Il Palazzo Comunale di Fabro

Comune di Fabro

Comune di Fabro

La sede del Comune di Fabro oggi si trova in un grande edificio situato nella piazza principale del centro storico intitolata a Carlo Alberto, ma in origine si trovava nel corpo centrale delle abitazioni del castello.

La data dello spostamento del Comune dal castello all’attuale sede avvenne con ogni probabilità tra il 1818 e il 1835. Queste date emergono dalla lettura della mappa catastale relativa a Fabro del Catasto Gregoriano, il primo catasto particellare dei beni immobili ed agricoli [1], e da un documento presente nell’Archivio Storico Comunale dove si parla dell’acquisto dell’orologio del comune.

Nel Catasto Gregoriano, infatti, il Comune è ancora nella sua sede castellana, nel documento del 1835, invece, sembra essere già nella sua nuova collocazione.

Comune di Fabro - primi '900

Comune di Fabro – primi ‘900

La facciata del palazzo comunale che è possibile vedere oggi, però, non è quella originale ma è frutto di ristrutturazioni avvenute nel corso del ‘900. Dalle foto dei primi decenni del secolo, infatti, l’aspetto del comune era in stile neo-rinascimentale, con una decorazione a falso bugnato fino alla base delle finestre del primo piano.

La lavorazione a bugnato, che vede l’utilizzo di blocchi di pietra sovrapposti a file sfalsate con un effetto aggettante per ogni singolo blocco, nel nostro edificio era resa a stucco con finitura sopra-dipinta. Tutto questo rendeva l’aspetto del palazzo più imponente e degno di rappresentare la sede comunale, facendolo assomigliare in qualche modo ai palazzi nobiliari del Rinascimento e del Neo-Rinascimento.

Il voluto aspetto monumentale era sottolineato anche dalla lavorazione a bugnato attorno ai due ingressi e alle finestre del pianterreno, decorate con archi a sesto acuto le prime e con grandi piattabande le seconde, sempre in stucco. Anche le finestre dei piani superiori erano decorate in stile neo-rinascimentale, con importanti architravi in pietra.

Il rifacimento della facciata in questo stile potrebbe essere stato effettuato nel 1877, come riportato da un documento presente nella biblioteca di Terni, in cui si parla di un rifacimento della facciata [2].

Particolare - primi del '900

Particolare – primi del ‘900

Lo stile neo-rinascimentale, a cui il nostro comune si ispirava, si diffuse nel XIX secolo e fu utilizzato in molti palazzi sia privati che pubblici. Esso riprendeva l’architettura rinascimentale italiana con le sue composizioni bloccate, la ricerca della simmetria, l’uso di timpani, colonne, paraste, bugnato ed altri elementi decorativi.

A coronare il palazzo comunale era, come oggi, l’orologio che fu acquistato nel 1835 per volere della Magistratura Apostolica, presso un’orologeria di Città della Pieve [3]. Nel documento si parla anche di una riqualificazione della facciata e della costruzione di una torretta per la locazione della campana dell’orologio. Questa non poteva essere situata al castello, altrimenti ne avremmo avuto una testimonianza architettonica. Quindi, si può pensare che il passaggio alla nuova sede sia avvenuta tra il 1818 e il 1835.

Particolare facciata, anni '50

Particolare degli archi a sesto acuto degli ingressi  – anni ’50

Particolare finestre, anni 50

Particolare delle piattabanda delle finestre al pianterreno – anni ’50

In origine, però, la sede comunale si trovava nel castello ed occupava alcuni ambienti delle abitazioni nel corpo centrale, oggi appartenenti ad un’unica proprietà privata. Nella mappa del Catasto Gregoriano, infatti, sono disegnate due grandi stanze contigue: la Sala del Consiglio che si affacciava sul Monte Cetona e la Casa del Comune che si affacciava sullo scalone d’accesso del castello.

Localizzazione degli ambienti del Comune nel 1818

Localizzazione degli ambienti del Comune nel 1818

E’ molto probabile che il Comune occupasse anche altri ambienti nei secoli precedenti. A suffragio di questa molto verosimile ipotesi, è lo Statuto del Castello di Fabro [4] dei primi decenni del XVI secolo, che riporta la presenza dell’ufficio e della casa del Vicario, ossia il rappresentante del Signore che non abitava in paese, e l’ufficio del Camerlengo, il Tesoriere. In un altro documento, un consiglio comunale del 1674, è riportata la richiesta dell’allora padrona del Castello di Fabro, la Marchesa Girolama Chigi Lanci, di poter acquistare qualche stanza del Palazzo Priorale, come veniva chiamato all’epoca il Comune [5].

Un documento del 1767 [6] descrive la Sala del Palazzo Priorale, dove erano presenti in quel momento: un tavolo con cassettino senza chiave; una credenza; pezzi di scritture del ‘700 di varie persone (Sforza, Tolomei ecc); cassa con due statuti; fogli di processi civili e criminali.

Al momento non abbiamo altre informazioni sull’aspetto esterno dell’antico comune o altre descrizioni delle sale interne.

Autore: F.B.

Note:

[1] Archivio di Stato di Orvieto, Catasti, n. 239, Fabro. I catasti fino alla seconda metà del ‘700 erano di tipo descrittivo, quindi mancanti di una rappresentazione grafica. L’appezzamento di terreno, infatti, era collocato topograficamente mediante la citazione della contrada e l’elenco dei suoi confini, di norma i nomi dei possessori delle terre accanto. Solo a partire dal ‘700 fu introdotto il catasto particellare, in cui ogni appezzamento aveva un numero riportato su una mappa molto precisa e dettagliata. Questa nuova forma di catasto fu ad opera dell’Architetto Francesco Tiroli e prese il nome di Catasto Tiroli. Il Catasto Gregoriano, invece, prese nome da Papa Gregorio XI che ne fu promotore nel 1818.

[2] Biblioteca Comunale di Terni: Maurizio Vitale Buzzi, “Relazione al consiglio Comunale di Fabro / del regio delegato straordinario Maurizio Vitale Buzzi e susseguente deliberazione del consiglio stesso”, Roma (1880)

[3] Archivio storico Comunale di Fabro – archivio non inventariato

[4] Archivio storico Comunale di Fabro – archivio non inventariato

[5] Archivio storico Comunale di Fabro – archivio non inventariato

[6] Archivio storico Comunale di Fabro – archivio non inventariato

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