L’Alto Orvietano nel 1858

4368_37654805_2200

Un interessante spaccato dell’Alto Orvietano del 1858. Il testo, scritto in italiano dell’epoca, descrive il territorio sottoposto al Governo di Ficulle, ossia i cinque comuni attuali più gli antichi comuni di Carnaiola e Monte Giove, e le loro frazioni o appodiati, come si diceva in quel periodo. Le descrizioni riportano la popolazione, la qualità dell’abitato, la condizione degli edifici, delle strade, le malattie che ammorbavano i borghi, i luoghi religiosi, le produzioni agricole e tutto ciò che si trovava in ciascuno dei comuni. L’articolo riporta fedelmente il testo e dove necessario sono state create delle note per spiegare o commentare.

Il testo di riferimento: Adone Palmieri, Topografia statistica dello Stato Pontificio ossia breve descrizione delle città e paesi […] parte IV, Roma, 1858 

Sommario dei luoghi
Ficulle
Carnaiola
Fabro
Monte Gabbione
Monte Giove
Monte Leone
Parrano

GOVERNO DI FICULLE

FICULLE

ficulle

In salubre aria nella parte boreale della Delegazione di Orvieto, sotto la cui Diocesi rimane, in clima piuttosto freddo, ove spirano tramontana e scirocco, giace Ficulle circondato da muri con due distinte subborghi uno al sud chiamato di Santa Maria, l’altro al nord detto della Santissima Annunziata. Rettilinee sono le vie, e domina il paese uno spazioso orizzonte, da cui godonsi amenissimi punti d vista. Opinasi, che per opera degli Aborigeni costruito venisse Ficulle da una colonia Ficulea, che era presso Nomento, e da ciò trasse il presente nome [1]. Molte  vetuste fabbriche attestano infatti la sua antichità, ed il Ponte chiamato del muro grosso fabbricatovi da Nerone [2]. Altri vogliono che il suo nome derivi da Figulus, per esservi molte fabbriche di buone stoviglie [3]. Lo Stemma poi del Comune è una Ficaja carica di frutta. La notte è illuminata dai lampioni, e si è progettato l’abbellimento del paese col risarcire le fabbriche, la Collegiata, e rendere più ampia la piazza. Tutto ciò per le dure in specie del colto e chiaro Signor Francesco Severi oriundo Toscano, e che a buon diritto puossi appellare Padre della Patria, coajuvato dai Piccini, dai Romani, dai Patrizi che sono le più agiate famiglie, e formano il più bell’ornamento del paese. Questo venne fin dal 187 innalzato a Governo, il quale conta anime 9158. Il paese soltanto numera 1850 individui componenti 332 famiglie in 327 case. Dei quali individui soggiornano entro il paese, e 1007 in campagna. Tutti rimangono sotto la Parrocchia di Santa Maria Assunta in cielo, che è la Collegiata insigne a 3 navi di gotica struttura, edificata nel 1606 e con sotterraneo, ed organo. Altre 2 parrocchie sono nei 2 annessi Casali di Mealla, e di Meana. Nella prima vivono in campagna 98 persone riunite in 6 famiglie in 6 case, nella seconda esistono anime 93 in 12 famiglie entro 12 abitazioni disparse come sopra in campagna. Nel subborgo al sud v’è altra chiesa che si fabbricò sopra un tempio del Sole [4], e vi è la statua della Santissima Vergine di grande devozione. Vicino al paese v’è pure il Convento dei PP Cappuccini, ed altre chiese nei subborghi ridetti, ed entro Ficulle, e sono: S. Vittoria, S. Sebastiano, l’Annunziata, la Maestà. Il Capitolo è composto di 11 Canonici con rocchetto, e mozzetta paonazza [5], e di 4 Cappellani. Sonovi pure in Ficulle 2 caffè, un biliardo, una fabbrica di potassa, una drogheria, 2 negozietti di mercerie, un grande deposito di cristalli, 6 fabbri ferrai, calzolaj, 4 falegnami, un bravo ebanista, una buona locanda, ed altre botteghe ancora di generi diversi.

Il Protettore di Ficulle è S. Eumenio Vescovo la cui festa di celebra il 18 Settembre. Tutti i mercoledì di Novembre a tutto Carnevale v’è mercato di animali neri, e 2 pingui Fiere, una al 1 Luglio, l’altra al 1 Settembre. Poco ferace è il territorio della superficie di tavole 54414, ma gli abitanti di Ficulle laboriosi assai, fanno sì che abbondi di generi, ed in ispecie di olio, che avanza ai bisogni della popolazione. Il vino poi v’è squisito, che confondesi con quello di Orvieto. Presso Ficulle scorre la nuova magnifica Via Cassia, che da Roma conduce a Firenze 85 miglia distante, senza passare per Radicofani. Ficulle tiene appodiato Sala, ed ha sotto il suo Governo le Coumni di Allerona, Carnajola, Fabbro, Monte Gabbione, Monte Giove, Monte Leone, Parrano.

Le Maestre pie furono poste in Ficulle dal Vescovo di Orvieto Gio. Battista Lambruschini fin dal 1814, e vi sono pure due Maestri di scuola, che insegnano sino a tutta Rettorica. Il servizio sanitario è affidato a due Medici-chirurgi comprimari, che godono ciascuno annui scudi 240: v’è pure un Flebotomo [6], ed una Farmacia. Essendo stemperato il clima, passando dal caldo eccessivo al freddo sensibile, regnanvi a preferenza reumatiche, e catarrali affezioni, cioè acuti morbi associati alla verminazione che complica a qualsiasi morbifico processo. A circa un miglio distante dal paese vi sono i boschi di Monte Albano, e del Poggio. Le acque potabili sono buone. Un miglio lunghi sull’antica Via Cassia nel luogo detto il Bagnaccio sgorga una affatto trascurata acqua termosolfuera vicino un piccolo vulcanetto e potrebbe servire per bagni [7]. Presso il paese nasce il fosso Piscinello dallo scolo delle pubbliche fonti, e va al Chiana, torrente che bagna per molto spazio di territorio. Le pie eredità Marrichi, e Giuliani dotano annualmente povere zitelle: e le eredità Dominici, Tedeschini, e Mascetti sussidiano i poveri e gl’infermi del paese, pe’ quali ultimi evvi una buona casa ad uso di Spedale, eretto ab antiquo per raccogliervi i Pellegrini. Non manca infine il paese di mole da grano, da olio, dalle ridette fabbriche di stoviglie, e di una buona fabbrica di cappelli. In Ficulle, che rimane a 4 miglia da Carnajola, 14 al nord di Orvieto, 15 al Sud da Città della Pieve, si celebrano 13 annui sponsali, nascono 55 persone, ne muojono 42. Da alcuni scavi eseguiti in Ficulle nel 1854 rinvennersi molti vasi etruschi, il gigantesco scheletro d’un animale occupante circa 6 metri quadrati di terreno, che estimosi di un antidiluviano Mastodonte [8].

Sala

Appodiato di Ficulle da cui dista 3 miglia. Giace in collina in orizzonte stretto, perchè circondato da monti. Conta anime 263 in 32 famiglie entro case 32. Soggiornano tutti in campagna sotto la Parrocchia di S. Silvestro Papa, in un territorio sterile piuttosto di tavole 13033 di superficie. Questo piccolo e vetusto castello, come in antico Ficulle, fu dominato dalla potente famiglia Orvietana dei Monaldeschi della Della Vipera.

Note del Redattore:
[1] Non esistono prove archeologiche di questa affermazione.
[2] Non esistono prove archeologiche di questa affermazione.
[3] Il termine figulus è una voce latina che significa vasaio, etimologia molto più verosimile per l’origine del nome di Ficulle, data la tradizionale produzione di cocci.
[4] Probabilmente il compilatore si riferisce alla Chiesa di Santa Maria Vecchia, situata a sud fuori del paese, ma non ci sono prove archeologiche di questa affermazione.
[5] La mozzetta è la mantellina corta, chiusa sul petto da una serie di bottoni, indossata  dagli alti ecclesiastici
[6] Chi praticava salassi e operazioni di elementare chirurgia
[7] Luogo da identificare
[8] Non vi sono attualmente documenti che confermino questi ritrovamenti importanti, soprattutto il c.d. mastodonte.

CARNAIOLA

8carnaiola-1

Da 610 individui riuniti in 115 famiglia entro 115 case è popolata questa Comune nel Governo di Ficulle, Diocesi di Orvieto. Ma soli 470 abitano nel paese, mentre gli altri 140 soggiornano in campagna. Una è la Parrocchiale chiesa intitolata al Santissimo Salvatore e San Severo Protettore, di cui si celebra la Festa il 1 Ottobre. Quasi tutti con molta attività coltivano i propri campi del loro territorio, che è esteso tavole 5241 in superficie. Il nome del paese vuolsi che derivi da Crana figlia di Giano [1], che si opina morisse in questa collina. Da Cranajani, venne poi la corrotta voce Carnajola, situata in suolo areno-argilloso. Temperato ne è il clima e il fiume Chiana rimanegli lontano un terzo di miglio. Vi regnano poche febbri curate dal Medico di scavalco con percepisce annui scudi 80. Vi manca la Farmacia. V’è Fiera il 19 Agosto. Il popolo è dolcissimo, allegro faticatore, aumentato in 70 anni di 280 persone, e dal ’45 al ’55 di 135 individui. S’industria assai col bestiame, e colonizzando il territorio ridetto, che è tutto dei Conti Marsciano: per cui non vi sono famiglia comode, e soltanto l’Affittuario. Abbonda però di grano, granoturco, olio, e di mori gelsi. Carnajola è distante 4 miglia da Ficulle, e 8 da Città della Pieve.

Note del Redattore:
[1] L’informazione sull’origine del nome di Carnaiola va presa con il beneficio d’inventario e inserita sulla scia delle origini mitiche delle più grandi città, di norma inventate di sana pianta.

FABRO

20131016_180941

Cinta in parte di mura è questa Comune in ugual modo come la precedente nella Diocesi Orvieto, e sotto il Governo di Ficulle. La sua popolazione ascende a 1025 individui i quali costituiscono 179 famiglie in 175 case sotto la Parrocchia di San Martino, soggiornandone solo 364 entro il paese, e gli altri 661 in campagna. Fabro è ben poco distante dai Toscani confini, giace in alto colle un miglio distante dal fiume Chiana, e dalla nuova strada che da Orvieto conduce ad Arezzo. Il suo clima è temperato, esposto a tutti i venti, e vi regnano periodiche febbri, e le infiammazioni al petto, curate ad un medico-chirurgo che percepisce annui scudi 160. V’è pure Farmacia, nè manca la scuola Comunale. L’acqua potabile è salubre distante mezzo miglio [1], ed evvi un fosso non molto lontano detto Argento ed un’altro chiamato Formella. Fabro è distante due miglia da Salci, 4 da Ficulle, 15 da Orvieto e le sue migliori famiglie sono Costarelli e Canini. Vi si celebrano 4 annui sponsali, vi nascono da 20 persone, ne muoiono 10 in generale. Vi si tiene una Fiera il Primo Ottobre. San Martino è il protettore di Fabro, ed in allora il dì 11 Novrembre con pompa ha luogo la festa popolare. Nel territorio di tavole 28929, si raccoglie il necessario che basta alla popolazione.

Note del Redattore:
[1] Probabilmente ci si riferisce alla Fonte della Calla, fonte perenne situata ai piedi di Fabro e fino agli anni ’60 del’900 utilizzata come fontanile

MONTE GABBIONE

montegabbione

Al sud-ovest del così detto Montarale, corruzione di Montereale [1], che divide la Provincia Umbra dalla Orvietana,, in deliziosa collina fa discreta mostra del suo esterno Monte Gabbione, Comune distante un miglio a levante da Monte Leone, 4 a scirocco da Città della Pieve. La torre e le mura castellane costrutte di grosse pietre quadrate, sussistono ancora, benchè dirute in più parti. Il suo interno è alquanto tetro, e disgradevole per essere le strade mal seciate, discoscese, strette, per i fabbricati cattivi e mal tenuti.

La festa popolare è il 15 Agosto sacro all’Assunzione di Maria SS., alla quale è dedicata la chiesa plebana, che nulla ha di particolare. Nel paese v’è spaccio di sali e tabacchi, spezieria, ed un medico condotto con scudi annui 180. Vi si tiene fiera il 14 luglio. Le prime famiglie sono i Lemmi e i Duranti. Il più vicino paese è Carnajola 3 miglia lontano. Quantunque circondato da alte montagne, ed in clima freddo nel verno, regnandovi libeccio, e scirocco, tuttavia sonovi belle piantagioni di viti e olivi. Non si conosce l’origine sua prima del 1377, che fu conquistato dal Visconte di Lorena nipote di Gregorio XI [2]. Viene popolato Monte Gabbione da 737 anime componenti 139 famiglie in 135 case, ma soltanto 249 abitano entro il paese, e 488 in campagna. Monte Gabbione tiene Appodiato Castel del Fiore. Di tavole 18652 è la superficie del suo territorio.

Castel del Fiore

A 295 persone, 48 entro il paesetto, e 247 in campagna, tutti unite formanti 41 famiglie in 40 case, ascende il popolo di questo Appodiato di Monte Gabbione, la cui Parrocchiale chiesa è intitolata a S. Maria Maddalena. Della superficie censita di tavole 9325 è il suo territorio

Note del Redattore
[1] Non esistono attualmente prove documentali per questa affermazione
[2] Non esistono attualmente prove documentali per questa affermazione

 

MONTE GIOVE

montegiove

In freddo clima torreggia nel culmine di pietrosa collina con spazioso orizzonte in ispecie al sud l’antico castello di Monte Giove, di cui oggi non si scorgono che avanzi, essendo al presente medesimo costruito di non belle case, su le quali però signoreggia il palazzo del Marchese Misciatelli, che è padrone di quasi tutto il paese. La chiesa Parrocchiale con 3 altari senz’organo è dedicata a S. Lorenzo, di cui si solennizza la festa il 10 Agosto. Fra gli accennati vanti, si scorge la camera ove nacque, e visse varii anni la Beata Angelina figlia di Giacomo di Binolo dei Conti di Marsciano signore di detto Castello, la quale fu fondatrice del terz’ordine di San Francesco, e volava al cielo sessagenaria in Foligno nel 1435. Unica bottega di Monte GIove è lo spaccio di sali e tabacchi: non medico, non farmacia. Il più vicino paese è Monte Gabbione, dal quale dista 3 miglia di erta, sassosa e dirupata via. Nel territorio sonovi i torrentelli Frosinone [1] poco altri il miglio, e dà moto ad una mola da grano, e Chiericiolo distante miglia 2, che volta 2 mole. Sotto il Governo di Ficulle, Diocesi di Orvieto è situata questa Comune, che compone di 362 individui riuniti in 51 famiglie in case 51. Solo 35 persone abitano nel paese, e 327 in campagna, senza contarvi quelle dell’Appodiato Frattaguida. Il suo territorio è esteso in superficie tavole 31964.

Frattaguida

Appodiato di Monte Giove. Il suo popolo componesi di 174 individui tutti soggiornanti in campagna, e riuniti in 24 famiglie in 23 case sotto una chiesa parrocchiale.

Note del Redattore
[1] In realtà Fersinone

MONTE LEONE

monteleone

Comune sotto il Governo di Ficulle da cui dista miglia 8 nella Diocesi di Orvieto. a 1673 anime giunge la sua popolazione, o a famiglie 318 in 304 case sotto la Parrocchia dei SS Pietro e Paolo Apostoli. Entro il paese però vi abitano solo 500 persone, e le altre 1173 in campagna. E’ situato su di un’altura, in piuttosto freddo clima nel verno. L’aria v’è purissima. Giace proprio sulla strada provinciale che viene da Orvieto e va a Città della Pieve. Il paese è polito, tutto selciato, ricco di fabbricati, e cinto di mura, illuminato da lampioni nella notte, e v’è ottimo musicale Concerto, ed un grazioso teatrino. Nelle insigna Collegiata suddetta costruita a cavalloni, con organo, vi sono 8 altari comprese le due laterali cappelle del Rosario, e della SS Annunziata e vi si ammira un quadro di Pietro Perugino ritoccato. Il suo Parroco ha titolo di Priore, ed abita in buona casa sulla piazza. Chiese filiali sono la Madonna della Torre a volta; la chiesa della Morte; quella della SS Annunziata, assai bella, con volte, e un solo altare; quella di Sant’Antonio da Padova, a volta con un solo altare e comunica col palazzo Mariottini; quella SS Crocifisso, poco distante al nord del paese, a cavalloni, con tre altari, ed organo; quella di San Rocco, pure fuori, come quella di S. Angelo. Altra chiesa è quella di S. Angelo situata nella villa di tal nome, circa un miglio e mezzo lungi al sud-est; altra di Colle S. Cristoforo, più distante verso il sud: è a volta, e fabbricata dalla famiglia Cecchetti a cui spetta; altra di S. Maria Maddalena al sud nella villa di S. Maria. V’è infine la chiesa di San Biagio al sud-ovest lontana circa un quarto di miglio, e quella di Sant’Antonio abbandonata, 2 miglia distante nei confini di Monte Gabbione. Varie Compagnie esistono in Monte Leone, uno Spedale pei poveri, un Maestro per i fanciulli, una Maestra per le donzelle, due mole da grano, undici da olio, abbondano il paese di questo, di grano e di granoturco. La festa popolare si celebra la quarta domenica di Maggio per il protettore S. Teodoro.

Le malattie che a preferenza vi regnano, sono le pneumoniti, e le febbri gastriche, le intermittenti, curate da un Medico-chirurgo che percepisce annui scudi 200, e v’è anche una spezieria. Le migliori famiglie sono Lemmi, Marocchi, Brizi. Vi accadono circa annui matrimoni 15, nascono da 60 individui, ne mujono 30 circa. Vi sono mercati tutti i martedì e fiera il 5 Agosto, e il 18 Ottobre. Nacque in Monte Leone, paese così chiamato dal Pontefice Leone XI [1], Mastro Consiglio Dardalini celebre mosaicista capo degli artefici della facciata di Orvieto. Il territorio di Monte Leone abbonda di generi ed è della superficie di tavole 22526. Lontano dal paese un quarto di miglio, esiste una fontana d’acqua eccellente. Città della Pieve gli rimane 5 miglia distante, e Monte Gabbione 3.

Nota del Redattore:
[1] Non esistono attualmente prove documentali per questa affermazione.

 

PARRANO

parrano

Da 672 persone riunite in 103 famiglie entro 98 case è formata questa Comune che è sotto il Governo di Ficulle, Diocesi d’Orvieto. Viene poi divisa in 196 individui, i quali abitano nel paese, ed in altri 476 che soggiornano in campagna. La chiesa Parrocchiale è dedicata alla SS Assunta. Ha le frazioni ci Cantone e di Spereto. Giace in colle in angusto orizzonte. La protettrice di Parrano è S. Caterina, della quale si celebra la festa il 25 Novembre. Il clima è piuttosto dolce, umido e vi spirano scirocco e tramontana. Vi regnano mali flogistici [1], reumatiche e febbri intermittenti, curate da un medico, a cui accordansi scudi 180 e casa. V’è una assai decente farmacia. Non mancavi il Monte frumentario del Comune, due mole a olio entro il paese, una a grano in riva della Chiana, che scorre a piè del colle, viene da Città della Pieve, e vicino Orvieto si getta nel fiume Paglia. Parrano ove è fiera il primo Giugno dista 4 miglia da Ficulle. Vi sono d’intorno grandi boschi, acqua vicina mediocre a beversi, una sorgente d’acqua sulfurea, ed una d’acqua ferruginea. Entro al monte a tramontana esistono grotte non di facile accesso [2] ricoperte di stalattiti assai belle a vedersi. Il territorio della superficie di tavole 28516 è non troppo coltivato, ma vitato alberato, e assai fertile e in copia vi si raccolgono i generi sebbene in parte sassoso e incolto. Vi prosperano assai bene gli olivi. Nella vetta del poggio esiste la villa di Cantone, e perciò detta Poggio di Cantone. Il fosso più prossimo dicesi Bagno, e dal suo letto scaturisce l’indicata acqua solfurea. Le migliori famiglie di Parrano sono il Conte Mariscotti, Gnotti, e De Sanctis. Pessima è la strada per condursi in Parrano, lontano dalla via maestra, e perciò senza commercio. Il palazzo Baronale, ora di Mariscotti, presenta una gran mole con alta torre nel centro, e nell’interno una scala a lumaca che conduce sino alla sommità del palazzo, ed è vasta a cordonata, da poterci salire anche bestie cariche. La piazza del paese è tutta vacua, e posa sopra un gran voltone. Fuori di Porta rupe, evvi a mezzo giorno una rupe da far paura.

Pieve di Montelungo

In quest’Appodiato o annesso di Parrano abitano tutti in campagna i suoi 254 individui che ne formano la popolazione, composta di 47 famiglie e 44 case. Nel territorio di Parrano, distanti due miglia e mezzo, sonovi tre ville. Una è la presente chiamata Pieve lunga, o di Montelungo; v’è la Parrocchia, ed ha sotto le altre due, delle quali una  è detta Spereto, e l’altrà Cantone. Tutte rimangono in poggio al di sopra del castello di Parrano. Molti si occupano in cuocere carbone, e lucrano non poco, altri s’industriano assai colla pastorizia. I costumi di tale popolo sono semplici, e non pochi protraggono la loro vita a lunga età.

Note del Redattore:
[1] Mali di tipo infiammatorio
[2] Probabile riferimento alle Tane del Diavolo, grotte carsiche di grande interesse naturalistico e archeologico

Autore: F.B:

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...