Antonio da Sangallo il Giovane ed il Progetto del Castello

h_1_Disegno di Antonio da Sangallo_rid

Progetto di Antonio da Sangallo il Giovane per il rifacimento del castello Fabro 

Nei primi decenni del ‘500, durante la signoria dei Bandini di Castel della Pieve, probabilmente negli anni di Bandino III (morto nel 1531), il castello di Fabro fu oggetto di un progetto di ristrutturazione commissionato a Antonio Sangallo il Giovane [1]. L’architetto, infatti, tra il 1527-1533 era impegnato in zona nella costruzione del Pozzo di San Patrizio ad Orvieto e in uno dei numerosi tentativi di bonifica della Val di Chiana. Quindi, trovandosi probabilmente nei pressi di Città della Pieve, dove risiedeva il Bandini, o nella zona di Fabro, venne ingaggiato per il lavoro al nostro castello.

In un primo momento il disegno fu interpretato come una ristrutturazione di Castel della Pieve, ma è evidente che il luogo in questione non possa essere tale città, sia per le dimensione ridotte sia per l’assetto urbano. E’ noto, infatti, che la città ha una planimetria a forma di aquila. Oltretutto è esplicitamente riportata la dicitura

Fabro | de’ signori Bandino | da Castel dilla Pieve

che non lascia spazio a dubbi o interpretazioni: si tratta del castello di Fabro. Il disegno si trova oggi conservato presso il Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi a Firenze.

Il progetto è stato realizzato su carta gialla con penna ad inchiostro marrone ed ha le dimensioni di 18,5 x 25,4 cm. La scala è il piede romano equivalente a 29,64 cm. Lungo il disegno sono annotazioni che descrivono gli elementi architettonici, i profili delle pareti e le misure, mentre al centro si trova la dicitura sopra riportata. Le annotazioni sono le seguenti:

Torre; Casa dil Frate; Dritto Diritto della faccia della | porta in fondo | di scarpa; alla porta; breciolino; misure di fuora sono in fondo della scarpa; scarpa; scarpetta; a piombo; a piombo; diritto; scarpetta; filo; filo.

Non è possibile, però, decretare con certezza se questo disegno sia un progetto di rifacimento completo del castello o una ristrutturazione della sola zona della piazzetta principale e delle mura. Sovrapponendo un calco del disegno del Sangallo ad una foto aerea del castello salta subito agli occhi che l’impianto strutturale delle mura attuali è quello progettato dal Sangallo, sebbene frane e trasformazioni successive ne abbiano modificato alcune parti. Questo potrebbe indurre a ritenere il progetto come un completo re-styling del castello che andò a modificare l’antico castello medievale di cui non si hanno, attualmente, raffigurazioni.

Si ignora il motivo per cui i Bandini abbiano deciso di ristrutturare il castello di Fabro. Si può supporre che la sua struttura non fosse in ottimo stato, in quanto solo una trentina di anni prima, durante la Battaglia di Fabro del 1497, il castello fu messo a ferro e fuoco e depredato [2].

La sovrapposizione del disegno del Sangallo ad una foto aerea moderna del castello, sebbene non sia perfetta combaciante per motivi di angolazione,  mette in evidenza alcune difformità rispetto a ciò che oggi possiamo osservare.

sangallo planimetria

I pozzi

foto035 - Cisterna

Cisterna

Nella piazzetta erano situati due pozzi, rappresentati anche nel successivo catasto del 1767. Uno di questi sembra collegato con l’esterno delle mura ad occidente da un canaletto che giunge in corrispondenza della fontana detta la Cisterna. Allo stato attuale degli studi, questo disegno potrebbe rappresentare la prima attestazione dell’esistenza della Cisterna, fontana che ancora oggi eroga acqua.

La casa del frate

Sempre nella piazza affacciava un edificio definito casa del frate, la cui struttura è ancora presente e abitata, ma in una forma più piccola. Essa sembrerebbe occupare una parte dell’attuale ingresso alla piazza del castello. Anche le case accanto risultano essere diverse, poichè di dimensioni inferiori e di forma diversa, ma si ignora la loro destinazione d’uso. Probabilmente nell’ultimo edificio, che oggi corrisponde al B&B, costituiva il forno della comunità, come attestato ancora nel catasto del XIX secolo, ma non vi sono certezza.

Certa è, invece, l’assenza della chiesa di San Michele Arcangelo, che altrimenti sarebbe stata evidenziata con una annotazione come la casa del frate. Questo potrebbe suggerire la costruzione di questa chiesa in un momento successivo, probabilmente durante il marchesato di Livia Capranica che ne creò il beneficio a metà del’600. Infatti, i documenti che parlano della Chiesa di San Michele partono proprio da quell’epoca.

La casa patronale e la torre

La cosa che appare diversa è il posizionamento della torre e dell’attuale casa padronale. Dalla sovrapposizione del disegno, infatti, la torre sembrerebbe essere collocata in una posizione arretrata rispetto a quella moderna. Sembra mancare anche tutto l’ingombro della casa patronale che oggi si affaccia sulla piazza, la quale nel disegno era dotata di una scala esterna. L’ipotesi di un ampliamento è suggerita dal fatto che sulla facciata attuale non vi sono tracce di questa scala.

Inoltre, osservando l’attuale torre vi sono notevoli differenze tra il suo materiale da costruzione e quello del caseggiato retrostante. La stessa connessione tra queste due strutture sembra non essere allineata, come se, appunto, la torre sia stata aggiunta in quel punto in un secondo momento o addirittura modificata radicalmente.

Queste considerazioni potrebbero suggerire, pertanto, un ampliamento della casa padronale avvenuto dopo il ‘500.

Le mura castellane

Per quel che riguarda le attuali mura, come si diceva nell’introduzione, sono a grandi linee le medesime che volle il Sangallo, poichè si sovrappongono perfettamente a quelle del progetto. Il profilo della scarpata esterna sembra essere caratterizzato da quattro bastioni e da una cuspide triangolare posizionata a sud. Non sappiamo, però, se questi siano elementi architettonici in muratura o uno sbancamento per la regolarizzazione della collina. La forma di questi elementi, comunque, riconduce a fortezze e castelli di sapore mediceo. L’unico elemento strutturale tutt’oggi presente è il torrione circolare da cui si gode un bellissimo panorama sulla Val di Chiana Romana e la Toscana Meridionale.

Difforme dall’attuale aspetto, invece, è la scalinata di accesso al castello, che all’epoca era una scarpata con una porta da piedi. Anche il profilo di questo tratto di mura era diverso, poichè molto più curvilineo rispetto a quello attuale e addossato all’antica casa padronale.

E’ evidente anche la totale assenza delle case addossare alle pareti castellane.

Un’ipotesi suggestiva dei motivi per cui Bandino III volle la ristrutturazione del nostro castello può risiedere nel fatto che Fabro costituiva l’estremo baluardo pievese in territorio orvietano e quindi passibile di incursioni.

Autore: F.B.

Note:

[1] C.L. Frommel “The Architectural Drawings of Antonio da Sangallo the Younger and his circles” (1994), pag. 193

[2] Diario di Ser Tommaso di Silvestro  in Rerum Italicarum scriptores vol XV, tomo V, vol II, pag. 70 e seg.

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