La Compagnia del Ss Rosario di Fabro – anno 1582

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La Confraternita del Ss Rosario di Fabro – anno 1582

Fino a qualche decennio fa, a Fabro era presente una Confraternita che riuniva sotto un’unica compagnia le tre antiche confraternite del comune: la Confraternita del Corpus Christi o Ss Sacramento, nota per la fondazione della Chiesa di San Basilio, la Compagnia di Maria Ss delle Grazie, quella legata all’Altare di Sant’Antonio e la Confraternita del Ss Rosario. Ancora oggi sono in vita gli ultimi confratelli, uno dei quali quasi centenario, Oreste Lanzi.

Con questo articolo vorrei porre l’attenzione proprio sull’origine della Compagnia del Ss Rosario,  unica di cui sia stata trovata una pergamena originale. Delle altre confraternite si parlerà in prossimi articoli, quando la documentazione diventerà più corposa.

La pergamena della Confraternita del Ss Rosario è in uno stato di conservazione abbastanza buono. Una quindicina di anni fa, però, durante i lavori di ristrutturazione della casa, rischiò di essere persa per sempre, poiché buttata tra i calcinacci da inconsapevoli operai. Fortunatamente il parroco, Don Domenico Cannizzaro, notò un foglio piegato e malconcio che evidentemente non era un calcinaccio, lo raccolse e si accorse che si trattava della preziosa pergamena. La salvò e ne fece fare un quadro. Insieme a questa ne salvò anche un’altra, sempre riguardante la medesima confraternita, di cui parleremo in un nuovo articolo.

La pergamena è di dimensioni medio-grandi ed il testo è orientato orizzontalmente. Il fatto di essere stata mal conservata e piegata per lungo tempo ha reso alcuni passi del testo illeggibili e ha comportato la perdita dei colori.

Tre lati sono decorati da greche finemente miniate alternate a riquadri e tondi figurati. Ciascuna greca è decorata con un volto angelico circondato da raggi posto sopra una sorta di vaso da cui scaturiscono riccioli vegetali. I colori dovevano essere oro, verde e forse rosso, ma non rimane molto. Il primo riquadro in alto a sinistra riporta l’immagine dei Santi Pietro e Paolo, di cui si leggono ormai solo i contorni poiché il colore è completamente perso. Al centro, un tondo raffigura la Madonna tra San Domenico, inventore dell’Ordine dei Domenicani, e Santa Caterina da Siena, l’esponente femminile più importante dell’ordine. Nell’angolo in alto a destra è raffigurato San Martino nell’atto di tagliare il suo mantello e donarlo ad un povero. Anche questa immagine è molto consunta e sono appena visibili i contorni delle figure. Sotto San Martino è presente un altro tondo raffigurante lo stemma civico di Fabro, molto rovinato e sporco, che nella struttura complessiva ricorda molto lo stemma che decora la Cisterna. Infatti l’incudine e il martello, posti sopra il ceppo, sono inseriti in uno scudo tondo sormontato dal volto alato di un puttino. A differenza dello stemma moderno, è presente una mano che batte il martello sull’incudine, mentre oggi il martello è semplicemente appoggiato sull’incudine. Alla stessa altezza dello stemma di Fabro, ma sul lato sinistro è presente un altro stemma, di cui però, a causa dello sporco e della consunzione, non è possibile leggere nulla. Si riconosce esclusivamente un’aquila bicipite sulla cima, un drappo rosso al di fuori dello stemma e alcune bande rosse e gialle all’interno sul lato sinistro. Ricercando tra gli stemmi araldici di tutte le personalità che sono citate nel documento, sembrerebbe non appartenere a nessuno di loro.

ringrazio Don Domenico Cannizzaro per la disponibilità e  Massimiliano Neri per il supporto fotografico

Il testo della pergamena affronta la nascita della Confraternita, il cui atto fu firmato a Roma il 3 aprile del 1582 nel Convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva, vicino al Pantheon, dove riposano le spoglie di Santa Caterina da Siena.

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Convento di Santa Maria sopra Minerva, Roma

L’approvazione della Confraternita di Fabro fu firmata da Frate Timoteo Bottonio, Vicario di Frate Paolo Constabile Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori.

Il Vicario, che parla in plurale maiestatis, prima di accettare la richiesta dei fedeli di Fabro, spiega l’origine del Rosario, asserendo che solo tramite la preghiera si può raggiungere la perfezione. Il Rosario, spiega, fu inventato da San Domenico basandosi sulle preghiere della Madonna e in base ai precetti del Libro dei Salmi di Davide. Questo Rosario fu approvato dai Papi anche per le grandi preghiere, privilegi e indulgenze in cui i Padri dell’Ordine si profusero per farlo approvare. Il legame tra la Madonna e il Rosario fece si che ella divenne la più invocata nelle preghiere.

Dalla pergamena emerge che i fedeli di Fabro si erano riconosciuti in questa forma di preghiera e avevano deciso di unirsi in una confraternita sotto l’invocazione del Ss Rosario. Dentro la Chiesa di San Martino i confratelli avevano fatto costruire un altare e una cappella dedicata alla Beata Maria del Rosario, ma questo non era sufficiente poiché erano desiderosi di avere l’approvazione e il riconoscimento ufficiale. Per far questo fu inviato a Roma il Magnifico Don Baldassarre Bonanni da Norcia, agente dell’Illustrissimo Don Michele Bonelli, Duca di Salci e Fabro. L’intercessione di questa personalità convinse il Vicario ad accettare la Confraternita del Ss Rosario del Castello di Fabro, purchè non vi fossero state altre confraternite simili.

Nell’approvare la confraternita, il Vicario raccomanda di santificare la Festa del Santissimo Rosario ogni prima domenica di Ottobre, in ricordo della Vittoria contro i Turchi a Lepanto nel 1571. La pergamena riporta che la Festa fu istituita da Gregorio XIII, ma in realtà l’istitutore fu Pio V che dedicò il 7 Ottobre alla Vergine della Vittoria, poichè riteneva che la sconfitta dei Turchi fosse avvenuta tramite l’intercessione di Maria. Gregorio XIII, invece, ne cambiò soltanto il nome in Madonna del Rosario

Infine, nomina il Pievano di Fabro, e di conseguenza i suoi successori, come Cappellano della confraternita e della cappella stessa, il quale dovrà scrivere in un libro i nomi dei fedeli che vorranno entrarvi. Ordina di far affrescare la cappella con un’immagine di San Domenico e una della Madonna che riceve il Rosario direttamente dalla mano di Dio, aggiungendo che vi si dovrà pregare in ginocchio. Queste cose dovranno esser fatte per bene e non con sciatteria, altrimenti la Compagnia di Fabro perderà ogni appoggio da parte dell’Ordine.

L’ultima clausola riporta l’eventualità che tutti i benefici e indulgenze della Confraternita e della Cappella tornino nelle mani dell’Ordine qualora la Chiesa di San Martino venga retta da un frate dell’ordine domenicano.

Di sotto riporto il testo in traduzione

Autore: FB

IN NOME DELLA SANTISSIMA E UNICA TRINITÀ

del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, a lode e gloria della Beatissima Madre di Dio sempre vergine Maria; e venerazione del Padre Nostro San Domenico autore e istitutore del Santo Rosario. Noi fratello TIMOTEO BOTTONIO perugino Vicario del reverendissimo Padre Frate PAOLO CONSTABILE ferrarese professore della Santa Teologia Maestro generale di tutto l’Ordine dei Predicatori. Come crediamo che la summa della cristiana perfezione (sia) nell’unità dei cristiani allo stesso modo riteniamo che la fonte di tutte le perfezioni sia in Cristo come  la Testa è quella delle membra. Così piamente con ragione ed esperienza insegniamo che per ottenere la perfezione è ottimo il mezzo della preghiera. Il modo di pregare Dio, come la Santissima Vergine Maria madre di Dio pratica per centocinquanta salvezze angeliche e quindici orazioni domenicali come nel Libro dei Salmi di Davide, che è chiamato Rosario dal santissimo Padre Nostro San Domenico fu il primo inventato e istituito e approvato dai Sommi Romani Pontefici per devota intercessione dei Padri del Nostro Ordine, per ottenere questo anche con grandi privilegi e numerose sante indulgenze e altre Grazie Apostoliche tra gli altri incontratisi nella Chiesa (affinché non fallissimo). Per questo la Beatissima Madre di Dio (la cui intercessione può ottenere questa perfezione per noi) da allora è più frequentemente invocata. Lo stesso modo di pregare per se (se fatto bene), quanto più facilmente si raggiunge, dunque fa percorrere tutta la vita di Gesù Cristo Nostro Salvatore attraverso quindici misteri meditando il Vangelo. Che voi devotissimi di Cristo e a noi amatissimi fedeli in Cristo del Castello di Fabro, nella Diocesi di Orvieto, piamente osservanti e per avere, aumentare e conservare il predetto modo di pregare istituiste e ordinaste la Confraternita, del Libro dei Salmi o del Rosario, sotto l’invocazione della Beata Vergine Maria nella chiesa parrocchiale di San Martino di detto castello, e fondaste un altare e una cappella; e desiderosi che l’istituzione, l’ordinazione e la fondazione fosse da noi fu recepita e approvata, <…> chiedeste che fosse confermata (per interposta persona del Magnifico Don Baldassarre Bonanni nursino, agente dell’Illustrissimo Don Michele Bonelli) affinché giudicassimo con grazie e favori opportuni di approvare e confermare la detta vostra Confraternita. NOI dunque favorevoli per i vostri voti e petizioni riceviamo, approviamo e confermiamo detta Confraternita nella detta chiesa del castello sotto il titolo della Beata Maria del Rosario istituita per autorità apostolica da noi in questa parte concessa, e la accresciamo con la forza perpetua della fermezza; e poiché l’opera da nuovo erigiamo in persona: purchè non ci sia stata istituita un’altra simile società nel medesimo castello di Fabro. E accogliamo e ammettiamo in vita e ugualmente in morte la vostra stessa Confraternita e tutti quelli che sono stati accettati di entrambi i sessi Fedeli a Cristo e successivamente saranno accettati per grazie, privilegi e indulgenze con le quali sono accolte altre simili confraternite istituite nella Chiesa del nostro ordine. Raccomandiamo la Festa del Santissimo Rosario nella prima Domenica del mese di Ottobre da celebrare in quella stessa cappella, festa appena istituita e decretata da Sua Santità Papa Gregorio XIII, in conseguenza della grazia della Vittoria passata e memorabile contro i Turchi ottenuta quello stesso giorno con le preghiere congiunte dei Confratelli della sua Compagnia (come piamente si crede) e con l’aiuto e l’intervento della Santissima Vergine Signora Nostra. Costituiamo Cappellano di questa Società e della Cappella il reverendo Rettore della predetta Chiesa attuale e pro tempore esistente che possa scrivere, accogliere e ammettere in un libro specifico i nomi e cognomi di tutti i Fedeli che in quella stessa società desiderano entrare e che devotamente sono accolti, (che possa) benedire il libro dei Salmi o la Corona, i misteri del sacro Rosario, esporlo come si deve reverentemente, e fare ogni cosa che i frati della nostra Chiesa a questo deputati possono fare e sono soliti fare ritualmente. Nel giorno di Cristo colmanti della sua coscienza non si riscuota del denaro in nessuno modo per l’ammissione, per l’ingresso di qualcuno con scrittura e benedizione, ma tutto questo si faccia gratuitamente come hanno i Capitoli e le clausole di questa pia Società; ad ogni modo anche Noi nel culto di Dio e della sua Madre Signora Santissima accettiamo e gratuitamente diamo e concediamo la salvezza e il profitto dei Fedeli. Vogliamo, però, e ordiniamo che sia osservato da ognuno che nella venerabile immagine per la succitata cappella da fabbricarsi e da erigersi ritualmente (come è uguale alle quindici Redenzioni nostre <…> (si dipinga?) l’immagine del nostro divino Padre Domenico primo inventore e istitutore del sacro Rosario, si dipinga similmente l’immagine della Madonna che accoglie modestamente le corone e fazzoletti dalla mano di Dio da venerare in ginocchio, che se sarà fatto male o con sciatteria, le nostre presenti Lettere a voi e ai successori non vi appoggino minimamente, e siano di nessuna forza o valore. Stabiliamo e chiariamo infine che quando avvenga che i nostri Frati dentro o fuori detto Castello di Fabro ottengano la Chiesa, per la stessa legge, e per questo solo motivo da quel momento in poi senza nuova dichiarazione ma disposizione presente, la predetta Società e tutte le indulgenze e privilegi concessi alla medesima siano tolti da detta Cappella e trasferiti totalmente alla nostra Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo Amen.

Nonostante qualunque contraria disposizione. Nella Fede di Loro con libere Lettere sottoscriviamo con mano propria munita del nostro sigillo.

Dato in Roma nel nostro convento di Santa Maria sopra Minerva, il giorno 3 Aprile 1582 e singoli anni.

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