Spigolature di meteorologia storica

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Queste annotazioni di meteorologia provengono dal diario di un canonico del Duomo di Orvieto, Ser Tommaso di Silvestro, che tra il 1482 e il 1514 riportò in oltre 700 carte, suddivise in quattro quadernetti,  tutte quelle notizie e avvenimenti che gli capitava di sentire o vedere relative ad Orvieto e ai luoghi vicini. La maggior parte delle informazioni sono relative ai decessi per peste, che lui stesso contrasse sopravvivendo, o altri morbi, talvolta si sofferma su fatti d’armi, come la Battaglia di Fabro del 1497, o su notizie relative al Papa, ma anche su notizie di carattere meteorologico o straordinario. Le notizie che riporto in questo articolo vanno  dal 1482 al 1496,  e mostrano un territorio dal clima continentale, in cui si passava da estati molto calde e secche a inverni davvero molto freddi, ma con lunghi periodi di pioggia.

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Fabro Nascosta compie un anno

Oggi Fabro Nascosta compie un anno!

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Grazie a tutti per l’apprezzamento di questo mio piccolo proggetto  storico-archeologico che tenta di fare un po’ di luce sulla storia di Fabro, ma anche di tutto il territorio dell’Alto Orvietano. Mi auguro di riuscire a trovare altre interessanti informazioni e notizie da  condividere con tutti voi amici di Fabro Nascosta! 

A presto!

L’Alto Orvietano nel 1858

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Un interessante spaccato dell’Alto Orvietano del 1858. Il testo, scritto in italiano dell’epoca, descrive il territorio sottoposto al Governo di Ficulle, ossia i cinque comuni attuali più gli antichi comuni di Carnaiola e Monte Giove, e le loro frazioni o appodiati, come si diceva in quel periodo. Le descrizioni riportano la popolazione, la qualità dell’abitato, la condizione degli edifici, delle strade, le malattie che ammorbavano i borghi, i luoghi religiosi, le produzioni agricole e tutto ciò che si trovava in ciascuno dei comuni. L’articolo riporta fedelmente il testo e dove necessario sono state create delle note per spiegare o commentare.

Il testo di riferimento: Adone Palmieri, Topografia statistica dello Stato Pontificio ossia breve descrizione delle città e paesi […] parte IV, Roma, 1858 

Sommario dei luoghi
Ficulle
Carnaiola
Fabro
Monte Gabbione
Monte Giove
Monte Leone
Parrano

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Alla scoperta della Chiesa di San Cristoforo

20131016_180941Leggendo gli antichi consigli comunali di Fabro mi sono trovata davanti la citazione della Chiesa di San Cristoforo rimanendo stupita, poichè fino a quel momento non ne avevo mai sentito parlare, nemmeno dai più anziani del paese. Dopo una lunga ricerca, è emerso che nella Parrocchia di Fabro, fino alla metà del ‘700, erano presenti ben 4 chiese: San Martino, San Basilio, la Madonna delle Grazie e quest’ultima, San Cristoforo.

Con questo articolo, vi condurrò alla scoperta di questa piccola chiesa dell’antico comune di Fabro, ormai perduta e su cui attualmente vi sono pochissime informazioni. Tutto quello che ho raccolto proviene dall’Archivio Vescovile di Orvieto, dall’Archivio di Stato di Roma e dall’archivio storico comunale di Fabro.

La prima domanda fu quella dove potesse essere questa chiesa, ma in nessuna delle citazioni individuate ve n’era un espresso riferimento. Questo dato così importante, infatti, emerse solo per ultimo.

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I confini del distretto di Fabro nel 1666

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Confini del distretto del Castello di Fabro nel 1666

Nelle epoche precedenti alla nostra, i confini dei distretti dei castelli godevano di un’importanza di gran lunga maggiore di quanta ne godano oggi i confini comunali. Nel 1278, ad esempio, il Comune di Orvieto fece redigere un documento in cui si riportavano i confini territoriali di tutti i castelli sottoposti alla sua signoria. Questo testo costituisce infatti la prima descrizione complessiva dei confini  del territorio pertinente al Castello di Fabro, di cui si parlerà, però, in un articolo apposito tra qualche tempo.

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Alcune parole di origine germanica nel dialetto fabrese

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Il centro storico di Fabro

Come il latino contaminò le lingue dei popoli conquistati, anche i popoli germanici che conquistarono l’Italia dopo la caduta dell’Impero Romano apportarono delle modificazioni alla lingua latina. I nuovi termini andavano a descrivere la nuova amministrazione pubblica, la politica e anche la vita quotidiana e rurale. Non che non vi fossero termini latini corrispondenti, ma questi non riuscivano più a descrivere con precisione la nuova realtà di ciò di cui si voleva parlare. Pertanto furono sostituiti da queste parole straniere che invece descrivevano meglio e più velocemente cosa si voleva dire.

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La tomba etrusca della Volpara

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Urna cineraria etrusca da Chiusi Città Sotterranea

Nel 1878, lungo il confine dell’antico comune di Carnaiola e quello di Monteleone d’Orvieto, in vocabolo Volpara in un terreno di proprietà della famiglia Meoni di Carnaiola, fu rinvenuta una tomba etrusca ipogea [1], analoga alla tomba  rinvenuta nel novembre del 2015 nel vocabolo San Donnino nel comune di Città della Pieve, attualmente inedita.

Della tomba della Volpara si è persa l’esatta ubicazione, giacchè fin dall’anno successivo al ritrovamento le pubblicazioni che affrontarono l’argomento non concordarono nè sul toponimo nè sulla posizione topografica, l’unica cosa su cui concordarono è il nome del comune di riferimento, ossia Carnaiola. Si prenderà per buono il toponimo Volpara, attualmente esistente al confine tra i comuni di Fabro e Monteleone d’Orvieto.

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