Ercole Salutaris: un altare romano a San Pietro Acquaeortus

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Altare dedicato ad Ercole Salutaris

Nel 1886 l’Accademia dei Lincei fu messa al corrente di un’iscrizione [1] presente presso San Pietro Acquaeortus, un piccolissimo villaggio oggi nel comune di Allerona, ma all’epoca nel comune di Fabro.

La segnalazione fu pubblicata sulla famosa rivista Notizie dagli Scavi [2], pubblicazione che comprendeva i ritrovamenti più significativi di tutta Italia anno per anno. L’epigrafe fu inserita nel volume del 1886 poichè nelle sue poche righe erano presenti elementi importanti sotto vari aspetti, che avrebbero dovuto portare a future ricerche e indagini. Nonostante questo niente fu fatto, l’iscrizione rimase e rimane tutt’ora completamente sconosciuta e soprattutto è ormai persa.

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L’ambiente naturale dei calanchi

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Grano e vegetazione spontanea nei Calanchi

La bellezza dei calanchi non sta solo nella loro evoluzione geologica, ma anche nella fauna e nella flora che in essi vi vivono. L’ambiente naturale calanchivo, infatti, è quello caratteristico dei terreni argillosi, dove insistono un gran numero di erbe, arbusti e piccoli boschi, chiamati localmente macchie, che ben si adattano alla natura mutevole e arida del suoloe dove vivono numerose specie animali.

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Il miliare di Polvento in una lettera di Bianchi Bandinelli

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Ranuccio Bianchi Bandinelli

Presso l’Archivio dell’ex Soprintendenza Archeologia dell’Umbria, oggi Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, è presente un’interessante fascicolo dell’antica Soprintendenza Museo e Scavi d’Etruria di Firenze contenente alcuni documenti di Ranuccio Bianchi Bandinelli, allora giovane archeologo, relativi alla scoperta del celebre XVII cippo miliare della Via Traiana Nova di Polvento: la relazione di scavo da cui trasse materiale per il suo articolo edito su Notizie dagli Scavi del 1925, una foto del cippo ancora in situ scattata durante lo scavo e una lettera manoscritta che inviò all’allora Soprintendente d’Etruria, di cui non compare il nome.

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La Via Romea di Stade e il suo tracciato storico da “Castel” a “Sarminian”

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Pellegrini fuori dalle mura di Roma in occasione del Giubileo del 1300

Parallelamente alla Via Francigena che transita in Val d’Orcia, nel nostro territorio sui crinali orientali della Val di Chiana correva la Via Romea di Stade, detta Via dell’Alpe di Serra, ma anche Via Teutonica o Via Germanica. Questa strada era la via dei pellegrinaggi percorsa dalle popolazioni dell’Europa Centro-Orientale che si incamminavano per raggiungere Roma, la capitale della Cristianità.

Con questo articolo tenterò, con i materiali raccolti per uno studio sulla Via Romea di Stade tra il 2010 e il 2013 durante la mia collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto che ha prodotto il testo di R. Stopani e L. Andreani “Gli itinerari dei pellegrini lungo la via Teutonica. Il percorso subappenninico. Toscana Umbria e Lazio” (ed. Centri Studi Romei, 2015), di tracciare l’itinerario storico di questa via attraverso il nostro territorio, da Castel a Sarminian (Città della Pieve e Sarmugnano di Ficulle). I materiali da me raccolti riguardano il territorio pievese e alto orvietano e sono essenzialmente documenti d’archivio, sopratutto catasti, analisi della toponomastica locale.

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Spigolature di meteorologia storica

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Queste annotazioni di meteorologia provengono dal diario di un canonico del Duomo di Orvieto, Ser Tommaso di Silvestro, che tra il 1482 e il 1514 riportò in oltre 700 carte, suddivise in quattro quadernetti,  tutte quelle notizie e avvenimenti che gli capitava di sentire o vedere relative ad Orvieto e ai luoghi vicini. La maggior parte delle informazioni sono relative ai decessi per peste, che lui stesso contrasse sopravvivendo, o altri morbi, talvolta si sofferma su fatti d’armi, come la Battaglia di Fabro del 1497, o su notizie relative al Papa, ma anche su notizie di carattere meteorologico o straordinario. Le notizie che riporto in questo articolo vanno  dal 1482 al 1496,  e mostrano un territorio dal clima continentale, in cui si passava da estati molto calde e secche a inverni davvero molto freddi, ma con lunghi periodi di pioggia.

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L’Alto Orvietano nel 1858

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Un interessante spaccato dell’Alto Orvietano del 1858. Il testo, scritto in italiano dell’epoca, descrive il territorio sottoposto al Governo di Ficulle, ossia i cinque comuni attuali più gli antichi comuni di Carnaiola e Monte Giove, e le loro frazioni o appodiati, come si diceva in quel periodo. Le descrizioni riportano la popolazione, la qualità dell’abitato, la condizione degli edifici, delle strade, le malattie che ammorbavano i borghi, i luoghi religiosi, le produzioni agricole e tutto ciò che si trovava in ciascuno dei comuni. L’articolo riporta fedelmente il testo e dove necessario sono state create delle note per spiegare o commentare.

Il testo di riferimento: Adone Palmieri, Topografia statistica dello Stato Pontificio ossia breve descrizione delle città e paesi […] parte IV, Roma, 1858 

Sommario dei luoghi
Ficulle
Carnaiola
Fabro
Monte Gabbione
Monte Giove
Monte Leone
Parrano

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I confini del distretto di Fabro nel 1666

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Confini del distretto del Castello di Fabro nel 1666

Nelle epoche precedenti alla nostra, i confini dei distretti dei castelli godevano di un’importanza di gran lunga maggiore di quanta ne godano oggi i confini comunali. Nel 1278, ad esempio, il Comune di Orvieto fece redigere un documento in cui si riportavano i confini territoriali di tutti i castelli sottoposti alla sua signoria. Questo testo costituisce infatti la prima descrizione complessiva dei confini  del territorio pertinente al Castello di Fabro, di cui si parlerà, però, in un articolo apposito tra qualche tempo.

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