Bartolomeo della Rovere proprietario di Fabro, Monteleone, Montegabbione e Salci (1478)

g_2_stemma della rovereAll’origine della guerra tra Orvieto e i Bandini di Città della Pieve per il possesso dei castelli di confine Fabro, Monteleone, Montegabbione e Salci, vi fu il motu proprio di Papa Sisto IV del 1478. Il motu proprio consisteva in un atto di libera iniziativa con il quale un papa poteva agire senza chiedere consiglio alla Camera Apostolica.

A seguito della morte di Nicola detto il Fracassius, nipote di Francesco Montemarte dei Conti di Corbara, Sisto IV incamerò i beni che questo possedeva, ossia i castelli di Monteleone, Motegabbione, Fabro e Salci. Nel documento [1] conservato all’Archivio di Stato di Roma, questa acquisizione viene riportato in questo modo:

[…] Castrum Montis Leonis Clusine Diocesis, et Castrum Montis Gabionis, et Castrum Fabri et quod dirutum existit Castri Salicis Urbevetanae Diocesis ad Romanam Ecclesiam pleno iure pertinentia quod q. Nicolaus alias Fracassius laicus Urbevetanus a Camera Apostolica, seu a Romana Ecclesia in Feudum seu Vicariatum sub arte annuae responsione obtinebat per abitum eiusdem Fracassi, qui nullis legitimis relictis heredibus aut successsoribus diem suum clausit extremum ad Ecclesiam seu Camera Apostolicam essent legitime devoluta. […]

Da questo passo, si comprende che Monteleone, oggi facente parte della Diocesi di Perugia-Città della Pieve, nel 1478 era l’estremo lembo della Diocesi di Chiusi di cui il corso del torrente Ripignolo costituiva il confine naturale. Allo stesso tempo il castello di Salci, oggi Diocesi di Perugia-Città della Pieve, nel 1478 era parte della Diocesi di Orvieto insieme ai castelli di Fabro e Montegabbione. Un dato interessante è la descrizione di Salci di cui, come riporta il testo, restava ben poco quod dirutum existit Castri Salicis (ciò che di distrutto esiste del castello di Salci). Il motivo per cui il castello di Salci fosse distrutto non è al momento noto.

Non essendo in vita nessun erede nè successore del Fracassius, Sisto IV decise legittimamente di incamerare i suoi beni, beni che già erano stati confiscati agli antenati Montemarte da Papa Bonifacio IX circa 70 anni prima. Nel 1478, Sisto IV titolare di questi possedimenti, decise arbitrariamente che tutto ciò che fosse stato nei confini di quei castelli andasse al nobili viro Bartholomeo de Ruere, Bartolomeo della Rovere, suo nipote.

Il documento fu redatto a Bracciano, nella Diocesi di Sutri, il 19 Settembre 1478. L’anno seguente lo stesso Bartolomeo vendette questi castelli al Comune di Orvieto per 4000 ducati d’oro.

Questa vendita fu la pietra dello scandalo che diede il via alla guerra tra i Bandini di Città della Pieve e il Comune di Orvieto per il possesso di questi castelli.

Autore: F.B.

Note:
[1] ASR, Collezione pergameneRoma, Famiglia Santacroce, II 17, 279 a /bis

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...