La Beata Vergine delle Grazie: un affresco rinascimentale a Fabro

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Madonna delle Grazie di Fabro, affresco (XVI secolo)

Nella chiesa-santuario della Madonna delle Grazie di Fabro è presente ancora oggi l’antico affresco del miracolo che potrò alla costruzione della chiesa stessa. Una decina di anni fa il penultimo parroco di Fabro, durante i lavori di restauro di tutto l’edificio, fece rimuovere il pannello dipinto con l’effige della Madonna con Bambino (che tutti conoscono) che era inserito nel edicola posizionata sopra l’altare. Dietro scoprì l’affresco vero e proprio., dove apparvero i volti rinascimentali della Madonna e del Bambino. Fece restaurare il dipinto e fece rimuovere le c.d. braghette a Gesù Bambino, aggiunte in un secondo momento non precisato.

 

Il pannello rimosso era in truciolato e fu probabilmente realizzato nella seconda metà del Novecento quando l’allora parroco decise di costruire il santuario della Madonna delle Grazie. In un ottica di “rinnovamento”, modificò la cornice preesistente di forma ovale e puttini in marmo. All’interno di questa cornice era visibile la Madonna con il Bambino e San Martino inginocchiato alla loro sinistra. Il parroco, invece, decise di stringere la finestra del visibile solo sulla Madonna e il Bambino, nascondendo San Martino.

Madonna delle Grazie con Bambino e San Martino, foto degli anni ’50 del XX secolo

Di questo affresco non si conosce nulla di preciso, né  l’origine né l’autore. Alcune informazioni si possono ricavare da un opuscolo stampato nel 1877, che unisce alcuni elementi di documentazione storica agli eventi miracolosi: Storia di un antico santuario dell’Immacolata Vergine Maria e del Patriarca S. Giuseppe.

Il documento fu scritto dall’allora pievano di Fabro, Don Ferri, per celebrare la fondazione, accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie, del Centro Perpetuo di Attività Apostolica che portava il suo nome, avvenuta nel 1875. Nel riportare questo evento cita un’informazione importante: nel 1875 la chiesa della Madonna delle Grazie fu riedificata dalle fondamenta, ad eccezione della parete di fondo. Pertanto, l’edificio religioso visibile oggi è una chiesa di fine ‘800 e non la primigenia cappella. Il prete informa anche di un precedente lavoro di ampliamento nel 1722 per permettere la frequentazione del luogo di culto a un maggior numero di fedeli. Questa informazione è confermata nella visita pastorale [1] del 1720, in cui si dice che la chiesa fu ampliata verso la facciata, dove era presente un portico, probabilmente ad un unico fornice, il cui spazio fu occupato dalla nuova navata.

Il parroco riporta la tradizione popolare riguardante il miracolo, informando però il lettore, con vena non poco polemica, che fino all’epoca napoleonica esistevano tutti i documenti che riguardavano questo prodigio, ma che andarono perduti proprio a causa di Napoleone. Grazie a questo opuscolo sappiamo, adesso, anche da dove proviene la leggenda della distruzione degli archivi da parte di Napoleone. E’ molto probabile che questi documenti non siano mai esistiti o che fossero andati persi per incuria già quando scrisse il parroco.

In base al racconto popolare il miracolo avvenne tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500 e si svolse davanti ad una fonte di acqua sorgiva decorata con un affresco raffigurante la Madonna con Bambino e San Martino inginocchiato alla loro sinistra. Con ogni probabilità, questo affresco era la parte figurata di un tabernacolo o di un’edicola votiva sormontante la fonte che era situata alle pendici occidentali del poggio di Fabro, proprio dove cominciava l’ultimo tratto di strada per salire al borgo. Non è un fatto insolito la presenza di immagini sacre nei pressi di fonti sorgive, quasi a santificare le acque e la stessa fonte, che in questo caso costituiva un importante punto di approvvigionamento idrico per la popolazione.

Il parroco aggiunge che la sacra immagine fu venerata in loco e solo dopo qualche tempo la parete affrescata fu staccata e murata nell’abside di una cappellina costruita per il nuovo culto. L’appellativo Madonna delle Grazie fu associato all’immagine solo dopo una serie di miracoli e prodigi verificatisi a seguito del primo miracolo. Di queste notizie, sfortunatamente, non si hanno conferme documentarie.

Per cercare di dare una datazione all’affresco, in mancanza di documenti storici che ne parlino, è necessario osservare l’affresco stesso.

La presenza di San Martino può essere un indizio molto importante. Il santo è stato l’unico patrono di Fabro fin dalle origini ma sul finire del ‘500, la comunità si dotò di un altro santo patrono, San Basilio Magno, per il quale fu costruita una chiesa nel 1582. San Martino divenne il patrono della parrocchia, San Basilio il patrono della comunità. Da questa data in poi, quindi, si invocava la protezione di San Martino e San Basilio avvocati.

Nell’affresco in questione, però, compare solo San Martino cosa che induce a ritenere la realizzazione del dipinto non oltre il 1582, altrimenti sarebbe stato affrescato anche San Basilio, in qualità di secondo santo protettore.

Ricercare la data di realizzazione è, invece, assai più complesso e incerto, poichè ci si deve appoggiare alla tradizione popolare. Dando per verosimile l’esistenza dell’immagine sacra ben prima dei fatti miracolosi e dando per credibile la data che riporta Don Ferri, 1490-1500, si può azzardare l’ipotesi che l’affresco sia stato dipinto almeno in pieno ‘400.

Sebbene questa datazione sia molto suggestiva, è frutto di ipotesi basate su dati non comprovati. La certezza si potrà avere solamente dopo uno studio accurato del dipinto. Senza ombra di dubbio, però, si sa che nel 1728 ne fu ordinato [2] il restauro, ma non è noto quanto, però, questo intervento abbia alterato l’aspetto originario dell’affresco.

 

 

Autore: F. B.

Note:
[1] AVO, Visita Pastorale Mons. Teroni, 1720
[2] AVO, Visita Pastorale Mons. Elisei, 1728

 

Storia di un antico santuario dell’Immacolata Vergine Maria e del Patriarca S. Giuseppe
già celebre per mirabili apparizioni per prodigi fino ai giorni nostri

JMJ

Tra la fine del secolo XV ed il principio del XVI (1490-1500) nel piccolo e forse non isgradevole castello di Fabro (nella Diocesi di Orvieto), appellato fin dall’origine Castrum S. Martini dal grande Arcivescovo di Tours S. Martino patrono/titolare della chiesa parrocchiale quivi edificata a piè del Castello medesimo, una fanciulla ingenua sui circa 16 anni dell’età, costumava ogni dì, come le altre dell’allora piccolissimo paese, discendere ad attingere acqua, per gli usi domestici nella sottostante china del colle ad occidente. Era quivi una vena d’acqua che raccolta ai piè di un muro sopperiva al bisogno degli abitanti. Sulla parete soprastante alla fonte si vedeva dipinta a fresco si dall’origine un’effige divota e maestosa della Madre di Dio seduta, col Bambino Gesù in piedi dinanzi a Lei, ed a sinistra d’Essi inginocchiato ed orante il Santo Vescovo Patrono. Sembra che la pia giovinetta ogni volta, che sola era ad attingere acqua, avesse il costume di salutare affettuosamente la SS Vergine col Divino Figliuolo. Ora avvenne un giorno, mentre appunto sola trovavasi, che vide improvvisamente venire a sè nel luogo medesimo una Matrona incognita di nobilissimo aspetto e bellezza, la quale salutando cortesemente la buona fanciulla rimasta sorpresa per tale incontro, tutta dolcezza inesprimibile additandole la Sacra Immagine dipinta sul muro, cominciò a dirle, “che bisognava pubblicamente e meglio onorarla; nè doveasi lasciarla quivi più oltre abbandonata”. La esortò a parlarne con i suoi, cogli altri del Castello, e particolarmente con Sacerdote Pastore del luogo. Soggiunse poi, che tornerebbe nei giorni seguenti, onde sapere il risultato delle sue premure, e disparve.

Ognuno può immaginare come rimanesse quasi estatica per si grande novità la fanciulla. Attinta l’acqua e corsa a casa, narrava l’accaduto prima ai suoi, poi ai vicini, e quindi al Sacerdote… Chi nemmeno la curò, chi la derise… Ne parlava con tutti; e le altre fanciulle vollero nei giorni appresso ire con lei alla fonte, smaniose di vedere la Signora, ma la loro curiosità restava sempre delusa. Quindi beffe, e derisioni, maggiori, spacciandola per sognatrice e visionaria. Cessato alquanto, dopo qualche giorno, ogni cicaleccio beffardo, e niuno più accompagnandola, potè sola tornare alla fonte, dove rivide puntualmente la Matrona, che a lei rivolta la rassicurava a non temere della sua presenza, e domandavale, se e come avesse adempita la commissione. Tutti mi deridono, rispose timida la giovinetta. Ebbene soggiunse allora la Matrona, vedrai, che da oggi in poi non sarà più così, ma ti crederanno tutti. Volle che riempisse d’acqua il vaso, ed Ella stessa glielo impose, ma capovolto, in testa, senza che pur ne uscisse una stilla per l’aperta e larga bocca del medesimo. A tale spettacolo non è a dire come e quanto rimanessero commossi quegli abitanti, non certo freddi e indifferenti come oggidì! Si cominciò a venerare la Sacra Immagine, e tutti corsero a pregarvi la Grande Madre di Dio, onde implorare grazie e favori, che non mancarono. Non v’era a quel tempo l’arte di poter distaccare le dipinture come ora; quindi alla meglio che seppero, segata la parete relativa del muro, la trasportarono processionalmente nella Chiesa Parrocchiale di San Martino. Ma che? Nella seguente mattina la Sacra Immagine non era più in San Martino, ma fu rinvenuta poco lungi al di sopra della fonte medesima, in un piccolo seno come rientrante del clivio, per cui si sale al Castello. Un tale prodigio (che dicesi ripetuto tre volte) mostrò il Divino Volere, che quivi rimanesse; e di fatto vi rimase, avendovi subito edificata que’ pii cristiani una piccola cappella, dove di conserva tutt’ora. Questa fu sempre la tradizione constante e sostanziale del paese, essendosi perdute (o almeno rimanendo sepolte) le memorie scritte dell’avvenuto nelle devastazioni sotto il primo Bonaparte. Subito cominciarono i prodigi e le grazie, pel cui numero venne chiamata per eccellenza, la Beata Vergine delle Grazie, e questo da circa tre secoli fino ai nostri tempi. Vivono tutt’ora due persone miracolate da Maria: Stella, che cieca affatto, dinanzi a questa S. Immagine riacquistò la vista che conserva ancora. L’altra sui forse 50 anni, di nome Massimilla Canini, paralitica in tutta la persona, dopo aver esaurito per anni tutti i ritrovati della scienza medica, ricorsa, mediante un triduo alla Beata Vergine apparsale in sogno. Nella terza sera del triduo, si alzò dalla seggiola a bracciuoli; il fatto sta, che coram populo potè ritornare a casa insieme ai fratelli ricuperando l’uso perfetto delle membra, come ancora si può constatare. Nel 1722 era stata fatta una aggiunta alla primitiva Cappella, ma molto inferiore al bisogno della sempre crescente popolazione. Per cui il 22 settembre 1875 il sottoscritto sacerdote gettava le fondamenta della nuova costruzione. Scopo essenziale di tutta l’opera si è di potervi stabilire un Centro Perpetuo “Sac. Ferri” d’Attività Apostolica con veramente capaci e degni operai di Gesù Cristo, quale non possa venire meno per morte di individui. 

Tanto imperiosamente richiede lo stato deplorabile religioso e morale delle infelici popolazioni all’intorno, veramente devastate per opera della rivoluzione, dell’incredulità, e dell’eresia come nella Fede, così nei costumi; e da più anni può dirsi che “sedent in regione Umbriae Mortis”. La carità e la prudenza on si permettono altre spiegazioni anche più dolorose… ma bensì ci stimolano a non ritardare più oltre sì grande opera. Oltre l’estremo contento del Santo Padre per impresa così Pia e salutare, l’approvazione e dipendenza pienissima di tutta l’opera del Venerando Pastore della Diocesi ci è di guarantigia sicura. 

Il Signor Nostro Gesù Cristo, la Beata Vergine col Suo Purissimo Sposo S. Giuseppe sapranno rendere il centuplo ai nostri generosi cooperatori, non che proteggerli nella catastrofe, che forse già prossima minaccia.

Sac. Don Luigi Ferri

Dal Castello di Fabro, Diocesi di Orvieto, 5 Agosto 1877 Festa della SS Vergine 

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