, tanto che il Colonna, che non fu mai un suo ammiratore, disse a Pio V che “il signor Michele fu un poco ferito, ma certo lo ha fatto tanto bene che più non si potria desiderare“.

Ritornato dalla battaglia di Lepanto, fu accolto con tutti gli onori che si confanno ad un eroe e partecipò cavalcando al fianco del Colonna al trionfo tributato ai vincitori. Nella primavera del 1572 ebbe la nomina a Generale delle Fanterie Pontificie al posto dello sfortunato Caetani.

Stemma dei Bonelli - Porta Sud di Salci

Stemma dei Bonelli – Porta Sud di Salci (PG)

La fortuna lo abbandonò in seguito della morte del prozio Pio V nel 1572. Infatti, alla corte di Gregorio XIII non fu capace di conservare, nonostante il fratello cardinale, il favore goduto sotto Pio V. Con l’aiuto del fratello, protettore della Savoia in Curia, entrò a servizio ducale di Casa Savoia sotto Emanuele Filiberto, con rango di gentiluomo con funzioni di mera rappresentanza. Da Emanuele Filiberto fu nominato Cavaliere di Gran Croce e Commendatore Maggiore di Piemonte.

Grazie al fratello contrasse un matrimonio davvero conveniente, quello con la ricchissima ereditiera romana, Livia Capranica, che portò a definitiva soluzione il problema della sua sistemazione. Sempre suo fratello Cardinale comprò dalla cognata per sessantamila scudi il castello di Salci e glielo eresse a ducato, cosa che gli valse il titolo di Duca.

Morì a Roma nel 1604.

Note:

[1] Matteo Stendardi, nipote del Papa Paolo IV, è citato più volte anche nei documenti d’archivio conservati nella Archivio Storico del Comune di Fabro, insieme alla moglie Lucrezia Bandini.
[2] G. Bolletti, Notizie Istoriche di Città della Pieve, (1830) Perugia, pag. 131
[3] Archivio Storico del Comune di Fabro, NB archivio non inventariato
[4] Gazzette dei Tribunali, anno XX, serie II, Collezione Officiale delle Sentenza della corte di cassazione, sede Torino, (1868), pag 396
[5] Archivio Vescovile di Orvieto, Inventari, Fabro cartella n. 32
[6] Dizionario Biografico degli Italiani – vol 11 (1969), Angelo Capranica
[7] Dizionario Biografico degli Italiani – vol 11 (1969), Michele Bonelli

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