I confini dei distretti dei castelli di Ficulle, Carnaiola, Fabro, Monteleone e Montegiove nel 1278

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Nell’estate 2017 la celebre rivista di studi storici italiana Deputazione di Storia Patria per l’Umbria ha pubblicato il mio articolo riguardante il territorio dell’Alto Orvietano dal titolo “Il Liber de confinibus di Orvieto (1278). Per uno studio del paesaggio medievale degli antichi pivieri di Ficulle, Carnaiola, Fabro, Monteleone e Montegiove” [1].

L’articolo riporta i risultati della mia ricerca condotta su un documento del 1278 conservato all’Archivio di Stato di Orvieto [2], che io ho chiamato per comodità Liber de Confinibus, riguardante appunto i confini dei 27 castelli sottoposti al controllo della città di Orvieto. Insieme al testo, nella versione cartacea, sono presenti mappe ricostruttive dell’assetto territoriale dell’Alto Orvietano.

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Regio Decreto nr. 5095

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Incipit del Regio Decreto

Il Comune di Carnaiola è stato un antichissimo comune di cui si ha notizia fin dal 1118, insieme a Fabro, Ficulle e Parrano. Ebbe vita fino al 1869 quando per regio decreto fu sciolto definitivamente e il suo territorio fu accorpato al comune di Fabro, andando a creare l’attuale comune. La motivazione di tale scioglimento fu una generale riorganizzazione territoriale, a livello nazionale, che coinvolse nel territorio Alto Orvietano anche l’antico Comune di Montegiove, che fu accorpato con il Comune di Montegabbione.

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Ercole Salutaris: un altare romano a San Pietro Acquaeortus

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Altare dedicato ad Ercole Salutaris

Nel 1886 l’Accademia dei Lincei fu messa al corrente di un’iscrizione [1] presente presso San Pietro Acquaeortus, un piccolissimo villaggio oggi nel comune di Allerona, ma all’epoca nel comune di Fabro.

La segnalazione fu pubblicata sulla famosa rivista Notizie dagli Scavi [2], pubblicazione che comprendeva i ritrovamenti più significativi di tutta Italia anno per anno. L’epigrafe fu inserita nel volume del 1886 poichè nelle sue poche righe erano presenti elementi importanti sotto vari aspetti, che avrebbero dovuto portare a future ricerche e indagini. Nonostante questo niente fu fatto, l’iscrizione rimase e rimane tutt’ora completamente sconosciuta e soprattutto è ormai persa.

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L’ambiente naturale dei calanchi

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Grano e vegetazione spontanea nei Calanchi

La bellezza dei calanchi non sta solo nella loro evoluzione geologica, ma anche nella fauna e nella flora che in essi vi vivono. L’ambiente naturale calanchivo, infatti, è quello caratteristico dei terreni argillosi, dove insistono un gran numero di erbe, arbusti e piccoli boschi, chiamati localmente macchie, che ben si adattano alla natura mutevole e arida del suoloe dove vivono numerose specie animali.

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Il miliare di Polvento in una lettera di Bianchi Bandinelli

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Ranuccio Bianchi Bandinelli

Presso l’Archivio dell’ex Soprintendenza Archeologia dell’Umbria, oggi Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, è presente un’interessante fascicolo dell’antica Soprintendenza Museo e Scavi d’Etruria di Firenze contenente alcuni documenti di Ranuccio Bianchi Bandinelli, allora giovane archeologo, relativi alla scoperta del celebre XVII cippo miliare della Via Traiana Nova di Polvento: la relazione di scavo da cui trasse materiale per il suo articolo edito su Notizie dagli Scavi del 1925, una foto del cippo ancora in situ scattata durante lo scavo e una lettera manoscritta che inviò all’allora Soprintendente d’Etruria, di cui non compare il nome.

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Il feudo di Fabro in due epitaffi

In questo breve articolo vedremo due epitaffi funebri, presenti ancora oggi a Roma, appartenuti a due dei proprietari del Castello di Fabro. Come si è visto nell’articolo sui proprietari del Castello di Fabro tra ‘600 ed ‘800, il paese fu dapprima baronia sotto Livia Capranica e il nipote Francesco Capizucchi, poi marchesato a partire dal 1654 sotto il Marchese Carlo Maria Lanci e la moglie Girolama Chigi Ludovisi.

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