La Via Romea di Stade e il suo tracciato storico da “Castel” a “Sarminian”

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Pellegrini fuori dalle mura di Roma in occasione del Giubileo del 1300

Parallelamente alla Via Francigena che transita in Val d’Orcia, nel nostro territorio sui crinali orientali della Val di Chiana correva la Via Romea di Stade, detta Via dell’Alpe di Serra, ma anche Via Teutonica o Via Germanica. Questa strada era la via dei pellegrinaggi percorsa dalle popolazioni dell’Europa Centro-Orientale che si incamminavano per raggiungere Roma, la capitale della Cristianità.

Con questo articolo tenterò, con i materiali raccolti per uno studio sulla Via Romea di Stade tra il 2010 e il 2013 durante la mia collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto che ha prodotto il testo di R. Stopani e L. Andreani “Gli itinerari dei pellegrini lungo la via Teutonica. Il percorso subappenninico. Toscana Umbria e Lazio” (ed. Centri Studi Romei, 2015), di tracciare l’itinerario storico di questa via attraverso il nostro territorio, da Castel a Sarminian (Città della Pieve e Sarmugnano di Ficulle). I materiali da me raccolti riguardano il territorio pievese e alto orvietano e sono essenzialmente documenti d’archivio, sopratutto catasti, analisi della toponomastica locale.

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La nascita dei castelli dell’Alto Orvietano

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Castello di Fabro – panorama Ovest

Per tentare di comprendere quali possono essere state le dinamiche che hanno portato alla nascita dei castelli dell’Alto Orvietano arroccati sulle cime dei colli, in mancanza di prove archeologiche, si è dovuto procedere per ipotesi che hanno permesso una ricostruzione verosimile di questa origine. Ho scelto di non utilizzare le fonti storiografico-letterarie di età rinascimentale, poiché non oggettive, ma mi sono avvalsa della documentazione archivistica notarile e diplomatica [1]. Inoltre, in mancanza di studi specifici sullo sviluppo del territorio dell’Alto Orvietano, mi sono appoggiata a studi relativi alle dinamiche di popolamento della Toscana Meridionale tra i secoli VII e XIV, con la quale il territorio orvietano ha affinità geomorfologiche e storico-cultuali.

Il territorio dell’Alto Orvietano, infatti, sebbene diviso oggi dalla Toscana da un limite amministrativo, in epoca etrusca costituì parte integrante dei territori di Clevsin (Chiusi) e Velzna (Orvieto), le due città più importanti della zona. Analogamente, in epoca imperiale fece parte della VII Regio della penisola italica, l’Etruria, con i centri maggiori situati a Clusium (Chiusi) e a Volsinii Novi (Bolsena). Questa regione in epoca longobarda si trasformò nel Ducato di Tuscia, al cui interno era il piccolo Ducato di Chiusi. Come è facile intuire, quindi, il territorio dell’Alto Orvietano è stato per secoli culturalmente affine a quella che oggi è la Toscana Meridionale, come lo è anche dal punto di vista paesaggistico, con colline, rilievi montani, boschi, pianure e corsi d’acqua di varia portata.

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I proprietari del Castello di Fabro tra Medioevo e Rinascimento

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Il centro storico di Fabro

Tra Medioevo e Rinascimento, il distretto castrense di Fabro fu possesso di alcune delle famiglie più importanti della zona e come si è visto negli articoli precedenti, di queste condivise le alterne vicende.

Sfortunatamente non si conoscono i proprietari primigeni del castello, ossia quelli che diedero la spinta per la fondazione del primo insediamento alto-medievale, ma si hanno notizie certe solo a partire dalla seconda metà del ‘200.

Un po’ di storia

Durante le battaglie tra guelfi e ghibellini, Fabro fu roccaforte ghibellina, feudo della potente famiglia orvietana dei Filippeschi. Nel 1272, a seguito dell’omicidio di un esponente della famiglia Pandolfini alleata dei guelfi Monaldeschi, fu fatto un processo e furono convocati come testimoni 22 uomini dal castello di Fabro. Questi, però, preferirono non presentarsi in tribunale e pagare la multa piuttosto che subire ritorsioni da parte dei Filippeschi [1].

Nel 1295, Orvieto inviò messer Orlandino del Veglio da Lucca, capitano del popolo, al castello di Fabro per distruggere i beni dei ghibellini, pratica in uso per annientare completamente le famiglie avversarie.

Nel 1300, Fabro ebbe come visconte Spinuccio Monaldeschi [2].

In questo stesso anno, Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo della storia. Secondo Monaldo Monaldeschi [3], che scrive alla metà de ‘500, a Roma per questo evento giunsero 200.000 persone e aggiunge anche che vi si trovasse sempre buon mangiare e dormire. Per questa occasione il Comune di Orvieto inviò a Roma la Cavalleria del Comune per guardia e sicurezza della città e del Papa. Dal nostro territorio partirono 20 fanti da Camporsevoli, 12 da Monte Orvietano, 20 da Fabro, 100 da Ficulle, 20 da Monteleone, 20 da Montegabbione, 6 da Carnaiole e 6 da Montegiove, ecc.

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