La Via Romea di Stade e il suo tracciato storico da “Castel” a “Sarminian”

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Pellegrini fuori dalle mura di Roma in occasione del Giubileo del 1300

Parallelamente alla Via Francigena che transita in Val d’Orcia, nel nostro territorio sui crinali orientali della Val di Chiana correva la Via Romea di Stade, detta Via dell’Alpe di Serra, ma anche Via Teutonica o Via Germanica. Questa strada era la via dei pellegrinaggi percorsa dalle popolazioni dell’Europa Centro-Orientale che si incamminavano per raggiungere Roma, la capitale della Cristianità.

Con questo articolo tenterò, con i materiali raccolti per uno studio sulla Via Romea di Stade tra il 2010 e il 2013 durante la mia collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto che ha prodotto il testo di R. Stopani e L. Andreani “Gli itinerari dei pellegrini lungo la via Teutonica. Il percorso subappenninico. Toscana Umbria e Lazio” (ed. Centri Studi Romei, 2015), di tracciare l’itinerario storico di questa via attraverso il nostro territorio, da Castel a Sarminian (Città della Pieve e Sarmugnano di Ficulle). I materiali da me raccolti riguardano il territorio pievese e alto orvietano e sono essenzialmente documenti d’archivio, sopratutto catasti, analisi della toponomastica locale.

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1654: la nascita del Marchesato di Fabro

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Nel volume dei Consigli Comunali relativi agli anni 1627-1655, presente nell’Archivio Storico Comunale di Fabro [1], è riportato il consiglio in cui si annotava l’avvenuta vendita del Castello di Fabro e della Tenuta di Salci (oggi tenuta di Poggiovalle) al Marchese Carlo Maria Lanci da parte della Città di Orvieto.

 Il documento, datato 21 agosto 1654, riporta la copia delle lettere originali della compra-vendita che accadde il 19 agosto precedente. Il Castello nel 1638, infatti, era stato venduto dall’allora proprietario Marchese Capizucchi al Comune di Orvieto per debiti di gioco, pertanto la città esercitò il potere feudale sul nostro castello per circa 16 anni [2].

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Spigolature di meteorologia storica

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Queste annotazioni di meteorologia provengono dal diario di un canonico del Duomo di Orvieto, Ser Tommaso di Silvestro, che tra il 1482 e il 1514 riportò in oltre 700 carte, suddivise in quattro quadernetti,  tutte quelle notizie e avvenimenti che gli capitava di sentire o vedere relative ad Orvieto e ai luoghi vicini. La maggior parte delle informazioni sono relative ai decessi per peste, che lui stesso contrasse sopravvivendo, o altri morbi, talvolta si sofferma su fatti d’armi, come la Battaglia di Fabro del 1497, o su notizie relative al Papa, ma anche su notizie di carattere meteorologico o straordinario. Le notizie che riporto in questo articolo vanno  dal 1482 al 1496,  e mostrano un territorio dal clima continentale, in cui si passava da estati molto calde e secche a inverni davvero molto freddi, ma con lunghi periodi di pioggia.

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L’Alto Orvietano nel 1858

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Un interessante spaccato dell’Alto Orvietano del 1858. Il testo, scritto in italiano dell’epoca, descrive il territorio sottoposto al Governo di Ficulle, ossia i cinque comuni attuali più gli antichi comuni di Carnaiola e Monte Giove, e le loro frazioni o appodiati, come si diceva in quel periodo. Le descrizioni riportano la popolazione, la qualità dell’abitato, la condizione degli edifici, delle strade, le malattie che ammorbavano i borghi, i luoghi religiosi, le produzioni agricole e tutto ciò che si trovava in ciascuno dei comuni. L’articolo riporta fedelmente il testo e dove necessario sono state create delle note per spiegare o commentare.

Il testo di riferimento: Adone Palmieri, Topografia statistica dello Stato Pontificio ossia breve descrizione delle città e paesi […] parte IV, Roma, 1858 

Sommario dei luoghi
Ficulle
Carnaiola
Fabro
Monte Gabbione
Monte Giove
Monte Leone
Parrano

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I confini del distretto di Fabro nel 1666

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Confini del distretto del Castello di Fabro nel 1666

Nelle epoche precedenti alla nostra, i confini dei distretti dei castelli godevano di un’importanza di gran lunga maggiore di quanta ne godano oggi i confini comunali. Nel 1278, ad esempio, il Comune di Orvieto fece redigere un documento in cui si riportavano i confini territoriali di tutti i castelli sottoposti alla sua signoria. Questo testo costituisce infatti la prima descrizione complessiva dei confini  del territorio pertinente al Castello di Fabro, di cui si parlerà, però, in un articolo apposito tra qualche tempo.

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La tomba etrusca della Volpara

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Urna cineraria etrusca da Chiusi Città Sotterranea

Nel 1878, lungo il confine dell’antico comune di Carnaiola e quello di Monteleone d’Orvieto, in vocabolo Volpara in un terreno di proprietà della famiglia Meoni di Carnaiola, fu rinvenuta una tomba etrusca ipogea [1], analoga alla tomba  rinvenuta nel novembre del 2015 nel vocabolo San Donnino nel comune di Città della Pieve, attualmente inedita.

Della tomba della Volpara si è persa l’esatta ubicazione, giacchè fin dall’anno successivo al ritrovamento le pubblicazioni che affrontarono l’argomento non concordarono nè sul toponimo nè sulla posizione topografica, l’unica cosa su cui concordarono è il nome del comune di riferimento, ossia Carnaiola. Si prenderà per buono il toponimo Volpara, attualmente esistente al confine tra i comuni di Fabro e Monteleone d’Orvieto.

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I proprietari del castello di Fabro tra ‘600 e ‘800

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 Famiglia Capranica

Dopo la fine delle dispute tra Orvieto e Città della Pieve, e tra Orvieto e il resto d’Italia, il territorio di Fabro, insieme all’Alto Orvietano, visse in relativa pace e tranquillità fino all’Ottocento, quando si estinse il suo feudo.

La Signoria dei Bandini sul distretto di Fabro durò fino al 1570, quando Giulia Cesarini, moglie di Bandino Bandino III, proprietaria del nostro castello e del castello di Salci morì. Nel suo testamento la signora di Castel della Pieve lasciava i due castelli e molte altre terre della zona alla sua pronipote, la marchesa Livia Capranica, nobildonna romana, poiché disgustata dai suoi parenti Cesarini. Si dice che scelse questa famiglia per una cortesia che il marchese Angelo Capranica, padre di Livia, le fece prestandole qualche migliaio di scudi.

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