1654: la nascita del Marchesato di Fabro

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Nel volume dei Consigli Comunali relativi agli anni 1627-1655, presente nell’Archivio Storico Comunale di Fabro [1], è riportato il consiglio in cui si annotava l’avvenuta vendita del Castello di Fabro e della Tenuta di Salci (oggi tenuta di Poggiovalle) al Marchese Carlo Maria Lanci da parte della Città di Orvieto.

 Il documento, datato 21 agosto 1654, riporta la copia delle lettere originali della compra-vendita che accadde il 19 agosto precedente. Il Castello nel 1638, infatti, era stato venduto dall’allora proprietario Marchese Capizucchi al Comune di Orvieto per debiti di gioco, pertanto la città esercitò il potere feudale sul nostro castello per circa 16 anni [2].

Come ogni consiglio comunale che si rispetti vengono citati i nomi dei consiglieri, tra i quali si possono leggere alcuni cognomi tutt’oggi presenti tra gli abitanti di Fabro, come Lunardi (adesso Leonardi), Neri, Barzi, Lanzi, Gorini e Canini.

La lettera redatta dai Conservatori della Pace della Comunità di Orvieto è molto stringata e riporta il passaggio di proprietà dal Comune al Marchese Lanci, per l’interposta persona dei suoi procuratori, il signor Gualtero Gualteri e il signor Giuseppe Margrande.

Dalla lettera del Marchese Lanci, invece, si evince l’affetto, reale o simulato, del futuro padrone verso i suoi sudditi e la disponibilità di assecondare le loro richieste. Cosa che farà, effettivamente, quando il popolo di Fabro protesterà contro il Comune di Orvieto per essere esentato dal pagare la tassa sul macinato introdotta dalla città su tutti i castelli sottoposti alla sua baronia. Infatti, non essendo più proprietà del comune orvietano, il popolo trovava assurdo continuare a pagare questa tassa ed il Marchese si fece portavoce di questa istanza. Ma di questo si parlerà in un altro articolo.

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Innocenzo X

La lettera, poi, fornisce un’informazione molto importante. Il Marchese, oltre a decretare l’acquisto del Castello di Fabro avvenuta per intercessione del Papa, di cui non fa il nome ma è semplicemente indicato dalla formula Santita di N.S., riporta la concessione fatta da questo stesso a elevare il suo possedimento a rango di marchesato. Il Papa in questione, in base alla data della vendita, è Innocenzo X.

Quindi il feudo del castello di Fabro, con il suo distretto e le sue tenute,  sarà marchesato dal 1654 fino al 1816, quando per decreto papale saranno aboliti tutti i diritti feudali entro lo Stato Pontificio. Gli ultimi marchesi saranno i Marchesi Antinori di Perugia.

Infine il 30 Agosto 1654, un nuovo consiglio comunale stabilisce cosa regalare al Marchese come dimostrazione di vassallaggio e buona accoglienza. Il consigliere Giuseppe Calandrini suggerirà di regalare al padrone quello che ritengono migliore i Priori del castello, da scegliere tra vino o pollame.

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Stemma araldico Lanci

Qualche dato sulla famiglia Lanci.
Originaria di Firenze, questa famiglia accumulò grandi ricchezze grazie agli incarichi avuti nell’amministrazione pontificia. Per generazioni i Lanci si occuparono della gestione della Tesoreria di Spoleto e Perugia. Carlo Maria Lanci alla sua morte lasciò tutti i suoi beni al figlio Francesco [3]. La moglie Girolama, figlia del Marchese Ludovico Chigi di Viterbo, gestì il patrimonio del marito per il figlio ancora giovane. Di Francesco e Girolama Chigi Lanci abbiamo testimonianza nei documenti d’archivio presenti in Comune a Fabro, sopratutto di Girolama. Ella, infatti, emanò nuove leggi e modifiche allo Statuto del Castello, e pretese di venir messa al corrente della contabilità del feudo, poichè gestito in modo inappropriato fino a quel momento.

 

Autore: F.B.

In Dei nomine Amen. Die 21 mensis Augusti 1654

Congregati l’Infrascritti huomini del Castello e Tenuta di Fabro ad effetto di pigliare

il 

giuramento del Vassallaggio della Vendita fatta dall’Illustrissima Città di Orvieto al Illustrissimo

Signore Marchese Carlo Maria Lanci del Castello di Fabro e Tenuta et di Huomini Congregati come

supra nel solito Palazzo di Fabro piglino il giuramento in mano del <…> Giuseppe Margrossi da

Orvieto procuratore dell’Illustrissimo Signore Marchese come nella lettera qui in fine da

registrasse.

Signori
Girolimo di Bassano
Priori Vincenzo di Francesco
Cristofeno di Pietro Filippo di Sante
Domenico di Martino Costanzo Barzi
Stefano Grisante                  Camerlengo Marco di Silvio
Ipolito Fazzi Agostino d’Angelo
Cristofeno Lunardi Giouanne Corbi
Gasparre di Bernardino Giovan Angelo di Cintio
Valerio Neri Giovan Battista d’Antonio
Alessandro di Evangelista Domenico di Giovan Battista
Cesere di Virgilio Profilio Bielli
Bastiano di Micchele Bernardino di Paulo
Ambroscio Barzi Giovan Battista Barzi
Basilio Lanzi Pasquale di Lorenzo
Gioseppe Calandrini Fabio Gorini
Bartolomeo Graziosi Michelangelo di Domenico
Carlo Bielli Dionisio Neri
Cristofeno di Marino Lertionne Bielli
Carlo Bini Girolimo Canini
Leonardo di Meo Francesco di Giovan Battista Ferrari
 Andrea d’Antonio Francesco di Vittorio
 Bernardino Calandrini Carlo di Simone
 Pietro di Masso                   Balio di Fabro Antonio Maria Canini

Presente nel detto Palazzo di Fabro il molto Illustre Reverendo Signor Don Francisco Lionelli Pievano et Francesco Lanzini.

Copia della lettera da parte della Città di Orvieto
Ab extra. Il molto magnifico signore Il Potestà di Fabro – Loco + sigilli
Incuts vero, al molto magnifico Signore. Questa nostra Città ha venduto cotesto castello di Fabro e sua tenuta di Salce al Signor Marchese Carlo Maria Lanci et hoggi il nostro generale Consiglio ha ratificato l’Istromento di Vendita, onde in esecuzione di ciò sarete contento dar l’actuale possesso di detto Castello alli procuratori acciò destinati dal suddetto Signor Marchese relassando a i medesimi cotesto officio che hauete sinqui esercitato per noi detti Potestà di detto luogo in mano di suddetti presenti tanto esegiite e Dio vi contenti, Orvieto di 19 Agosto 1654 <…> et Conservatori della Pace, Giulio Cesare Marsciani.

Copia della lettera del Marchese Carlo Maria Lanci
Ab extra. Alli molto magnifici miei amatissimi li Priori e Cummunità di Fabro, loco + Sigilli
Ictus Vero, molto magnifici miei amatissimi. Hauendomi la Santita di N:S: dato benignamente licenza di poter comprare dalla Città d’Orvieto cotesto Castello con la Tenuta di Salce e sua Iurisditione et hauendo insieme onorato del titolo di Marchesato se n’è in quel giorno stipulato l’Istromento e douendone io conseguentemente pigliare il possesso ho costituito miei procuratori in solidum li Signori Gualterio Gualteri et Gioseppe Margrosso e ciascun di essi che verrà consti vi piacerà di ammetterlo all’attual possesso di prestare il solito giuramento di fidelità e fare ogni altro atto necessario et opportuno corrispondente al medesimo possesso e mentre io me rendo certo della vostra pruntezza e affetto verso di me cossì vi assicuro della mia buona volontà verso di voi con desiderio particolare di giovarve in ogni vostra occorrenza e Dio vi guardi. Di Roma 14 Agosto 1654, Vostro Affezionatissimo Carlo Maria Lanci, Priori e Communità di Fabro.

In Dei nomine Amen. Die 30 Agosto 1654
[…] Essendo che l’Illustrissimo Signore Marchese Carlo Maria Lanci nostro nuovo Padrone di questo Castello di Fabro ne habbia pigliato il possesso e come sudditi e buon vassalli se pare nel presente Consiglio ordinare di regalare all’ Illustrissimo in segnio del buon affetto e amorevolezza di Vassallaggio, però nel presente Consiglio di ordine quello che si doverà dare per regalo.
[…] Josephus Calandrinus unus ex dicto Consilio <…> auxilio dixit ed consulit:
Chi per mostrare il segnio di buoni e sudditi Vassalli verso l’Illustrissimo Marchese Carlo Maria Lanci nostro nuovo padrone di questo Castello, sono di parere che si sia piena autorità e facultà alli signori Priori di regalare all’Illustrissimo di quello pararerà sia più gradito come il Vino o polli e salvo inviarle in Roma o mandare prsuna apposta come meglio parerà alli signori Priori […].

Note:
[1] ASCF, Consigli comunali 1627-1655, c. 288
[2] ASO, ASCO, Istrumentari, Vendita del Castello di Fabro 1638
[3] D. Simone, “Committenza e Collezionismo nella Roma di secondo Seicento: il Cardinale Giacomo Filippo Nini”, pag. 65 (tesi di dottorato, anno 2009/2010, Roma “La Sapienza”)

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