Antonio da Sangallo il Giovane ed il Progetto del Castello

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Progetto di Antonio da Sangallo il Giovane per il rifacimento del castello Fabro 

Nei primi decenni del ‘500, durante la signoria dei Bandini di Castel della Pieve, probabilmente negli anni di Bandino III (morto nel 1531), il castello di Fabro fu oggetto di un progetto di ristrutturazione commissionato a Antonio Sangallo il Giovane [1]. L’architetto, infatti, tra il 1527-1533 era impegnato in zona nella costruzione del Pozzo di San Patrizio ad Orvieto e in uno dei numerosi tentativi di bonifica della Val di Chiana. Quindi, trovandosi probabilmente nei pressi di Città della Pieve, dove risiedeva il Bandini, o nella zona di Fabro, venne ingaggiato per il lavoro al nostro castello.

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I proprietari del Castello di Fabro tra Medioevo e Rinascimento

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Il centro storico di Fabro

Tra Medioevo e Rinascimento, il distretto castrense di Fabro fu possesso di alcune delle famiglie più importanti della zona e come si è visto negli articoli precedenti, di queste condivise le alterne vicende.

Sfortunatamente non si conoscono i proprietari primigeni del castello, ossia quelli che diedero la spinta per la fondazione del primo insediamento alto-medievale, ma si hanno notizie certe solo a partire dalla seconda metà del ‘200.

Un po’ di storia

Durante le battaglie tra guelfi e ghibellini, Fabro fu roccaforte ghibellina, feudo della potente famiglia orvietana dei Filippeschi. Nel 1272, a seguito dell’omicidio di un esponente della famiglia Pandolfini alleata dei guelfi Monaldeschi, fu fatto un processo e furono convocati come testimoni 22 uomini dal castello di Fabro. Questi, però, preferirono non presentarsi in tribunale e pagare la multa piuttosto che subire ritorsioni da parte dei Filippeschi [1].

Nel 1295, Orvieto inviò messer Orlandino del Veglio da Lucca, capitano del popolo, al castello di Fabro per distruggere i beni dei ghibellini, pratica in uso per annientare completamente le famiglie avversarie.

Nel 1300, Fabro ebbe come visconte Spinuccio Monaldeschi [2].

In questo stesso anno, Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo della storia. Secondo Monaldo Monaldeschi [3], che scrive alla metà de ‘500, a Roma per questo evento giunsero 200.000 persone e aggiunge anche che vi si trovasse sempre buon mangiare e dormire. Per questa occasione il Comune di Orvieto inviò a Roma la Cavalleria del Comune per guardia e sicurezza della città e del Papa. Dal nostro territorio partirono 20 fanti da Camporsevoli, 12 da Monte Orvietano, 20 da Fabro, 100 da Ficulle, 20 da Monteleone, 20 da Montegabbione, 6 da Carnaiole e 6 da Montegiove, ecc.

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