Alla scoperta della Chiesa di San Cristoforo

20131016_180941Leggendo gli antichi consigli comunali di Fabro mi sono trovata davanti la citazione della Chiesa di San Cristoforo rimanendo stupita, poichè fino a quel momento non ne avevo mai sentito parlare, nemmeno dai più anziani del paese. Dopo una lunga ricerca, è emerso che nella Parrocchia di Fabro, fino alla metà del ‘700, erano presenti ben 4 chiese: San Martino, San Basilio, la Madonna delle Grazie e quest’ultima, San Cristoforo.

Con questo articolo, vi condurrò alla scoperta di questa piccola chiesa dell’antico comune di Fabro, ormai perduta e su cui attualmente vi sono pochissime informazioni. Tutto quello che ho raccolto proviene dall’Archivio Vescovile di Orvieto, dall’Archivio di Stato di Roma e dall’archivio storico comunale di Fabro.

La prima domanda fu quella dove potesse essere questa chiesa, ma in nessuna delle citazioni individuate ve n’era un espresso riferimento. Questo dato così importante, infatti, emerse solo per ultimo.

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Antonio da Sangallo il Giovane ed il Progetto del Castello

h_1_Disegno di Antonio da Sangallo_rid

Progetto di Antonio da Sangallo il Giovane per il rifacimento del castello Fabro 

Nei primi decenni del ‘500, durante la signoria dei Bandini di Castel della Pieve, probabilmente negli anni di Bandino III (morto nel 1531), il castello di Fabro fu oggetto di un progetto di ristrutturazione commissionato a Antonio Sangallo il Giovane [1]. L’architetto, infatti, tra il 1527-1533 era impegnato in zona nella costruzione del Pozzo di San Patrizio ad Orvieto e in uno dei numerosi tentativi di bonifica della Val di Chiana. Quindi, trovandosi probabilmente nei pressi di Città della Pieve, dove risiedeva il Bandini, o nella zona di Fabro, venne ingaggiato per il lavoro al nostro castello.

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L’abitato di Fabro nel catasto del 1767

Planimetria del borgo di Fabro - Catasto Tiroli 1767

Il borgo di Fabro, Catasto Tiroli 1767

Qualche giorno fa, abbiamo visto l’assetto del castello di Fabro nel Catasto Tiroli del 1767 (link), con questo articolo invece vedremo l’aspetto del borgo vero e proprio, la sua viabilità e i toponimi circostanti.

Come per il castello anche in questa occasione proporrò il ricalco del Catasto sovrapposto ad una foto aerea del paese attuale, in modo tale che saltino subito agli occhi le differenze. Essendo il Catasto Tiroli un catasto esclusivamente rurale, le abitazioni o i gruppi di edifici non sono divisi ma ne è disegnato solo l’ingombro totale. Nonostante ciò, le planimetrie sono molto precise.

Le abitazioni presenti nel 1767 sono state colorate in rosso. La descrizione del borgo inizierà da Sud ovvero dalla Chiesa di San Basilio per giungere alla zona di Via Roma ad ovest delle mura castellane.

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La Chiesa di San Martino alla fine del ‘500

Quadro di San Martino sull'altare maggiore - XVIII secolo

Quadro di San Martino situato sull’altare maggiore – XVIII secolo

Nel 1573, il Vescovo di Orvieto Monsignor Binarino [1] compì una visita apostolica nel territorio della sua diocesi, la prima che si conosca dopo quelle di epoca medievale. In questo suo peregrinare si trovò a Fabro il 23 settembre 1573, dove visitò la Chiesa di San Martino, retta dal pievano Orazio Baroncello di Montepulciano, e la Chiesa di San Cristoforo, la quale non esiste più da un paio di secoli.
Sebbene l’arredo sacro della chiesa fosse stato trovato in buono stato e ben conservato, il Vescovo trovò l’edificio della chiesa in pessimo stato. Infatti, non era rifinita, nè intonacata nè imbiancata nè aveva le finestre chiuse, cosa che costituiva un pericolo per il Sacramento della Santa Eucaristia.

“Non laterata erat ecclesia nec etiam dealbata nec resarcita nec fenestre clause ubi periculus patitus Sanctissimae Eucaristie”

Arch. Vescovile di Orvieto, Visite Pastorali, Visite di Monsignor Binarino 1573

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La Chiesa di San Basilio

Chiesa di San Basilio - anni

Chiesa di San Basilio – anni ’30

La Chiesa di San Basilio fu abbattuta negli anni ’60 del ‘900 per motivi vari che non andremo qui a sviscerare. Il fatto che questa chiesa, sconsacrata già all’epoca, sia stata tolta all’affetto della comunità costituisce, oggi, un cruccio per i paesani che la ricordano e che vorrebbero ancora vederla al suo posto. La chiesa, come un coronamento monumentale dell’abitato di Fabro, si trovava nella parte alta del paese ed era collegata alla piazza principale mediante la strada che sale sulla collina. Essa era a pianta rettangolare ad un’unica navata. Era dotata di campanile a vela con due piccole campane e aveva un frontone tipico del tardo Rinascimento. La porta d’accesso era coperta da una loggetta sorretta da due pilastri in mattoni.

Oggi, in luogo della chiesa sorge un piccolo tabernacolo sostitutivo con l’effige di San Basilio dove ogni anno il 14 giungo viene celebrata la messa in occasione della sua antica festa. Dopo il Concilio Vaticano II, infatti, la ricorrenza di San Basilio fu spostata al 2 gennaio, giorno della sua ascesa in cielo, mentre il 14 giugno celebrava la sua nomina a Vescovo di Cesarea in Cappadocia, odierna Turchia. Molte altre comunità devote a San Basilio continuano a festeggiare il loro santo nella primitiva data.

La costruzione della Chiesa di San Basilio fu stabilita con una delibera del Consiglio Comunale nel 1578 [1]. La chiesa, infatti, non era un bene della parrocchia ma un bene della comunità di Fabro.  La delibera, di cui riporto il testo integrale, e tradotto dove in latino, è molto interessante perché permette di conoscere anche i nomi di alcuni antichi fabresi.

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Il Castello di Fabro nel catasto del 1767

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Fabro – panorama

Con questo articolo si inaugura una serie di approfondimenti riguardanti l’assetto urbano del centro storico di Fabro tra ‘700 e ‘800, grazie alle rappresentazioni grafiche catastali dell’epoca. Essendo un argomento abbastanza articolato, per ciascun periodo sarà redatto un articolo riguardante il castello e il successivamente il borgo. Oggi inizieremo con il castello di Fabro nel ‘700.

Le prime raffigurazioni del castello e il suo distretto risalgono alla seconda metà del ‘700, momento in cui iniziarono ad essere prodotti i primi catasti particellari corredati di cartografie [1]. Esiste una raffigurazione ben più antica del castello di Fabro, il famoso progetto di Antonio da Sangallo il Giovane databile al 1535, di cui parlerò prossimamente in un articolo specifico.

Il primo catasto particellare di Fabro è il Catasto Tiroli che fu redatto nel 1767 e censiva esclusivamente i beni fondiari. Esso prende il nome da Francesco Tiroli, l’agrimensore ed ingegnere che lo eseguì. La mappa, elemento innovativo, prevedeva la rappresentazione topografica delle singole particelle catastali a cui era stato dato un numero progressivo per facilitarne l’individuazione. Parte imprescindibile di questo nuovo catasto era il brogliardo. Questo era il libro in cui, per ciascun proprietario, erano trascritti il numero della particella, la contrada e il vocabolo in cui era situato il bene, la tipologia di terreno, la produzione annua e i numeri delle particelle confinanti. Come si diceva poco sopra, questo catasto era esclusivamente fondiario pertanto non sono elencati i beni immobili, fatta eccezione per le capanne o le case situate dentro un terreno, che venivano descritti insieme, come “vigna con capanna” o “prativo con casa“.

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Il Palazzo Comunale di Fabro

Comune di Fabro

Comune di Fabro

La sede del Comune di Fabro oggi si trova in un grande edificio situato nella piazza principale del centro storico intitolata a Carlo Alberto, ma in origine si trovava nel corpo centrale delle abitazioni del castello.

La data dello spostamento del Comune dal castello all’attuale sede avvenne con ogni probabilità tra il 1818 e il 1835. Queste date emergono dalla lettura della mappa catastale relativa a Fabro del Catasto Gregoriano, il primo catasto particellare dei beni immobili ed agricoli [1], e da un documento presente nell’Archivio Storico Comunale dove si parla dell’acquisto dell’orologio del comune.

Nel Catasto Gregoriano, infatti, il Comune è ancora nella sua sede castellana, nel documento del 1835, invece, sembra essere già nella sua nuova collocazione.

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