La Curva di Sant’Antonio e la Chiesa di San Sebastiano

La Curva di Sant’Antonio

L’antico accesso al centro storico di Fabro non avveniva tramite la strada attuale, con il doppio tornante, ma tramite una strada che saliva dritta per dritta dalla Chiesa della Madonna delle Grazie. Questa giungeva direttamente in piazza accanto alla Chiesa di San Martino, dove oggi sono i giardinetti. La strada attuale fu probabilmente aperta sul finire dell’800, andando a creare quella che oggi è detta la Curva di Sant’Antonio, per via di una statuina del santo posta nella casa ad angolo. Ma come mai è presente quella statuetta? Come mai dall’altro lato della strada c’è un tabernacolo con l’effige della Madonna?

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3° libro dello Statuto di Fabro: li Malefitii (parte 2)

Nell’articolo precedente abbiamo potuto vedere quali fossero le leggi che regolavano il vivere “civile” tra gli abitanti di Fabro nel Rinascimento, norme che sicuramente furono ispirate da regolamentazioni dei passati governi.

In questa seconda parte, invece, vedremo le regole sulla proprietà, sulla tutela di alcune colture e sulla compravendita. Da queste norme, infatti, si possono ricavare alcune informazioni sull’economia locale della prima metà del ‘500 e sui rapporti tra fornitori di beni alimentari e gli acquirenti.

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3° libro dello Statuto di Fabro: li Malefitii (parte 1)

Il centro storico di Fabro

La lettura degli Statuti comunali fornisce tantissime informazioni sulle dinamiche interne alle città o paesi che li produssero. Anche lo Statuto del Castello di Fabro ci restituisce la vita dell’epoca in cui fu redatto, il Rinascimento, con le sue regole sociali e la sua economia locale, tutto normato per il mantenimento della pace tra gli abitanti del distretto.

Il 3° libro, il più esteso e ricco con le sue ben 67 regole, si occupa proprio delle norme sul vivere civile, legiferando sugli atti criminali, più o meno gravi, che sarebbero potuti accadere nel Castello di Fabro, che vanno dall’omicidio alle parole ingiuriose, dai sodomiti ai rapporti familiari, dalla regolamentazione delle bestie alle colture da salvaguardare.

Il libro infatti comincia così “Incomenza el terzo libro delli malefitii”, dove il termine malefitii, malefici, non indica le stregonerie ma semplicemente tutte quelle azioni nocive e violente compiute intenzionalmente contro la persona fisica e la proprietà.
Con questo primo articolo vedremo le regole contro i crimini e le relative pene.

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Scioglimento del Consiglio Comunale di Fabro – anno 1880

Nella Biblioteca Comunale di Terni è conservato un documento a dir poco eccezionale redatto dal Regio Delegato Straordinario, Maurizio Vitale Buzzi. Questi nel 1880 giunse a Fabro per adempiere al suo compito, sciogliere il Consiglio Comunale per corruzione e mala gestione della cosa pubblica.

Il Signor Buzzi soggiornò a Fabro per alcuni mesi prendendo le redini del Comune, trovando non poche magagne, arretratezza e difficoltà date dall’ostruzionismo degli impiegati comunali. Il documento da lui stesso redatto è la relazione che presentò alla prima seduta del nuovo consiglio comunale, in cui riportò tutto il suo operato, critiche e suggerimenti per migliorare il paese e scuotere i suoi abitanti dallo stato di prostrazione morale e fisica in cui versavano.
Le azioni del Buzzi furono mosse da un sentimento di uguaglianza sociale, dal rispetto della legge dello Stato e dell’essere umano, idee che a quanto pare mancavano completamente nel comune di Fabro di fine ‘800. Egli, infatti, fa riferimento genericamente ad un gruppo di persone (nel testo partito), probabilmente costituito dai notabili del paese e piccoli e grandi proprietari terrieri, che deteneva un potere ben più radicato e profondo di quello dello Stato Italiano. Un potere che aveva sue leggi e che veniva rispettato e sopportato dalla popolazione da sempre abituata a vivere i soprusi e lo sfruttamento dei padroni, cosa che non cambiò fino alla seconda metà del ‘900.

Il presente articolo è proposto come un’intervista immaginaria, in cui la sottoscritta (F) pone domande al Commissario (B) che risponde con le parole tratte proprio dalla sua relazione, riportate in corsivo. Ovviamente non è riportato tutto il testo, ma solo le parti salienti e significative per comprendere la situazione, pertanto il segno […] sta ad indicare l’omissione di alcune parti troppo lunghe o troppo tecniche per essere riportare integralmente.
Va ricordato che il Comune di Fabro all’epoca comprendeva Fabro, Carnaiola, San Pietro Acqueortus e Poggiovalle.

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La Chiesa di San Michele Arcangelo

Chiesa di San Michele Arcangelo

Ci fu un momento nella storia di Fabro, in cui il piccolo centro storico ospitava ben 6 chiese: San Martino, San Basilio, Madonna delle Grazie, San Cristoforo, San Sebastiano e San Michele Arcangelo. Il periodo in questione è la fine del ‘600, che può essere considerato il momento di massimo splendore del paese di Fabro.
In questo breve articolo parleremo proprio della Chiesa di San Michele Arcangelo, misteriosa ma parte integrante del castello.

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Poggio della Croce: un’area sacra di VI sec. d.C. (Montegabbione)

Panoramica del sito di Poggio della Croce

Un altro ritrovamento archeologico avvenuto nel territorio dell’Alto Orvietano che ritengo degno di essere segnalato è quello di Poggio della Croce, a Castel di Fiori nel comune di Montegabbione, luogo di estrema bellezza sia dal punto di vista paesaggistico che naturalistico. 

Sulla cima di questo boscoso poggio, ad un’altitudine di oltre 600 m s.l.m., nel 1987 furono rinvenute alcune emergenze archeologiche ad opera di un gruppo di giovani montegabbionesi, i quali le segnalarono all’allora Soprintendenza Archeologica dell’Umbria. Questa nel giro di poco tempo indagò l’area con alcuni scavi. Dalle indagini emersero due siti molto interessanti, il primo sul pianoro più occidentale del poggio, il secondo sulla sua cima che domina la vallata (di cui si parlerà in un prossimo articolo).

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Tre racconti paurosi

il Castello di Fabro by night

Durante la realizzazione della Mappa di Comunità di Fabro, a cura dell’Ecomuseo del Paesaggio Orvietano, sono emerse tre brevi storie paurose che gli anziani erano solite raccontare ai bambini e non in vegliatura. Sono racconti brevissimi e, come da tradizione, tutti e tre incentrati sulla paura del buio, della notte e dei mostri, ma uno è anche un racconto morale: abbiamo, infatti, il lupo mannaro e le streghe, e l’avida padrona del Castello che farà una brutta fine.
Questi sono solo tre racconti, ma sicuramente nella memoria degli anziani si nascondono ancora  ricordi di queste antiche storie che andrebbero raccolte e tramandate.
Nella Mappa di Comunità i racconti sono stati riportati trascrivendo il discorso diretto di chi lo ha raccontato, in questo piccolo articolo ho cercato di impostare, per quanto possibile, dei mini racconti che riportano fedelmente la storia. 

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