La Via Romea di Stade e il suo tracciato storico da “Castel” a “Sarminian”

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Pellegrini fuori dalle mura di Roma in occasione del Giubileo del 1300

Parallelamente alla Via Francigena che transita in Val d’Orcia, nel nostro territorio sui crinali orientali della Val di Chiana correva la Via Romea di Stade, detta Via dell’Alpe di Serra, ma anche Via Teutonica o Via Germanica. Questa strada era la via dei pellegrinaggi percorsa dalle popolazioni dell’Europa Centro-Orientale che si incamminavano per raggiungere Roma, la capitale della Cristianità.

Con questo articolo tenterò, con i materiali raccolti per uno studio sulla Via Romea di Stade tra il 2010 e il 2013 durante la mia collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto che ha prodotto il testo di R. Stopani e L. Andreani “Gli itinerari dei pellegrini lungo la via Teutonica. Il percorso subappenninico. Toscana Umbria e Lazio” (ed. Centri Studi Romei, 2015), di tracciare l’itinerario storico di questa via attraverso il nostro territorio, da Castel a Sarminian (Città della Pieve e Sarmugnano di Ficulle). I materiali da me raccolti riguardano il territorio pievese e alto orvietano e sono essenzialmente documenti d’archivio, sopratutto catasti, analisi della toponomastica locale.

Nei documenti medievali, tutti i pellegrini venivano chiamati con il nome di romei, perchè transitavano sulle vie romee, o romipeti, dall’unione della parola ‘Roma’ e il verbo latino ‘petere’ (cercare di raggiungere), quindi i pellegrini erano coloro che si incamminavano per raggiungere Roma.

La Via Romea di Stade prende il suo nome dalla città di partenza, la città tedesca di Stade che si trova nella Bassa Sassonia affacciata sul Mare del Nord.

Il documento, noto anche come Annales Standenses, che riporta la descrizione del tracciato è databile al 1236 circa e fu scritto dall’Abate Alberto di Stade, frate francescano, a beneficio dei pellegrini. Esso, infatti, include le tappe dell’itinerario, distanze e accenni sulla condizione delle strade. Il testo si svolge come un dialogo tra due frati pellegrini, Tirri e Firri, ed inizia con una domanda:

Firri iterum dixit: Bone Tirri, Romam ire volo, expedias me de itinere.
Gi Tirri: Qua via vis procedere?
Et ille: Versus vallem Maurianam; sed prius ibo in Daciam pro equo, et sic procedam de Stadio. Ad quem Tirri: Loca tibi nominabo et miliaria interponam.” [1]

trad: Firri disse nuovamente: “Buon Tirri, voglio andare a Roma, spiegami l’itinerario.”
Tirri: “Per quale via vuoi procedere?”.
E quello: “Verso la Valle Mauriana, ma prima andrò in Dacia a cavallo e così passerò da Stade”.
E Tirri rispose: “Nominerò i luoghi e aggiungerò le distanze.”

Poi prosegue con la descrizione del percorso da Stade fino a Bologna, dove si trova un “bivio”: si può prendere la strada che conduce  ad balneum sanctae Mariae (Bagno di Romagna, FC) o quella che conduce ad Aquam pendentem (Acquapendente, VT)Il frate Tirri però aggiunge che lui stesso ritiene la strada per Bagno di Romagna la migliore per raggiungere Roma.

La strada quindi compie questo tragitto fino ad Roma:

Bolonia (Bologna). 13 Castellum sancti Petri (Castel San Pietro). 7 Emula (Imola). 10 Feance (Faenza). 10 Furlin (Forlì). 2 San Martien strate (San Martino di Strada). 4 Meldola (Meldola). 10 Civitella (Civitella). 15 balneum sanctae Mariae (Bagno di Romagna). Alpes 15 leucarum (Alpe di Serra). Champ (Campi). 8 Sibean (Subbiano). 6 Aretium (Arezzo).  8 Chastelium (Castiglio Fiorentino). 8 Ursage (Ossaia). 16 Castel (Città della Pieve). 10 Sarminian. 6 Orbete (Orvieto). 12 Mons Flascun (Montefiascone). 8 Viterbium (Viterbo). 16 Sutrium (Sutri). 16 Castellum sancti Petri (Castel San Pietro). 8 Roma. [2]

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I numeri riportati accanto al nome della tappa sono la distanza tra la tappa precedente e quella successiva e sono espressi in leucae, ossia in leghe del valore di poco più di 2 km. Per esempio, tra Bologna e Castel San Pietro ci sono 13 leghe, corrispondenti a poco più di 26 km.

La Via, lasciata la zona di Cortona, identificata con il toponimo Ossaia (Ursage) attraversa la valle del Lago Trasimeno, a quanto pare senza toccare direttamente Castiglion del Lago. Tirava dritto attraverso Villa Strada (nome parlante che rimanda ad un insediamento sorto vicino ad una strata) arrivando nella zona di Moiano. A questo punto si inerpicava  in collina percorrendo il crinale che ospita Città della Pieve e Monteleone d’Orvieto, scendendo per la valle di Carnaiola e risalendo a Ficulle. Da qui, probabilmente a mezza costa lungo il tracciato della Cassia antica, giungeva infine ad Orvieto.

Come si vede, il testo cita Città della Pieve, identificato con Castel, il villaggio perduto di Sarminian [3] nel territorio di Ficulle, e Orvieto. La distanza espressa attuale tra Ossaia e Città della Pieve è di 32 km, tra Città della Pieve e Sarminian di 20 km e tra Sarminian e Orvieto di 12 km.

Per lo studio delle antiche strade è importante l’individuazione dei luoghi di ricovero lungo l’asse viario. Questi potevano essere di tipo religioso o di tipo laico. I primi erano per lo più ospedali, hospitales e domus leprosorum (ricovero per lebbrosi), dove i pellegrini, viandanti e mercanti che cadevano ammalati lungo il viaggio potevano trovare cure adeguate. Mentre i ricoveri di tipo laico erano le classiche taverne, tabernae, ed osterie, hosteriae.

Questi luoghi hanno lasciato molto spesso un ricordo nella toponomastica locale, tramite la quale è possibile ricostruire idealmente il percorso delle strade antiche.

Castel (Città della Pieve)

La Via romea di Stade attraversava l’attuale Città della Pieve da nord a sud, entrando da Porta Sant’Agostino (anticamente Porta Fiorentina) e uscendo da Porta Romana. Quella che oggi è Via Vannucci, infatti, ricalca in parte questa antica direttrice, che nel corso dei secoli fu inglobata nel tessuto urbano, pertanto l’antico tracciato non è più completamente intellegibile a causa dell’evoluzione della città stessa.

A Città della Pieve erano presenti due hospitales, una domus leprosorum e delle tabernae, nel seguente ordine lungo il tracciatol’Hospitalis Novum di Santa Maria dei Bianchi, lungo l’attuale Via Vannucci, l’hospitalis di San Giacomo de Porta Vecciani appena fuori l’attuale Porta Romana, le tabernae e la domus leprosorum fuori dal centro abitato in direzione di Orvieto.

L’Hospitalis di Santa Maria dei Bianchi fu costruito sul finire del XIII secolo e accanto ad esso era annessa la Chiesa di Santa Maria dei Bianchi. Nelle Rationes Decimarum della fine del XIII secolo è citata, infatti, la presenza di un Hospitale Novum, costituito di alcune casette, che probabilmente identificava l’ospedale fatto erigere dalla Compagnia dei Bianchi. Questo luogo risultava avere due stanze, una per gli uomini e una per le donne, con due letti ciascuna. Nel 1713, vi fu un rimaneggiamento completo delle strutture, che vide la trasformazione dell’hospitalis in chiesa e l’antica chiesa in oratorio [4].

L’Hospitalis di San Giacomo de Porta Vecciani è citato nelle Rationes Decimarum nel corso del XIII secolo, nella zona dove ora sorgono la Chiesa di Santa Maria dei Servi e la Chiesa del Beato Giacomo. Questo hospitalis è identificabile con l’hospitalis di San Giacomo de Porta Vecciani (Porta Romana). L’hospitalis, infatti, fu costruito dal Beato Giacomo da Città della Pieve che visse nella seconda metà del ‘200. Secondo le fonti un giorno Giacomo si accorse del cantiere abbandonato di una chiesa con un ospizio diroccato annesso appena fuori da Porta Vecciana (Porta Romana). Il cantiere non era stato ultimato a causa di un’usurpazione del terreno. Giacomo, dopo una lunga diatriba legale contro l’usurpatore, riabilitò quel luogo portando a termine i lavori e aprendo l’ospedale, ma fu ucciso nel 1304 in un bosco da dei sicari dell’usurpatore. Presumibilmente, Giacomo rifondò un hospitalis preesistente e abbandonato [5].

Uscendo dalla città in direzione Perugia-Orvieto, la strada doveva transitare una decina di metri più in altro rispetto l’odierna Strada Statale 71, attraverso l’attuale vocabolo Tavernelle. Questo è un così detto nome parlante perchè rimanda alla presenza di piccole taverne, dette in latino appunto tabernulae.

Proseguendo ancora in direzione Perugia-Orvieto, dopo aver lasciato voc. Tavernelle, lungo la strada si incontrava cio che le Rationes Decimarum della fine del XIII secolo definivano domus leprosorum de dicto Castro (trad. il ricovero per i malati di lebbra di questo Castello [della Pieve]). Nella toponomastica moderna di Città della Pieve si conserva ancora una reminiscenza di questo luogo. A 2 km a Sud dalla città, infatti, esiste la località Lazzaretto (nome moderno che identificava un ospizio per malati) dove ancor oggi si erge la chiesa della Madonna della Sanità, entrambi nomi parlanti.

Tra Castel e Sarminian (da Città della Pieve a Ficulle)

La strada, superate le colline di Città della Pieve, giungeva nel territorio di Monteleone d’Orvieto. Il tracciato seguiva l’andamento Nord-Sud, come riportano anche i nomi delle porte del paese. E’ probabile infatti che, come accadde per Città della Pieve, anche Monteleone sia nato lungo la strada e che abbia inglobato una parte del tracciato all’interno delle mura durante il suo sviluppo.
La strada, quindi, entrando dalla Porta Nord attraversa longitudinalmente tutto il borgo per uscire dalla Porta Sud, che portava e porta in campagna.
La strada, uscita dal borgo, giungeva nel territorio del Pineto, dove, come testimoniato dal Catasto Orvietano del 1292, si trovava il pineti hospitalis [6], l’ospedale del Pineto.
La strada proseguiva risalendo verso l’attuale frazione di San Lorenzo e attraversava il vocabolo Cacciano, dove nel 1292 sorgeva un piccolo agglomerato chiamato Villa Cacçani. La strada percorreva la collina fino ad arrivare all’antico vocabolo Vecchiani che può essere identificato con Podio de Veclano citato tra i confini del territorio di Monteleone del 1278, in cui si cita la strata che portava a Podio de Veclano [7]. La strada, da questo punto in poi, diventava il confine tra gli antichi territori di Monteleone d’Orvieto e di Carnaiola, confine tutt’ora esistente.

Sarminian (insediamento perduto nel territorio di Ficulle)

La strada scendeva verso l’area occupata oggi da Fabro Scalo dirigendosi verso Orvieto. Sebbene il testo antico riporti la sola località Sarminian, la toponomastica attuale conserva ancora tracce di questo passaggio.

Prima di giungere a Sarminian, la strada passava con ogni probabilità per l’Osteria di Carnaiola, situata accanto al Ponte di Carnaiola, anticamente un guado sul Chiani. Successivamente toccava il vocabolo San Lazzaro, sito di un antico ospedale per infermi. San Lazzaro, infatti, era il patrono di lebbrosi e mendicanti, a cui erano intitolati gran parte degli hospitales medievali. Dai documenti d’archivio, infatti, questo luogo era nominato nel 1244 hospitalis leprosorum de vallis Ficullis [8], nel 1292 hospitale de Sancti Lazari de Ficulle.

Sarminian, località chiamata Sarmugnano/Sermugnano nel Catasto Orvietano del 1292 [9], si trovava nel territorio dell’antico comune di Ficulle. Essa doveva sorgere nella zona a sud in direzione Orvieto, stanti i 20 km di distanza che la separavano da Città della Pieve. L’esistenza di questo luogo è attestato anche dagli Atti Giudiziari conservati all’Archivio di Stato di Orvieto. E’ riportato, infatti, che proprio sulla strada per Sarmugnano fosse stato consumato il reato di turbativa dei Romei, ossia il recar danno ai pellegrini, che proprio per il loro status di pellegrini erano considerati santamente intoccabili.

Cola Gualterii, Ciolus […] et Johannes Amate Angeli de Ficulle contra quos processum est per inquisitionem […] quod contra nostrum mandatum iverunt cum armis ad stratam quem vadit per Sarmognanum et in praedicta strata offenderunt romeiros […]

Trad. “Cola di Guatiero, Ciolo […] e Giovanni di Amata Angeli di Ficulle contro i quali è questo processo per inquisizione […] poiché contro il nostro mandato andarono con le armi per la strada che va a Sarmugnano e su questa strada ferirono dei romei”

ASO, Giudiziario b.1, fasc. 15, c. 13r

La strada, quindi, doveva proseguire per l’antico tracciato della Cassia antica che giungeva a Orvieto, transitando per i toponimi ficullesi di  Poggio Osteria – Osteria – Civitelle – Torrone.

Autore: F.B.

Note:

[1]“Monumenta Germaniae Historica”, Scriptores, vol. XVI, pp. 335-340, Hannoverae 1858
[2] “Monumenta Germaniae Historica”, Scriptores, vol. XVI, pp. 335-340, Hannoverae 1858
[3] [6] [9] ASO, ASCO, Catasti nr. 400
[4] [5] P. Scandaletti et alii “Le Confraternite nella società di Città della Pieve dal Medioevo a oggi” – Libera Università di Città della Pieve – Laboratorio “Sul Filo della Memoria” n.3, Città della Pieve (2007)
[7] ASO, ASCO, Istrumentari, n. 877/8/VI, cc. 1r-10v
[8] ASO, ASCO, Istrumentari, n. 874

 

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