Scioglimento del Consiglio Comunale di Fabro – anno 1880

Nella Biblioteca Comunale di Terni è conservato un documento a dir poco eccezionale redatto dal Regio Delegato Straordinario, Maurizio Vitale Buzzi. Questi nel 1880 giunse a Fabro per adempiere al suo compito, sciogliere il Consiglio Comunale per corruzione e mala gestione della cosa pubblica.

Il Signor Buzzi soggiornò a Fabro per alcuni mesi prendendo le redini del Comune, trovando non poche magagne, arretratezza e difficoltà date dall’ostruzionismo degli impiegati comunali. Il documento da lui stesso redatto è la relazione che presentò alla prima seduta del nuovo consiglio comunale, in cui riportò tutto il suo operato, critiche e suggerimenti per migliorare il paese e scuotere i suoi abitanti dallo stato di prostrazione morale e fisica in cui versavano.
Le azioni del Buzzi furono mosse da un sentimento di uguaglianza sociale, dal rispetto della legge dello Stato e dell’essere umano, idee che a quanto pare mancavano completamente nel comune di Fabro di fine ‘800. Egli, infatti, fa riferimento genericamente ad un gruppo di persone (nel testo partito), probabilmente costituito dai notabili del paese e piccoli e grandi proprietari terrieri, che deteneva un potere ben più radicato e profondo di quello dello Stato Italiano. Un potere che aveva sue leggi e che veniva rispettato e sopportato dalla popolazione da sempre abituata a vivere i soprusi e lo sfruttamento dei padroni, cosa che non cambiò fino alla seconda metà del ‘900.

Il presente articolo è proposto come un’intervista immaginaria, in cui la sottoscritta (F) pone domande al Commissario (B) che risponde con le parole tratte proprio dalla sua relazione, riportate in corsivo. Ovviamente non è riportato tutto il testo, ma solo le parti salienti e significative per comprendere la situazione, pertanto il segno […] sta ad indicare l’omissione di alcune parti troppo lunghe o troppo tecniche per essere riportare integralmente.
Va ricordato che il Comune di Fabro all’epoca comprendeva Fabro, Carnaiola, San Pietro Acqueortus e Poggiovalle.

Questa l’intervista…
F: Commissario Buzzi per quale motivo è giunto a Fabro nel lontanto 1880?

B: […] Franare gli abusi e impedire lo sperpero delle comuni risorse. Ciò premesso, è facile il comprendere i motivi che indussero il Governo del Re ad addivenire allo scioglimento del Consiglio Municipale di questo Comune, ed affidarne a un Magistrato straordinario la temporanea amministrazione.

F: Cosa fece quando giunse in paese?

B: Avanti però di dare inizio alle mie mansioni ho creduto debito di buon cittadino e di funzionario di esortare ufficiosamente le persone più influenti delle singole frazioni  di cui è composto questo Comune ad addivenire ad una conciliazione fra i partiti, allo scopo di  riparare d’accordo a quegli errori che per avventura si fossero riscontrati nell’Azienda Municipale. 

F: Ed è riuscito nel suo intento? Come sono stati accolti i suoi consigli?

B: Ma se in molte di quelle persone riconobbi la buona volontà di accettare i miei prieghi e le mie esortazioni, purtroppo in alcune altre le quali avrebbero dovuto essere le prime ad accondiscendere ai miei ufficiali conciliativi, poichè su di esse pesava tutta la responsibilità delle misure adottate dal Governo, trovai tale una ostinata resistenza che mi fu giocoforza desistere dal mio proposito.

F: Quale fu la sua prima azione?

B: Il primo atto fu […] il necessario licenziamento del Tesoriere Municipale la cui gestione trovai tanto irregolare e difettosa […] imperocchè esso era incapace a qualsiasi più facile operazione inerente all’impiego che nominalmente occupava, meno però quella di apporre inconsciamente la propria firma, e non sempre corretta, agli atti tutti che reconditi agenti redigevano per lui conto. Ed infatti il già Tesoriere ebbe a confessarmi la propria incapacità, soggiungendo che tutte le carte, registri e documenti di Tesoreria non esistevano nella di lui casa: non dico Ufficio poichè questo non riscontrai nemmeno in embrione. 

F: Lei ha detto che giunse a Fabro per lo sperpero delle risorse comunali, a che cosa si riferisce?

B: Le spese d’ufficio […] si facevano a capriccio, e disponendo del fondo ivi stanziato per la elargizione di indebite gratificazioni per pretesi lavori straordinari a coloro che trascuravano persino quelli ordinari. […] il Comune si trova in debito di L. 554 (circa 2200€ NdR) verso una tipografia per provviste fatte a tutto il 1879, ed i fondi appositamente stanziati sono stati esauriti egualmente ed anzi ecceduti. […] Troppo lunga sarebbe la enumerazione delle irregolarità riscontrate nella contabilità comunale; epperciò mi limito ad accennare che sono stati emessi mandati a lunga scadenza e cambiali in giro per qualche migliaio di lire, le cui somme non sono punto state pagate e talune neanche state inscritte nei bilanci.

F: E come è possibile che nessuno se ne sia mai accorto?

B: […] il Tesoriere, vero o supposto, affine di colmare i vuoti esistenti in essa fece figurare dei pagamenti fatti ai creditori  del Comune senza averli effettuati […]. Ecco alcuni dei motivi per cui il già Tesoriere, o chi per esso, persiste nel rifiuto di presentare il libro mastro dell’entrata e dell’uscita […].

F: E che cosa può dirci sull’amministrazione vera e propria?

B: Ma se la contabilità era confusa e buia, l’amministrazione le faceva degno riscontro: e ciò è naturale poichè tutto doveva andare di pari passi affine di non lasciar trapelare i vizi da cui era affetto il sistema amministrativo di questo Comune.

F: Ci può fare qualche esempio?

B: Il registro delle deliberazioni della Giunta non contiene che una minima parte di quelle emesse, poichè si era introdotta la comoda consuetudine di redigere verbali volanti con pericolo di essere smarriti per la via; ed i facenti funzione di Sindaco sovente emanavano disposizioni le quali erano di esclusiva competenza del Consiglio; e ciò senza neppur darsi la briga di convocare pro forma la Giunta […].

F: Il Tesoriere è stato l’unico ad essere trovato inadatto alla gestione del suo ufficio?

B: Le anomalie che in questo comune presenta il servizio pubblico non potrebbero essere maggiori, imperocchè da capo a piedi il personale di coloro che o direttamente o indirettamente sono posti agli ordini del Municipio adempie ale proprie attribuzioni con tale inerzia e svogliatezza da sembrare che l’obbligo a ciascuno imposto sia invece un atto di mera accondiscendenza verso il Comune. […] Il più negligente nello adempiere alle proprie mansioni è l’inserviente in quale copre anche il posto di Guardia Municipale; questo fannullone non pensa mai ad adempiere agli obblighi inerenti ai posti che occupa e pei quali percepisce regolarmente duplice salario. La pulizia posta sotto la di lui sorveglianza rimase sempre un desiderio […]. Il servizio di inserviente poi dal medesimo eseguito peggio di quello di Guardia Municipale, ed io ero quasi sempre obbligato a farlo ricercare alla bettola quando avevo qualche ordine a dargli […]. 

F: E per quel che riguarda gli archivi? Cosa trovò? Immagino documenti di ogni periodo storico!

B: Non starò qui a descrivere lo stato babelico in cui trovai l’Archivio Comunale tanto riguardo ai Governi cessati quanto a quello dell’attuale Regno d’Italia, e mi contento di riferire che non rinvenni che informi masse di libri e carte affastellate e confuse in due ambienti del piano superiore [Il palazzo comunale è già quello attuale NdR]. […] Affine di porre riparo a tanta confusione dovetti far costruire appositi scaffali, ma per la gran molte del lavoro e per le molte occupazioni, relativamente al tempo ristretto della mia missione, solo, senza appoggio ed ajuto, anzi osteggiato in ogni atto da chi per debito d’ufficio avrebbe dovuto porre tutto l’impegno nel coadiuvarmi, ma che […] aveva interesse ad occultarmi il vero stato delle cose per cui cercava d’intralciare vieppiù la matassa già esuberantemente intricata […].

F: Per quel che riguarda le elezioni, invece, qual era la situazione?

B: Posi mano alla revisione delle Liste Elettorali Politica, Commerciale ed Amministrativa […] ma in quanto alla terza siccome nè la Giunta nè il Consiglio aveva a tempo debito ottemperato al prescritto dagli articoli […] l’ho riveduta e deliberata […]. Ed è ovvio che la Deputazione Provinciale approvò in tutto la Lista da me riveduta, respingendo ben cinque reclami contro il mio operato, i quali altro non contenevano che erronee asserzioni ed insulse calunnie: tali reclami erano il portato di un partito che fu causa dello scioglimento del Consiglio per la sua cattiva amministrazione e che a seguito della revisione della Lista Elettorale si vedeva evaporare quella maggioranza artificiale che si era creata coll’ostracismo (esclusione deliberata di un individuo o di un gruppo, dalla società, da un gruppo sociale o da una comunità NdR) e colla simulazione, per cui sentivasi sfuggir di mano il mestolo tenuto per tanto tempo a dispetto dei Sindaci dei quali, per motivi sopra addotti, in meno di cinque anni si ebbero ben tre dimissioni. […] i firmatari di uno dei quei reclami nel quale mi si faceva carico di indebite inscrizioni […] sono quelli appunto che avevano negli anni decorsi inscritti illegalmente molti individui.

F: Quindi era pratica comune lanciare calunnie contro chiunque si opponesse a questo gruppo di potere!

B: Siffatte arti colpose di spargere calunniosi ricorsi e reclami sono ormai entrate nelle abitudini di certi mestatori i quali però soventi volte, quando corrono il pericolo di compromettersi, li fanno firmare dagli incauti o subordinati senza nemmeno dare ad essi contezza delle loro filippiche.

F: Furono solo calunnie o dalle parole si passò alle vie di fatto?

B: […] Affine di intimidire gli elettori avversari ed allontanarli dalle urne, desso si appigliò alle minacce verbali e scritte ed anche alle vie di fatto per cui io mi trovai costretto a ricorrere energicamente all’Autorità Superiore la quale, con quella sollecitudine che le è propria allorquando si tratta di tutelare l’ordine pubblico, mi concesse i mezzi necessari per indurre i facinorosi a smettere le loro prave gesta, di cui l’assennata maggioranza della popolazione ha sdegnosamente respinta la responsabilità. […] Alle contumeliche declamazioni e provocanti invettive contro la mia povera persona scritte da quell’anonimo energumeno che, sotto le iniziali di un ozioso prezzolato, […] risponderò che le di lui spregevoli denigrazioni non arriveranno giammai a scemare quella fiducia che ho il vanto di essermi acquistata con deboli ma leali e coscienziosi servigi ai civili che militari resi alla patria, […], così anco in questa circostanza ho saputo prevenire gli atti nefandi perpetrati con premeditazione ed agguato contro inermi e pacifici Comunisti (da intendersi come persone animate da spirito egualitario e socialista, nel 1880 non esistevano ancora nè il Partito Socialista nè il Partito Comunista NdR), e le minacce di morte, d’incendio di case e di recisione di vitigni appiccicate alla macchia, nel cuor della notte alle porte di onesti abitanti da tristi emissari di più tristi mandanti.

F: Ma perchè questi signori si sentirono minacciati dal suo operato? Che cosa aveva scoperto?

B: […] furono aggiunti alla lista sei individui contro qualsiasi diritto, cioè quattro con un censo di L. 2.77 ciascuno, uno con quello di 95 centesimi e il sesto privo affatto di censo e domicilio civile , e di ciò erano tanto persuasi i predetti aggiunti che […] inviarono le istanze corredate di erronei documenti. La legge comunale prescrive che per essere elettore occorreva il censo di L. 5 […]

F: Per quel che riguarda, invece, la gestione del comune a tutto tondo, cosa ha rilevato? Per esempio per quel che riguarda la sanità?

B: […] Il servizio sanitario sembra essere suscettibile di qualche modifica. In primo luogo io opino che entrambi i sanitari debbano essere laureati in medicina e chirurgia e che il servizio venga più logicamente distribuito mediante un equo riparto territoriale, affinchè i sanitari possano più prontamente venire in soccorso dei sofferenti. Secondariamente io credo utile che i medici condotti debbano essere obbligati alla cavalcatura propria, dal momento che è affidata a loro la cura degli infermi della sezione di Salci appartenente alla Città della Pieve. […] Se i sanitari fossero provvisti di cavalcatura propria si potrebbe anche stabilire dal Municipio due giorni fissi a settimana onde visitare ciascuna delle lontane sezioni di San Pietro e Poggiovalle.

F: Ha trovato problematiche anche nel trattamento dei defunti?

B: Il cimitero di San Pietro tuttochè da oltre sei mesi ultimato e collaudato […] non potè financo essere posto al pubblico servizio a motivo che nell’appalto non era stato compreso lo scasso dell’area, e nessuno se ne è più dato alcun pensiero. […] Ho suggerito di indire l’asta per sifatto lavoro […] onde non costringere più oltre gli abitanti di quella più lontana sezione a sottostare a disagi e spese per far trasportare i cadaveri al cimitero di Fabro contro i più ovvi precetti d’igiene e riverenza verso i trapassati. […] A tale proposito ho fatto presente che […] è urgentissima l’erezione di un cimitero anche a Carnaiola. Attualmente in essa si seppelliscono i cadaveri in modo così lagrimevole da non ammettere dilazioni al proposto provvedimento, onde non offendere più oltre la legge, la pubblica salute e lo stesso sentimento di dignità umana. Il luogo di sepoltura è il sotterraneo di una chiesuola poco distante dall’abitato (Chiesa di San Nicola NdR) […] e da una specie di trabocchetto esistente in essa vengono gettati alla rinfusa i cadaveri, siano essi rinchiusi in una cassa mortuaria oppure senza cassa, talchè accade di frequente che anche dopo morte gli abitanti di quella sezione sono fatti segno […] al più angoscioso ludibrio, imperocchè i poveri vengono orribilmente schiacciati dal peso della cassa dei facoltosi. […] Siccome il comune provvede alla spesa occorrente per le casse mortuarie dei poveri della sezione di Fabro, così io prego di estendere quest’opera di carità anche ai defunti delle altre sezioni, affinchè almeno davanti alla tomba scompaia lo spirito di parte.

F: Mi dica, infine, che cosa ha trovato riguardo alle scuole?

B: L’istruzione è troppo trascurata per parte dei genitori dei fanciulli obbligati a frequentare le scouole, i quali preferiscono allevare i propri figli bell’ignoranza come la maggior parte di essi stessi, pur d’impiegarli in lavori inutili ed anche abbandonarli all’ozio anzichè far loro dedicare qualche ora al giorno a vantaggio morale delle loro famiglie. […] Affinchè l’struzione dia impartita in tutte le sezioni del comune, ho proposto l’impianto di una scuola settimanale per le piccole frazioni di San Pietro e Poggiovalle […]. Raccomando poi l’attivazione delle scuole serali nella stagione invernale e delle festive in ognuna delle due principali sezioni acciocchè anche gli adulti analfabeti (e sono tanti!) ne possano approfittare.

Il 13 Ottobre 1880 il nuovo consiglio comunale di Fabro si insediò. A presenziare alla prima seduta erano presenti: Domenico Ercolani, Angelo Costarelli, Paolo Canini, Giuseppe Ercolani, Francesco Belardi, Vivenzio Carobbi, Salvatore Bernardini, Francesco Bernardini, Raffaele Meoni, Pietro Pallottini, Antotio Ferri, Pio Belotti, Crispino Belardi e Pasquale Fiorani.

Autore: Francesca Bianco

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