Il miliare di Polvento in una lettera di Bianchi Bandinelli

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Ranuccio Bianchi Bandinelli,

Presso l’Archivio dell’ex Soprintendenza Archeologia dell’Umbria, oggi Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, è presente un’interessante fascicolo dell’antica Soprintendenza Museo e Scavi d’Etruria di Firenze contenente alcuni documenti di Ranuccio Bianchi Bandinelli, allora giovane archeologo, relativi alla scoperta del celebre XVII cippo miliare della Via Traiana Nova di Polvento: la relazione di scavo da cui trasse materiale per il suo articolo edito su Notizie dagli Scavi del 1925, una foto del cippo ancora in situ scattata durante lo scavo e una lettera manoscritta che inviò all’allora Soprintendente d’Etruria, di cui non compare il nome.

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La Via Romea di Stade e il suo tracciato storico da “Castel” a “Sarminian”

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Pellegrini fuori dalle mura di Roma in occasione del Giubileo del 1300

Parallelamente alla Via Francigena che transita in Val d’Orcia, nel nostro territorio sui crinali orientali della Val di Chiana correva la Via Romea di Stade, detta Via dell’Alpe di Serra, ma anche Via Teutonica o Via Germanica. Questa strada era la via dei pellegrinaggi percorsa dalle popolazioni dell’Europa Centro-Orientale che si incamminavano per raggiungere Roma, la capitale della Cristianità.

Con questo articolo tenterò, con i materiali raccolti per uno studio sulla Via Romea di Stade tra il 2010 e il 2013 durante la mia collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto che ha prodotto il testo di R. Stopani e L. Andreani “Gli itinerari dei pellegrini lungo la via Teutonica. Il percorso subappenninico. Toscana Umbria e Lazio” (ed. Centri Studi Romei, 2015), di tracciare l’itinerario storico di questa via attraverso il nostro territorio, da Castel a Sarminian (Città della Pieve e Sarmugnano di Ficulle). I materiali da me raccolti riguardano il territorio pievese e alto orvietano e sono essenzialmente documenti d’archivio, sopratutto catasti, analisi della toponomastica locale.

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Spigolature di meteorologia storica

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Queste annotazioni di meteorologia provengono dal diario di un canonico del Duomo di Orvieto, Ser Tommaso di Silvestro, che tra il 1482 e il 1514 riportò in oltre 700 carte, suddivise in quattro quadernetti,  tutte quelle notizie e avvenimenti che gli capitava di sentire o vedere relative ad Orvieto e ai luoghi vicini. La maggior parte delle informazioni sono relative ai decessi per peste, che lui stesso contrasse sopravvivendo, o altri morbi, talvolta si sofferma su fatti d’armi, come la Battaglia di Fabro del 1497, o su notizie relative al Papa, ma anche su notizie di carattere meteorologico o straordinario. Le notizie che riporto in questo articolo vanno  dal 1482 al 1496,  e mostrano un territorio dal clima continentale, in cui si passava da estati molto calde e secche a inverni davvero molto freddi, ma con lunghi periodi di pioggia.

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L’Alto Orvietano nel 1858

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Un interessante spaccato dell’Alto Orvietano del 1858. Il testo, scritto in italiano dell’epoca, descrive il territorio sottoposto al Governo di Ficulle, ossia i cinque comuni attuali più gli antichi comuni di Carnaiola e Monte Giove, e le loro frazioni o appodiati, come si diceva in quel periodo. Le descrizioni riportano la popolazione, la qualità dell’abitato, la condizione degli edifici, delle strade, le malattie che ammorbavano i borghi, i luoghi religiosi, le produzioni agricole e tutto ciò che si trovava in ciascuno dei comuni. L’articolo riporta fedelmente il testo e dove necessario sono state create delle note per spiegare o commentare.

Il testo di riferimento: Adone Palmieri, Topografia statistica dello Stato Pontificio ossia breve descrizione delle città e paesi […] parte IV, Roma, 1858 

Sommario dei luoghi
Ficulle
Carnaiola
Fabro
Monte Gabbione
Monte Giove
Monte Leone
Parrano

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I confini del distretto di Fabro nel 1666

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Confini del distretto del Castello di Fabro nel 1666

Nelle epoche precedenti alla nostra, i confini dei distretti dei castelli godevano di un’importanza di gran lunga maggiore di quanta ne godano oggi i confini comunali. Nel 1278, ad esempio, il Comune di Orvieto fece redigere un documento in cui si riportavano i confini territoriali di tutti i castelli sottoposti alla sua signoria. Questo testo costituisce infatti la prima descrizione complessiva dei confini  del territorio pertinente al Castello di Fabro, di cui si parlerà, però, in un articolo apposito tra qualche tempo.

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La tomba etrusca della Volpara

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Urna cineraria etrusca da Chiusi Città Sotterranea

Nel 1878, lungo il confine dell’antico comune di Carnaiola e quello di Monteleone d’Orvieto, in vocabolo Volpara in un terreno di proprietà della famiglia Meoni di Carnaiola, fu rinvenuta una tomba etrusca ipogea [1], analoga alla tomba  rinvenuta nel novembre del 2015 nel vocabolo San Donnino nel comune di Città della Pieve, attualmente inedita.

Della tomba della Volpara si è persa l’esatta ubicazione, giacchè fin dall’anno successivo al ritrovamento le pubblicazioni che affrontarono l’argomento non concordarono nè sul toponimo nè sulla posizione topografica, l’unica cosa su cui concordarono è il nome del comune di riferimento, ossia Carnaiola. Si prenderà per buono il toponimo Volpara, attualmente esistente al confine tra i comuni di Fabro e Monteleone d’Orvieto.

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La nascita dei castelli dell’Alto Orvietano

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Castello di Fabro – panorama Ovest

Per tentare di comprendere quali possono essere state le dinamiche che hanno portato alla nascita dei castelli dell’Alto Orvietano arroccati sulle cime dei colli, in mancanza di prove archeologiche, si è dovuto procedere per ipotesi che hanno permesso una ricostruzione verosimile di questa origine. Ho scelto di non utilizzare le fonti storiografico-letterarie di età rinascimentale, poiché non oggettive, ma mi sono avvalsa della documentazione archivistica notarile e diplomatica [1]. Inoltre, in mancanza di studi specifici sullo sviluppo del territorio dell’Alto Orvietano, mi sono appoggiata a studi relativi alle dinamiche di popolamento della Toscana Meridionale tra i secoli VII e XIV, con la quale il territorio orvietano ha affinità geomorfologiche e storico-cultuali.

Il territorio dell’Alto Orvietano, infatti, sebbene diviso oggi dalla Toscana da un limite amministrativo, in epoca etrusca costituì parte integrante dei territori di Clevsin (Chiusi) e Velzna (Orvieto), le due città più importanti della zona. Analogamente, in epoca imperiale fece parte della VII Regio della penisola italica, l’Etruria, con i centri maggiori situati a Clusium (Chiusi) e a Volsinii Novi (Bolsena). Questa regione in epoca longobarda si trasformò nel Ducato di Tuscia, al cui interno era il piccolo Ducato di Chiusi. Come è facile intuire, quindi, il territorio dell’Alto Orvietano è stato per secoli culturalmente affine a quella che oggi è la Toscana Meridionale, come lo è anche dal punto di vista paesaggistico, con colline, rilievi montani, boschi, pianure e corsi d’acqua di varia portata.

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