I Condottieri di Ventura “che portarono il guasto” nel paese di Fabro

Tra il Basso Medioevo e Rinascimento, le poche informazione riguardanti il Castello di Fabro provengono dalle cronache di battaglie e guerre redatte da cronisti dell’epoca e dal Codice Diplomatico della Città di Orvieto.

Il castello di Fabro, infatti, fu sottoposto alla giurisdizione di Orvieto a cui pagava tributi e della quale seguì le alterne vicende storiche, le vittorie come le sconfitte. Il potere di Orvieto, infatti, entrò in competizione con quello delle grandi città del Centro Italia, come Siena, contro la quale si scontrò numerose volte per motivi territoriali e politici. La città partecipò attivamente alle dispute tra impero e papato, e la nobiltà orvietana strinse legami familiari con le più importanti famiglie romane e toscane, rimanendo coinvolta anche in lotte di successione ed eredità.

Battaglia di Sant'Egidio (Pg) 12 luglio 1416

Battaglia di Sant’Egidio (PG), 1416

In questo periodo storico, quindi, Fabro e con lui il contado dell’Alto Orvietano e zone limitrofe furono spesso teatro di aspre battaglie e contese.

Agli inizi del ‘300 ebbe fine la lunga lotta tra Guelfi e Ghibellini, una lotta che nel territorio aveva visto guerreggiare sanguinosamente le due potenti famiglie orvietane dei Monaldeschi (guelfi) e dei Filippeschi (ghibellini). Circa 30 anni dopo la vittoria assoluta dei Monaldesch a seguito della morte del tiranno di Orvieto Manno Monaldeschi, avvenuta nel 1337, sorse una nuova sanguinosa lotta interna alla città che coinvolse le fazioni di Muffati e Malcorini. Questa volta non si combatteva tra filo-imperiali e filo-papali, ma all’interno della stessa fazione filo-papale e della stessa famiglia dei Monaldeschi. Questa, infatti, si era divisa in 4 rami in lotta tra loro per la supremazia in Orvieto: Monaldeschi della Cervara, della Vipera, del Cane e dell’Aquila. Allo stesso tempo si schierarono a due a due per il sostegno a Papa Urbano VI tornato da Avignone o il sostegno a Clemente VII antipapa. Fabro, rientrò, quindi, tra i possedimenti della fazione Malcorina, essendo di proprietà di Bonconte Monaldeschi della Vipera.

In tutta questa congerie di battaglie e lotte, i Signori si avvalsero dei servigi di soldatesche mercenarie che giunsero nel territorio da ogni parte d’Italia e d’Europa, guidate da eroici condottieri, noti alla storia come Capitani di Ventura.

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